Con il patrocinio del

partenariato

partenariato

“Architettura di chiese e riforma liturgica: a 50 anni dal Concilio Vaticano II” – un convegno a Torino

Venerdì 23 maggio 2014, il convegno promosso dall’Arcidiocesi di Torino in collaborazione con la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (sezione di Torino) e l’Associazione ‘Guarino Guarini’ con il patrocino dell’Ordine degli Architetti di Torino, Politecnico e Università di Torino ha radunato un gran numero di partecipanti appartenenti alle comunità ecclesiali, al mondo universitario, architetti e artisti con l’occasione del 50° anniversario della promulgazione della costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium.

Genesi del convegno

La giornata di studio sul tema dell’architettura per la liturgia nasce, per volere dell’Ufficio Liturgico e della Consulta arte e bb.cc. di Torino, con l’idea di un aggiornamento diocesano sul lavoro svolto negli ultimi 50 anni in materia di architettura e liturgia. Da subito è pensata e strutturata in due sezioni: una al mattino per un focus sullo stato dell’arte della ricerca in Italia attraverso l’intervento di professionalità note nel campo della liturgia, teologia e architettura; una, nel pomeriggio, per calarsi nel caso locale piemontese attraverso documenti e testimonianze, realizzazioni, procedure e problematiche. L’occasione dei 5 decenni che ci separano dalla SC segna infatti una data importante per la realtà diocesana torinese che a cavallo con quegli anni vive un periodo di grandi trasformazioni nel campo dell’architettura liturgica. È un’occasione per ripercorrere il lavoro sviluppato dalla Sezione Arte (sacra), revisionata (e ricostituita) dal cardinale Pellegrino (1965-77) in attuazione degli artt. 44 e 46 della Sacrosanctum Concilium, (creazione Ufficio Liturgico cui farà capo la Commissione Liturgica Diocesana articolata in tre Sezioni per la liturgia pastorale, la musica sacra e l’Arte Sacra). Rispetto alle norme conciliari, la teorizzazione e la sperimentazione in campo architettonico costituiscono e connotano altamente l’esperienza diocesana in campo nazionale attraverso professionalità come Roberto Gabetti, don Aldo Marengo, M. Federico Roggero e Giuseppe Varaldo grazie ai quali prende vita un’esperienza di riflessione che connota una ricerca viva ancora oggi a dimostrazione della perseveranza del gruppo torinese.

Il programma

Dopo i saluti delle istituzioni e l’introduzione ai lavori di don Luigi Cervellin (responsabile settore Arte e beni culturali dell’Ufficio Liturgico diocesano), l’apertura dei lavori è affidata all’intervento del liturgista don Luigi Girardi (preside all’Istituto di Liturgia Pastorale di santa Giustina, Padova). Entra subito nel vivo del tema introducendo quelle che sono le “piste” da seguire affinché la liturgia sia espressa attraverso l’architettura. Non esiste un unico magistero architettonico coniato dalla Sacrosanctum Concilium. Secondo Girardi, il gesto liturgico genera uno spazio simbolico che è necessario al fedele: ovvero uno spazio liturgico. Questa necessità interseca 3 contesti che sono variabili e che si adeguano alla realtà e che pertanto individuano, ancora oggi, quella via “aperta” dal Concilio. C’è infatti il contesto rituale (che è fatto da un ordo, da una tessitura necessaria affinché venga reso possibile il rito), quello ecclesiale (rispetto alla trasformazione della celebrazione) e il contesto socio-culturale (che respira e vive ciò che accade nel mondo). Il libro liturgico nel tener conto di questi contesti muta e lo stesso magistero ecclesiale deve far fronte alle professionalità plurime.

Il Concilio ha poi definito delle diverse polarità.

