Con il patrocinio del

partenariato

partenariato

Aversa e la Chiesa di San Domenico | Uso e riuso di una fabbrica religiosa dismessa

 

Osservando il tessuto urbanistico della città di Aversa siamo colpiti principalmente dalla vastità del suo centro storico e dalla presenza di innumerevoli siti religiosi. Per Aversa si può anzi affermare che proprio la compresenza di più ordini religiosi ha condizionato fortemente lo sviluppo edilizio, economico e sociale, tanto che a essa si può attribuire la famosa definizione dedicata a Napoli: “Ogni angolo è chiesa o è di chiesa”.  Ad  “Aversa dalle 100 chiese” , con l’abbandono degli ordini religiosi, una grande parte degli edifici di culto ha perso la propria funzione originale, cambiando uso o abbandonate all’incuria. Un esempio lampante è proprio la  Chiesa di San Domenico.

 

La  Chiesa di San Domenico, situata nel centro più antico della città, venne edificata nel 1278 al di sopra di una struttura ancora più antica, la chiesa di Sant’Antonio, all’interno dell’insula monastica di Sant’ Antonino, risalente addirittura alla fondazione normanna di Rainulfo di Drengot. Data la sua posizione, venne col tempo ad essere circondata dai palazzi della nobiltà e della ricca borghesia aversana, che proprio verso l’Ordine Domenicano si orientavano.  Una delle poche chiese di fondazione normanna a conservare la Navata unica, subì un restauro radicale intorno al 1742, che lasciò visibile dell’epoca duecentesca solo la parte esterna dell’abside, apponendo una veste barocca all’intera fabbrica. Il complesso monacale fu abbandonato nel 1911, e la chiesa fu chiusa definitivamente nel 1980, a seguito del terremoto. Da allora ai cittadini aversani è stato consentito ammirare solo la facciata dal gusto “borrominiano”; tripartita da due ordini di colonne ioniche, assume un andamento concavo-convesso sottolineato delle nicchie laterali, dimora delle statue dei papi appartenenti all’Ordine Domenicano. La facciata si conclude in un frontone curvo, sormontato dalla statua di San Luigi, a cui la chiesa era dedicata.

Per anni la chiesa di San Domenico ha suscitato grande curiosità negli appassionati d’arte aversani, e solo nel 2014 e per pochi giorni è stata riaperta al pubblico, grazie all’impegno dell’associazione Normann, impegnata nella diffusione e valorizzazione del patrimonio culturale aversano. Grande è stata l’affluenza all’evento, ma chi vi ha partecipato si è dovuto arrendere all’evidenza dei danni prodotti da oltre trent’anni di incuria. L ’ingresso, sormontato dall’organo ancora in discrete condizioni, lascia spazio ad un’aula vuota, con evidenti mancanze soprattutto presso gli altari, oggetto di furti continui, in cui è letteralmente visibile il tempo che passa in ogni crepa, in ogni statua semidistrutta, in ogni lastra di marmo assente.

È inevitabile a seguito di una tale constatazione, porsi delle domande non solo sullo stato in cui versa questo, ma anche sulla quantità di edifici religiosi presenti nella città di Aversa e non solo, che vengono abbandonati per anni, lasciati alla mercé  del vandalismo e del furto, oltre che all’inevitabile disgregamento dovuto al trascorrere del tempo. Eppure queste fabbriche, che per anni hanno costituito il cuore pulsante delle comunità meriterebbero senz’altro una seconda vita, non solo nel rispetto di esse, intese come Monumento, cioè presenza avente valore di civiltà, ma come simbolo, memento proprio di quel cuore pulsante che lo ha abitato per lungo tempo.

Ma quale scopo, destinazione, uso è possibile dare ad un Edificio Religioso dismesso? A mio avviso tale argomento troppo poco viene trattato dalla critica architettonica contemporanea, e troppo poco le amministrazioni competenti se ne occupano, non fosse altro per il lustro che un restauro ben concepito può portare al territorio di appartenenza, oltre che un possibile ritorno economico per lo stesso.

Ma tornando alla suddetta questione, un approccio “ruskiniano” che preveda di lasciare l’edificio a rudere, senza intervenire in alcun modo sullo stesso , è a mio avviso non solo anacronistico, ma comunque in netto contrasto con l’oggetto della nostra discussione.  Intervenendo dunque secondo i principi del restauro moderno, si dovrà prevedere  non solo un intervento riconoscibile rispetto alla struttura preesistente, il più possibile conservativo, e con l’inserimento di una funzione compatibile con la precedente, in modo da non violare l’essenza della struttura stessa. Un intervento cioè che preveda una conservazione e preservazione della Natura Loci. Ed è proprio su questa  Natura Loci  che è doveroso fare delle considerazioni  aggiuntive.

Un Edificio Religioso contiene in sé una serie di anime, dovute al significato e alla funzione che l’Edificio Religioso stesso ha assunto nella sua vita. È per sua natura un edificio Contemplativo, considerando in senso stretto la natura artistica della struttura stessa e della sua veste. Ma se ne consideriamo il senso spirituale l’accezione contemplativa assume un significato del tutto nuovo, quasi ascetico del rapporto Uomo-Dio. Ma di fatti la natura predominante di un Edificio Religioso è sempre stata di tipo Aggregativo, non solo perché la Chiesa era luogo di unione per la preghiera della comunità, ma anche e soprattutto per il ruolo centrale che l’Edificio Religioso svolgeva nella vita sociale ed economica della città, con la sua presenza nella piazza principale, storicamente luogo del mercato cittadino, e  proprio accanto al centro del potere.

Qual è dunque l’uso e il riuso possibile, date queste anime apparentemente in contrasto tra loro? Quest’articolo non pretende certo di dare risposta a temi di tale levatura, semmai cerca di considerare tutti gli aspetti, le nature , di una Fabbrica, non ponendo l’accento su nessuna di esse, né privilegiandone alcuna. Invita piuttosto a riflettere su tematiche alle volte trascurate, cercando di dare un significato più ampio al concetto di riuso, che non preveda solo una “risistemazione” dell’edificio, ma che dia ad esso una nuova e significativa vita, tenendo sempre presente quella precedente.

 

 

di  Luisa Di Costanza

Foto: Antonella Lucca

 

Condividi articolo
Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email
Share on whatsapp
WhatsApp
Articoli correlati

Ultimo numero di thema

BACHECA THEMA

error: Avviso:Questo contenuto è protetto