Monastero di Bose

XVII CONVEGNO LITURGICO INTERNAZIONALE
L’ALTARE

Recenti acquisizioni, nuove problematiche

Bose, 31 maggio 2019

Ad aprire la seconda giornata del XVII Convegno Liturgico Internazionale è don Giuliano Zanchi (Museo diocesano “Adriano Bernareggi”, Bergamo), che affronta un tema di grande complessità: la forma – il concetto va inteso in tutta la sua estensione semantica – dello spazio sacro, con i suoi elementi e i suoi significati. Partendo da premesse di natura teologica, Zanchi approda a un discorso che tocca anche questioni estetologiche e architettoniche, saldamente strutturato attorno a una precisa e chiara visione dell’altare, della sua dimensione materiale e della sua simbologia.

Il secondo relatore della mattinata, Johannes Stückelberger (Theologische Fakultät, Universität Bern), ha esteso invece il panorama delle indagini al mondo protestante, finora esplorato dagli interventi solo marginalmente, e in particolar modo alla Svizzera tedesca. La sua ricerca è a tutti gli effetti una rilevazione storiografica sull’eredità dei precetti di Zwingli, e sul percorso del Tavolo Eucaristico, importante elemento dell’eredità culturale protestante, dal XVI secolo al XX secolo.

Il pomeriggio comincia con un momento inatteso: la proiezione del recentissimo documentario dedicato interamente alla figura dell’artista abruzzese Ettore Spalletti e al suo lavoro, presentato per la prima volta a Monaco, a Villa Paloma, in occasione dell’ultima mostra personale.

Subito dopo la proiezione, i lavori sono ricominciati con due interlocutori di prestigio: l’architetto e designer Michele De Lucchi, professore ordinario al Politecnico di Milano, e Micol Forti, curatrice della sezione d’arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani, nonché membro del comitato scientifico del Convegno.

De Lucchi ha esposto alcuni dei suoi progetti, aventi per oggetto edifici sacri; dopo aver dedicato a essi una breve riflessione verbale, il celebre architetto ha mostrato al pubblico due video illustranti la forma e le strutture di alcune cappelle, tra cui quella di S. Giacomo a Fischbachau, in Baviera (2010-2013). La storica dell’Arte Micol Forti ha invece disegnato una panoramica sui più recenti contributi di artisti all’adeguamento liturgico nelle chiese italiane, incentrando la riflessione sull’altare; una panoramica che non si è limitata a segnalare delle situazioni, ma che ha fatto emergere alcune problematiche, le quali, come già proponeva Zanchi in mattinata, si auspica entrino presto nel terreno del dibattito.

Una preziosa relazione panoramica è stata anche quella di Bert Daelemans (Universidad Pontificia Comillas, Madrid), l’ultima di giornata. Il docente si è concentrato su un’ampia casistica di modalità con cui, negli ultimi dieci-quindici anni, altare e ambone sono stati realizzati e messi in rapporto tra loro; una chiusa certamente utile, capace di offrire un termine di confronto contemporaneo rispetto al ventaglio di proposte teologiche ed estetologiche annunciato da Zanchi e trasmesso agli altri interventi.

Come di consuetudine, un ricco dibattito conclusivo ha messo sul tavolo di lavoro i materiali proposti dai relatori e le risposte di un pubblico che si rivela sempre più partecipe e attivo.

Stefano Agresti


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