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Alexandra Chavarría Arnau-Archeologia delle chiese. Dalle origini all’anno Mille

Questa nuova edizione del volume Archeologia delle chiese. Dalle origini all’anno 1000 non costituisce, infatti, un semplice aggiornamento del precedente volume pubblicato nel 2009, ma una riedizione ampliata nei contenuti, dei quali fa fede la ricchissima bibliografia aggiornata che conclude quest’opera.
Per un corretto approccio alla lettura del volume, è a mio parere essenziale partire in primo luogo dal titolo e dall’indice. Si osserva come l’autore è portatore di una visione archeologica laica e positivista, che mette in luce con chiarezza la complessità dell’argomento, e riconosce alla componente cristiana, ritenuta base della futura Europa, il suo ruolo, esigendo che l’archeologo potenzi i suoi strumenti per leggere uno scavo aprendosi alla storia della chiesa e alla liturgia.
Per inquadrare questa tematica, in passato, chi non possedeva una formazione specifica del settore faceva riferimento, per il rapporto con la geografia cristiana di una città e per le tipologie architettoniche di maggior rilievo, ai classici della letteratura di settore. Fondamentalmente, quindi, agli scritti di R. Krauthaimer: Architettura paleocristiana e bizantina (prima pubblicazione 1955) e Tre capitali cristiane. Topografia e politica (prima edizione 1983), o ai manuali di archeologia cristiana (ad es. P. Testini, Archeologia cristiana: nozioni generali dalle origini alla fine del VI secolo. Propedeutica, topografia, cimiteri, epigrafia, edifici di culto, seconda edizione 1980). Opere cioè dove poteva trovare esemplificazioni dei principali modelli di piante di chiese, informazioni sulle funzioni di alcuni ambienti prossimi all’edificio, dati su cimiteri, epigrafi, stele funerarie, arredi liturgici, decorazioni e dediche epigrafiche, pavimentali e parietali, ad affresco o a mosaico, e non in ultimo notizie sugli impianti battesimali.
La novità dell’Archeologia delle chiese consiste nella vastità dello spettro temporale esaminato, dalle prime esperienze cristiane pre-costantiniane al maturo alto-medioevo, e nell’estensione geografica dalle elaborazioni di fede e liturgia tenute in considerazione, sia quelle maturate in medio-oriente che gli sviluppi nelle ex province dell’impero d’occidente. Questa scelta permette all’autrice di sottolineare i processi evolutivi del cristianesimo, a partire dall’organizzazione sempre più omogenea nello volgimento dei riti e nella lettura della parola scritta (messale, ecc.) voluta dall’autorità ecclesiastica centrale e dai vescovi nel corso dei secoli. Contestualmente, Alexandra Chavarría Arnau ha modo di indicare le singole declinazioni regionali e talvolta locali, determinate in buona parte da culti di martiri specifici o dal culto delle reliquie, considerando che molte chiese sorsero sui luoghi di sepoltura dei corpi santi. Il legame coi martiri e il possesso di reliquie furono determinanti per nobilitare una chiesa (pubblica o privata), e incisero profondamente sulla fede popolare, sui percorsi processionali e, in modo più ampio, sugli itinerari di pellegrinaggio.
Questo volume rinnovato riempie il vuoto delle conoscenze liturgiche che condizionano strutturalmente una chiesa e che permeano la pianta e lo spazio circostante, elementi tutti solo parzialmente riconoscibili negli scavi. Soprattutto però consente di riconoscere quei percorsi devozionali, spesso legati ai santi e alle loro reliquie, organizzati in calendari, che improntarono, attraendo i fedeli e potenziando la fede popolare, l’organizzazione di spazi e itinerari interni alla chiesa (moltiplicazione degli altari e sviluppo delle cripte), ed esterni, coinvolgendo più chiese urbane o rurali.
Ampio spazio è dedicato in vari capitoli al culto delle reliquie che produsse il rafforzamento “politico” di un vescovo o di un’alta autorità imperiale, di una città e di una comunità.Ad esempio a Milano, dove il vescovo Ambrogio dedicò una basilica ai Martiri, fu proprio il culto delle reliquie a fungere da volano all’edificazione e al potenziamento di quella cintura di basiliche extramuranee che dovevano proteggere e glorificare una città capitale e cristiana. Di qui si svilupparono i percorsi devozionali e stationali, trasmessi dalle fonti scritte e dalle cronache: a) il percorso delle reliquie dei Magi, per il quale ancora oggi il vescovo alla sua nomina prima di giungere alla cattedrale deve sostare a S. Eustorgio (basilica preambrosiana), dove parte delle reliquie è, secondo tradizione, custodita, b) lo sviluppo di monasteri sul o vicino al luogo del martirio di Naborre e Felice (presso il circo e le mura massimianee), come S. Ambrogio e, tra VIII e IX secolo, il Monastero Maggiore, che riutilizzò gli edifici pubblici in rovina.
Chi si accinge a studiare i dati archeologici, forniti da scavi stratigrafici e programmati di una chiesa – ma talvolta anche eseguiti d’urgenza -, o ad interpretare l’edificio conservato in alzato, integralmente o in parte, e spesso oggetto di ampliamenti e modifiche, consulta i numerosi studi di chiese pubblicati in questi ultimi decenni (si rimanda in merito alla bibliografia che chiude il volume). Essi consentono confronti tra piante, sono atti ad evidenziare la presenza di annessi funzionali fisicamente collegati o di preesistenze riutilizzate per nuove costruzioni, e permettono di indagare il rapporto intercorrente con cimiteri o con nuclei di sepolture (esterne o interne all’edificio, capitolo 6), nella loro specifica collocazione spaziale. In definitiva, insomma, forniscono tutti i dati utili a capire quanto la pianta fosse coerente allo svolgimento del culto, tenendo presenti tutte le variabili.
