ANDREA DALL’ASTA – LA MANO DELL’ANGELO – LA VERGINE DELLE ROCCE DI LEONARDO : IL SEGRETO SVELATO

 

 

Recensione a cura di Carlo Pozzi 

 

L’indagine di Andrea dall’Asta ha tutti i caratteri del thriller: si accosta all’opera di Leonardo con disincanto e senza preconcetti, con l’obiettivo di scovarne il senso più profondo e con l’effetto collaterale di mettere a fuoco le profonde differenze tra le due edizioni de La Vergine delle Rocce, quella attualmente al Louvre e quella alla National Gallery.

L’avvicinamento prende le mosse da un inquadramento del modo di procedere di un genio con intuizioni in tutti i campi e quindi sempre insoddisfatto e alla ricerca della perfezione; e di seguito dall’analisi dei temi teologici presenti nel contratto firmato da Leonardo e dalla Confraternita della Immacolata Concezione, che commissiona a Leonardo il suo primo incarico milanese.

La struttura compositiva viene analizzata nelle sue modalità geometrico – architettoniche, e studiata nei significati simbolici, mitici, teologici, filosofici. Vengono declinati poi i temi cari a Leonardo, presenti in altre sue opere, come nella Gioconda o nella splendida Sant’Anna con la Vergine: da un paesaggio primordiale, in un incessante scorrere del tempo ed evolversi della Natura, si giunge al compimento della creazione, con l’Incarnazione, con la nascita dell’“uomo nuovo”, Gesù Cristo, rappresentato seduto di fronte al Battista, colto mentre lo sta adorando. Siamo nella grotta della nascita del Salvatore.

Di fatto, dalla caverna di Platone, la grotta della conoscenza, alla mitica grotta dei ninfei pagani, luoghi in cui si origina la vita, alla rappresentazione architettonica romana con la cupola del Pantheon, alla grotta del giardino all’italiana, elemento informale in contrappunto al disegno arboreo dell’ars topiaria, alla grotta in cui Cristo nasce, come nella tradizione bizantina o nei dipinti di Giorgione, di Mantegna: nel dipinto leonardesco la grotta, ricca di vegetazione dipinta con puntigliosa minuzia descrittiva, è chiara allusione alla fecondità, alla nascita di Gesù, al “luogo” dove presente e passato, umano e divino s’incontrano. È la grotta dell’Incarnazione.

A scuotere all’improvviso il procedere fluido del testo, arriva la messa a fuoco di un indizio che Dall’Asta ritiene determinante per la soluzione dell’enigma, per l’individuazione più piena del senso dell’intera opera leonardesca: il dito dell’angelo.

Il dito è quell’indice dell’angelo diretto verso il grembo di Maria e non verso San Giovannino, come ritenuto dalla critica d’arte, e questo lo si ricava grazie a un’attenta analisi della postura e della rotazione della mano. Dall’Asta fa così emergere una relazione diretta tra grotta e ventre, tra viscere della terra “che geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (San Paolo, Lettera ai Romani) e utero materno che trasforma la storia, accogliendo Dio. Il ventre di Maria è dunque la vera grotta della redenzione! É questo un tema patristico molto presente nella tradizione spirituale. Il grembo della Vergine è il centro generatore dello spazio, centro della storia.

Questo non accade nel quadro della National Gallery, perché in questa seconda versione, di minore qualità pittorica e “indurita” nella stesura, il dito puntato misteriosamente scompare.

L’enigma svelato rivela in questo modo il senso più profondo de La Vergine delle Rocce di “Parigi”, nel… grembo di una donna!

 

 

 

 

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