Accipite- Pinza eucaristica

La pinza eucaristica Accipite è un progetto liturgico di Andrea Marcuccetti e Tino Grisi, realizzato in argento e vermeil da Pampaloni Firenze 1902.
Il progetto liturgico è il nuovo: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 5). Rinuncia all’astrazione come base per realizzare, con poco, un aggiornamento radicale. L’edificazione di quest’immagine autenticamente nuova avviene per auto-illuminazione: ogni cosa nel contesto liturgico si autoillumina e appare dilatarsi. Qui la luce genera la luce nello schiudersi del disegno argenteo e l’apparire dell’oggetto deriva dalla possibilità basica di sostenere l’essenzialità dei gesti sacramentali in una rivelazione quotidiana del mondo aperto alla felicità futura.
La pandemia rende necessaria una rinnovata cura nel celebrare in sicurezza. Si riscoprono antichi strumenti nati per evitare la manipolazione diretta dell’Eucaristia nella specie del pane, sia nella traslazione da un vaso sacro all’altro, sia nel porgerla a concelebranti, ministri e fedeli. Ha dichiarato l’Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme: “Nel museo della Custodia di Terra Santa sono ancora visibili le pinze usate dal sacerdote durante le pestilenze per dare la comunione agli appestati. Questo costituisce una mancanza di fede? Certo che no. Si è trattato di prudenza, un mezzo per non contaminare gli altri. La fede non sostituisce la ragione. Dio ci ha dato un cervello, un’intelligenza da usare e sviluppare, per conservare la nostra vita e quella degli altri che ci sono stati affidati. Usare la nostra intelligenza non è contro la fede. La fede senza ragione è come un’anima senza corpo. Abbiamo bisogno di entrambi.”
Questa originale versione di pinza eucaristica risolve così un problema pratico, attingendo al patrimonio storico e culturale della Chiesa con misura, dignità e segno, frutto del pluriennale esercizio degli autori nel progetto liturgico. L’osservazione amorevole su questo piccolo manufatto lo rende oggetto che fa comunità, generato dalla piegatura luminosa d’una superficie in argento, empaticamente legato alla presenza della particola consacrata e condivi¬so all’interno della celebrazione. La forma offre la possibilità basica di ripetere e so¬stenere l’essenzialità dei gesti sacramentali e rassi¬cura l’assemblea con un’impressione di tutela. Simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Mt 13, 52) il sacerdote munito di Accipite può contribuire all’identità di una chiesa dove le cose, le persone e lo spirito sappiano sempre parlarsi e ci parlino.

Andrea Marcuccetti, Tino Grisi

 

 

 

Andrea Marcuccetti (1961) si è laureato in architettura all’Università di Firenze, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Progettazione dello Spazio e del prodotto di arredo alla Sapienza Università di Roma e in Pianificazione del territorio all’Université Lille Nord de France. Sempre alla Sapienza ha ottenuto il Master di II livello in Progettazione e adeguamento di chiese. Negli ultimi vent’anni ha svolto attività professionale e di ricerca, collaborando e insegnando presso la Sapienza e la Rome University of Fine Arts.

Tino Grisi (1964) è un architetto abilitato con laurea al Politecnico di Milano. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Ingegneria-Architettura presso l’Università di Bologna e il Master in Progettazione di chiese presso la Sapienza di Roma. Da circa vent’anni, l’architettura liturgica è il terreno della sua attività indipendente professionale e di ricerca il cui obiettivo, attraverso decine di progetti, lezioni e pubblicazioni, è la semplice e nobile corrispondenza tra spazio e atto di culto.

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