Una nuova modalità di fruizione per il Tesoro della Cattedrale di Gorizia
Gli strumenti digitali offrono un’esperienza innovativa e hanno fatto il loro ingresso anche nell’edificio chiesa (si vedano il progetto “Trento AD 2015” per la Cattedrale di San Vigilio a Trento o il progetto “Le chiese di Milano… in tutti i sensi” con l’inserimento di mappe tattili e QR code in quindici chiese di Milano), rivolgendo particolare attenzione non solo agli aspetti artistici e architettonici, ma anche spirituali e di catechesi.
Rispetto agli strumenti tradizionali, costituiscono un’opportunità ulteriore per la valorizzazione dei beni materiali e immateriali che le chiese custodiscono.
Con questa finalità all’interno della Cattedrale di Gorizia, dalla fine di aprile, è attiva una postazione con schermo touchscreen che rende fruibile una selezione ragionata di alcune opere facenti parte del Tesoro.
Alcuni ambienti per lo più ad uso del clero o non accessibili a persone con ridotte capacità motorie vengono resi fruibili attraverso la navigazione di modelli tridimensionali realizzati a partire dal rilievo.
I paramenti murari significativi per la narrazione delle fasi storiche ed i singoli beni con cui l’utente è chiamato ad interagire sono resi nel dettaglio e consentono di riscoprire la storia del Tesoro della Cattedrale.
L’invito rivolto a visitatori e fedeli è quello di compiere una passeggiata all’interno della Cattedrale per conoscerla meglio, riscoprire la funzione pedagogica dell’arte e la dimensione spirituale che i beni del Tesoro raccontano attraverso la testimonianza dei Santi.

La Cattedrale di Gorizia e il suo Tesoro
La configurazione della Cattedrale di Gorizia si deve a numerose trasformazioni avvenute nei secoli.
Una primitiva chiesa dedicata a Sant’Ilario e corrispondente all’odierno presbiterio sorse già all’inizio del XIV secolo. Ad essa si aggiunsero perpendicolarmente la cappella di Sant’Anna, nel 1365, e intorno al 1471 sul fianco destro la cappella di Sant’Acacio, in stile gotico. Nel 1526 fu realizzata la navata oltre l’arco santo, demolita e ampliata tra il 1688 ed il 1702. Vennero allora realizzate tre navate in stile barocco, i matronei sopra le navate laterali e una vasta tribuna per l’organo ed il coro sopra l’ingresso.
Nel 1752, dopo la soppressione del Patriarcato di Aquileia, Carlo Michele d’Attems fu nominato primo Arcivescovo della neo istituita Arcidiocesi di Gorizia. Fu in questo momento che il Tesoro del Duomo, costituito da antichi beni goriziani, si arricchì di manufatti ad uso liturgico donati dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria e di reliquie e relativi reliquiari facenti parte del Tesoro di Aquileia.
Le “Sacre Reliquie” giunte da Aquileia e divise tra Udine e Gorizia, furono solennemente collocate in Cattedrale nel 1756.
Anche la facciata della Cattedrale subì numerose modifiche nel tempo, dalla forma settecentesca con copertura a capanna al progetto di Leopoldo Claricini del 1886, preferito all’idea di Ruggero Berlam di riforma “nello stile del Medioevo”.
Durante la prima guerra mondiale la Cattedrale riportò la perdita di gran parte degli stucchi settecenteschi e dell’affresco a soffitto con la Gloria Celeste realizzata da Giulio Quaglio nel 1702.
Diversi furono gli architetti chiamati ad elaborare progetti per il restauro e la ricostruzione della facciata: l’architetto Max Fabiani dell’UPRA, Ufficio Provinciale Ricostruzioni Architettura, nel 1921; l’architetto Alberto Riccoboni dell’Ufficio Belle Arti nel 1922; l’ingegnere Emilio Karaman, cui si deve la forma attuale con la ripresa di alcune indicazioni di Fabiani. La ricostruzione fu realizzata tra il 1924 e il 1929 e comportò numerose modifiche anche all’interno.
Oggi in alcune occasioni particolari quali il ricordo della dedicazione, il 28 novembre, o la festa dei Santi Patroni Ilario e Taziano, il 16 marzo, è possibile visionare alcuni beni del Tesoro tra cui i reliquiari che contengono la memoria delle varie intitolazioni che hanno segnato la storia della Cattedrale.