Le pubblicazioni di scavi permettono tuttavia di inquadrare solo singoli contesti archeologici, altri studi più ampi consentono una visione più complessiva e quindi il confronto su specifici bacini territoriali.
Una chiesa è un’entità complessa (capitolo 2), che richiede una conoscenza interdisciplinare vasta. Spesso sfuggono definizioni adeguate a spiegare le funzioni di spazi, ambienti e arredi, ma ancora più spesso sfugge all’archeologo l’importanza dei simboli, delle forme e dei significati (capitolo 1), che è la ragione per cui una chiesa esiste e si organizza in un determinato modo. Il primo capitolo, dedicato alla liturgia, costituisce in questo senso la premessa indispensabile per comprendere una chiesa e il suo ruolo gerarchico (domus ecclesia, chiesa, basilica, mausoleo martiriale, chiesa monastica, o edificio privato fondato da aristocratici), in rapporto alla città o allo specifico ambito rurale delle campagne (capitoli 4 e 5).
In sintesi, la liturgia si concretizza in una architettura arredata: il suo spazio raccoglie e compendia le funzioni, e diviene di conseguenza essenziale analizzarne la pianta (dimensioni, articolazioni in navate e in altri ambienti, presenza di atri, narteci, annessi funzionali inglobati nella struttura o situati nell’ area circostante, crypte).
La pianta chiarisce funzioni e quindi il ruolo pubblico, o di rappresentanza, il numero e le capacità di attrazione di fedeli (ampiezza e ubicazione urbana o periurbana, lungo snodi viari, crocevia). Un ulteriore valore è rivestito dall’arredo: recinti e banco presbiteriali, syntronon, solea, coro, presbiterio, abside, altare e sua collocazione, spesso leggibile da tracce. La divisione degli spazi definisce, a sua volta, gli ambiti destinati agli ecclesiastici e al clero, all’officiante lungo l’asse centrale che porta all’altare, ai fedeli (navate laterali), o alle autorità pubbliche e all’imperatore.
L’arredo è sostanza architettonica (colonne, capitelli, altari, plutei, amboni), decorazione pavimentale o parietale ad affresco o musiva. Esso attesta spesso la qualità della committenza e/o dei fondatori (capacità di spesa), il costo dell’edificio e degli apparati, la professionalità dei progettisti, dei maestri muratori, dei lapicidi, dei fabbri e di altri specialisti, e non ultima la loro provenienza, che spesso faceva convergere verso il cantiere operatori e tecnici da luoghi tra loro lontani. Gli stessi arredi, a seconda della qualità, del materiale e della tecnica esecutiva (già lavorati e anche di spoglio) potevano del resto giungere in un luogo, ad un determinato costo di trasporto, da altre regioni. A questo argomento è dedicato il capitolo 3 (dalla costruzione al culto), dove è possibile conoscere il costo di alcune chiese, i donatori, i fondatori, noti da fonti storiche, diplomatiche e da documenti epigrafici o musivi conservati in situ.
Da questo insieme di fattori, ben documentati, appare chiaro che la chiesa rappresenta la società in ogni sua componente: ruolo e funzione, classe sociale, corporazioni manifatturiere, maestri d’opera, artigiani manifatturieri, progettisti, il popolo dei credenti e le autorità ecclesiastiche dal papa ai presbiteri, come anche lo stato, dall’imperatore ai funzionari, le aristocrazie di ogni specie, di città e di campagna. Un complesso di cose, questo, che impronterà le piante di numerosi centri ecclesiali e monasteri, spesso dotati di depositi di prodotti alimentari e di manifatture di ogni tipo.
Il volume si chiude e si completa con una sintesi delle competenze necessarie ad un gruppo di ricerca. Per ricostruire nella sua completezza l’evoluzione di una chiesa, ad uno scavo attento a cogliere le minime variazioni di strato e le fasi costruttive è indispensabile che si affianchi la competenza di esperti di scultura, epigrafi, mosaici ed opere parietali, di stratigrafia degli alzati e di materiali e tecniche costruttive. L’analisi deve essere condotta con le più aggiornate analisi diagnostiche (legno, laterizi, malte, calcinelli, altri leganti, pigmenti, ecc.), tra le quali un ruolo importantissimo rivestono le prospezioni geofisiche che rilevano le impronte leggibili di quanto è ancora sepolto; l’archeoantropologia; l’archeozoologia; e l’analisi di resti di alimenti e prodotti agricoli o dell’incolto. Soprattutto, però, è decisivo che ogni dato venga poi integrato nel contesto ambientale al quale è legato da molteplici rapporti (capitolo 7 e 8).
In conclusione, appare evidente come l’intero volume avvalori una tesi ben definita, e come ogni sua singola componente sia volta a completare il cerchio delle conoscenze utili ad una lettura globale del bene considerato.

Paola Marina De Marchi 

Alexandra Chavarria Arnau
Archeologia delle chiese. Dalle origini all’anno 1000
Nuova edizione
Carrocci Editore – Studi Superiori/1137
Roma 2018

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