– Rispetto alla liturgia. Nel mutare l’azione liturgica sono cambiato i diversi linguaggi: nel dare importanza alla proclamazione della parola si è reso indispensabile l’ambone così come nel cambiare il rito del battesimo è stato inevitabile una revisione della collocazione dei luoghi liturgici;

– rispetto al funzionalismo. Cosa accade tra il funzionamento rituale e il senso simbolico? Ogni spazio deve evocare con caratteristiche proprie. Ogni spazio non deve essere generato solo dalle azioni (ed essere prevalentemente funzionale) ma le deve richiamare; le deve consentire con un’armonia tale da non riconoscere le sequenze distinte ma un crescente liturgico;

– rispetto alla “nobile semplicità” (n.34 SC). Una semplicità evangelica deve consentire la liturgia con chiarezza. Ciò non vuol dire utilizzare un linguaggio estetico ordinario e povero ma essenziale. Pertanto, la chiesa-edificio raccoglie queste polarità e diventa espressione di un progetto pastorale.

Nell’ipotesi di una rappresentazione concentrica, ritroviamo al centro quella chiesa-edificio necessaria per l’assemblea che celebra, la cui logica è quella di “varcare la soglia”. Al di fuori del primo cerchio ci confrontiamo con la chiesa-edificio che è segno nella laicità del quartiere: è casa tra le case ed il campanile, ad esempio, né è segno.

Infine, il terzo cerchio contiene quella chiesa che è segno riconoscibile da tutti: il suo è un criterio pastorale che si realizza attraverso il progetto dell’edificio. Mons. Giancarlo Santi modera la discussione tra don Dianich (Facoltà teologica dell’Italia centrale) e Massimo Ferrari (Politecnico di Milano, redattore di “Casabella”). Sul tema tra architettura e liturgia, Santi introduce con uno spaccato della situazione italiana. La sua attenzione è posta sui numeri (dal dopo guerra fino alla fine del XX secolo in Italia sono state costruiti circa 100 complessi parrocchiali ogni anno; dall’inizio del XXI secolo il numero è intorno ai 30 complessi ogni anno per un totale di più di 5000 realizzazioni con un impegno pastorale ed economico intenso e prolungato), sui protagonisti (le comunità, i committenti, i progettisti, gli artisti, i liturgisti, i teologi) e le procedure (le linee guida ma anche i contributi statali e in generale le scarse risorse) di un processo costruttivo che ha toccato indistintamente le 226 diocesi. Non ultima è l’attenzione dedicata dalla comunicazione a ciò che è stato fatto in questi 50 anni: un lavoro molto modesto in fase di sviluppo solo negli ultimi 20 anni e che non ha trovato, salvo in rari casi, né l’appoggio delle università (facoltà di architettura ed ecclesiastiche) né degli Ordini professionali.

Severino Dianich si sofferma sul rapporto tra chiesa e città, ci invita a riflettere sulla Gaudium e Spes ( artt. 8 e 41) e ci racconta alcuni esempi realizzati: quasi tutti rigorosamente ripresi dall’alto per invitarci a riflettere su cosa “può significare collocare un edificio di culto nella città”. La singolarità dello spazio cittadino è una modalità per procedere nell’esercizio della progettazione in cui la “Chiesa cammina nel mondo”. Si possono trovare delle soluzioni interessanti che fanno la differenza in una posizione sfavorevole (S. Sagrado Caracao, Lisbona) così come la decisione di costruire in verticale quando si è in una città oppressa dalle costruzioni (San Tommaso, Hong Kong). Un’analisi per casi ed immagini prosegue poi dall’interno per soffermarsi sul problema (irrisolto!) del rapporto tra altare ed ambone.

Massimo Ferrari attraverso un excursus dei casi realizzati a cavallo del concilio durante l’episcopato milanese di Montini, affronta il tema della chiesa nella città: un luogo che a volte può essere essenziale e simbolico al tempo stesso (esempio di Schwarz con l’altare costruito a Colonia nel 1956 per la giornata dei cattolici tedeschi) ma anche privo di forma ma con una forte ritualità. Questo processo dipende da coloro che sono chiamati a realizzare la costruzione, i quali hanno il potere di rappresentare l’edificio chiesa connotandolo: attraverso la sua centralità urbana, attraverso un particolare costruttivo- quale un tiburio-, con l’utilizzo della luce così come nella riproposizione di una basilica ri-interpretata.

Andrea Longhi (Politecnico di Torino e Consulta arte e bb.cc. dell’Arcidiocesi di Torino) modera la sessione pomeridiana delineando le linee essenziali di una ricerca metodica nel campo dell’architettura per la liturgia locale.