Il progetto
L’idea del progetto nasce dal desiderio di valorizzare i beni storico artistici della Cattedrale ed in particolare alcuni beni del Tesoro. Si tratta di un patrimonio in gran parte non più conservato nella Cattedrale per ragioni di conservazione e sicurezza, ma che ora può essere visionato attraverso un innovativo software multimediale. Basato anche sulla grafica 3D interattiva, il software consente di accedere ad alcuni ambienti ricostruiti in 3D e osservare in dettaglio le opere e i beni selezionati.
Dalla homepage, cliccando su “Visita virtuale del Tesoro del Duomo”, si possono così riscoprire le vicende del Tesoro e brani della storia di arte e fede della comunità. Alcune date collocate sulla linea del tempo, dal 1756 ad oggi, riportano i danni subiti dopo la prima guerra mondiale e la fase progettuale della ricostruzione.
Inoltre, scegliendo tra i riquadri della fascia inferiore, si può accedere alla sacrestia superiore, alla sacrestia dei Canonici e ai matronei.
All’interno dell’ambiente 3D vi è poi la possibilità di interagire per avvicinarsi maggiormente alle opere ed accedere a schede informative e di approfondimento sui singoli beni, proposti all’interno di teche o a parete.
Nei matronei, ad esempio, le opere pittoriche a parete consentono anche di ripercorrere alcune fasi di trasformazione della chiesa: la pala dell’Angelo Custode, un tempo nel secondo altare della navata sinistra, viene collocata virtualmente nella stessa posizione ma traslata al piano superiore; la litografia del Rotta, che documenta l’affresco a soffitto realizzato da Giulio Quaglio nel 1702, è proposto al centro del matroneo sinistro. I reliquiari sono raggruppati per isole tipologiche e temporali: nel matroneo destro reliquiari con reliquie della Croce, dei martiri aquileiesi e due delle numerose cassette in ebano e vetro decorate all’interno dalle Clarisse e dalle Madri Orsoline di Gorizia; nel matroneo sinistro reliquiari con reliquie di Santi vissuti tra il XII secolo e il XIX secolo (Sant’Antonio di Padova, San Filippo Neri, San Pio X).
Dei Santi raffigurati o di cui si conservano le reliquie vengono riportate le principali vicende della loro vita, che consentono di riscoprirne gli insegnamenti e la loro testimonianza autentica di fede.
Nella sacrestia dei Canonici, un ambiente attiguo alla sacrestia del Tempo Ordinario e annesso alla Chiesa Metropolitana dopo la ricostruzione post guerra, si possono invece osservare e interrogare i ritratti degli Arcivescovi che si sono susseguiti alla guida dell’Arcidiocesi di Gorizia.
La ricostruzione 3D della sacrestia superiore, infine, racconta il forte legame dell’imperatrice Maria Teresa con la città e l’Arcidiocesi di Gorizia attraverso una selezione di paramenti e di beni ad uso liturgico. Apposite armadiature fungono da espositori attraverso alcuni cassetti consultabili cliccando un’apposita icona. Ulteriori approfondimenti potranno essere sviluppati in futuro per arricchire il racconto.

La realizzazione
La visita virtuale al Tesoro della Cattedrale di Gorizia è stata realizzata per la Parrocchia dei Santi Ilario e Taziano con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.
Il progetto è stato presentato per la prima volta all’interno della serata “Il cuore artistico – Itinerario spirituale tra arte e musica” il 15 marzo 2019, nell’ambito delle celebrazioni per i Patroni Ilario e Taziano. Successivamente all’interno della Cattedrale è stato collocato uno schermo touchscreen inserito in una postazione in legno appositamente progettata.
Il software è stato sviluppato dall’azienda Ubiz3D, in particolare dalla dottoressa Elisa Buttussi, mentre l’attività di ricerca e la grafica 2D e 3D sono state curate dall’architetto Daniela Omenetto e dall’architetto Marina Rossini.
Una parte rilevante del lavoro ha riguardato la ricerca e il reperimento delle fonti indirette in numerosi archivi, mentre per gli approfondimenti sono state riprese le fonti bibliografiche e le schede dell’inventario dei Beni Mobili Ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Gorizia redatte nel 2012.
Anche la postazione in legno per lo schermo touchscreen, posizionata tra le due colonne centrali e la scala che conduce al matroneo sinistro, parla della storia dell’edificio: tra il vuoto verticale e le fasce orizzontali si genera la figura della croce a ricordo della dedicazione settecentesca a San Vito e all’Esaltazione della Croce, mentre nel vano contenitore il disegno dei fori riporta alla facciata a capanna del XVIII secolo.
Su un’ulteriore postazione a leggio, simmetrica alla precedente in quanto posizionata tra le colonne dell’ingresso e la scala che conduce al matroneo destro, esito della ricostruzione post guerra, è collocato un quaderno sul quale possono essere lasciate le firme e affidate delle personali intenzioni di preghiera.

Daniela Omenetto Ubiz3D

 
le foto sono per gentile concessione di Daniela Omenetto, Don Nicola Ban e Ubiz3D  (schermate del software).