Sergio Pace (Politecnico di Torino) presenta la proiezione di un video sulla progettazione di chiese nella città di Torino a cavallo del Concilio. Il documentario realizzato intorno agli anni ’80 del Novecento dalla RAI racconta, attraverso le testimonianze dei protagonisti, come le costruzioni e le procedure si interfacciano con la realtà cittadina.

Segue l’intervento dal titolo Vitalità o obsolescenza delle chiese del post-concilio? di Carla Zito (ph.d. membro Sezione arte e bb.cc. di Torino) e Francesco Novelli (Politecnico di Torino). L’attenzione è posta sulle chiese realizzate nel post-concilio e in particolare su quei manufatti realizzati durante l’episcopato di Pellegrino (1965-77) dove si riscontra la maggiore vitalità: diverse risultano le trasformazioni apportate mentre ricorrenti sono le richiesti di nuovi interventi di adeguamento architettonico, liturgico, ristrutturazione o ampliamento. Sono certamente questi i casi più problematici dove l’intervento su edifici dal mediocre valore architettonico non può prescindere da un approccio progettuale che miri a salvaguardare il loro valore identitario, storico e architettonico. Ma a chi spetta il riconoscimento di valore di un edificio? L’intervento si sofferma sulle norme e procedure facenti capo allo Stato e agli enti ecclesiali e quindi i compiti delle Soprintendenze, della Sezione Arte e Beni Culturali Diocesana e le le note pastorali della CEI in materia di adeguamento e progettazione nuove chiese.

Il tema dell’Adeguamento liturgico delle chiese storiche: istituzioni, procedure, esiti, è poi ripreso dall’intervento successivo di don Valerio Pennasso (Consulta Regionale dei Beni Culturali Ecclesiastici): un excursus di procedure pensate insieme per consentire una progettazione sempre più partecipata ma troppo spesso messe in crisi da quelle “consuetudini” diventate prassi!

La conclusione dei lavori è assegnata a quattro profili diversi.

Carlo Tosco (Politecnico di Torino, Direttore della Scuola di Specializzazione in bb.aa. e paesaggio), testimone della ricerca storico-architettonica sostiene che l’idea del bello e del sacro sono ancora riscontrabili nell’edificio di culto contemporaneo. Ciò accade se tre elementi fondamentali (rappresentati dai tre vertici di un triangolo) riescono ad agire in modo coordinato: l’assemblea, il committente e l’architetto.

Paolo Dellapiana (architetto, socio fondatore dello studio torinese ARCHICURA) nel raccontare tra le righe la sua esperienza di progettazione della chiesa della Trasfigurazione realizzata ad Alba nel 2009, sottolinea l’importanza di una buona committenza, la necessaria attenzione alle norme pratiche per una buona progettazione e al ricorso – spesso necessario – all’allegoria intesa come “facilità di messaggio, vettore di diffusione più semplice”.

Alfredo Mela (DIST, Politecnico di Torino) testimone della ricerca sociale si sofferma sul tema del sacro tipico della nostra epoca. Una concezione mutata a causa della moltiplicazione delle religiosità e per la presenza nello spazio urbano di edifici di culto baluardo di credenti e non credenti dove si condividono processi di partecipazione.

Infine lo sguardo della ricerca pastorale di don Domenico Cravero (Centro Studi Domenico Mosso). L’invito fondamentale del Concilio è quello di interpretare il segno dei tempi, tale compito è importante per la committenza che deve interfacciarsi con la comunità e con i suoi bisogni. La parrocchia viva infatti la sua secolarizzazione ed è espressione di un luogo comune in cui si pratica la religione civile.

Grande assente della giornata di studi è l’Arte per la liturgia; don Don Paolo Tomatis nei saluti conclusivi sottolinea questo aspetto rimandando ad una nuova occasione di confronto necessaria in un ambiente così vivo e dedito alla ricerca.

ALBUM

                                                                            

Condividi articolo
Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email
Share on whatsapp
WhatsApp
Articoli correlati

Ultimo numero di thema

BACHECA THEMA

Newsletter Themaprogetto.it

Rimani aggiornato su tutte le attività del portale e della rivista THEMA

error: Avviso:Questo contenuto è protetto