Cappella di San Benedetto- Sumvitg (Svizzera)- Peter Zumthor

 

Quaranta chilometri di guida tra le gole e le montagne del Canton Grigioni portano dal capolavoro di Peter Zumthor, le terme di Vals, alla Cappella di San Benedetto, realizzata nel 1988 su sito fortemente acclive, dopo che la preesistente barocca era stata distrutta da una valanga. Ora una foresta fa da argine alle valanghe.

Figlio di un ebanista, il piccolo Peter ha assorbito fin dall’infanzia l’arte della falegnameria svizzera: è interessante il rapporto con la tradizione locale intessuto dall’architetto che non guarda alle forme dell’architettura montana, anzi propone un volume cilindrico a base ellissoidale appuntita, ma ne adotta i materiali e le tecniche, innanzitutto il legno per la struttura portante e il rivestimento a scandole.

Il campanile ha una struttura lignea autonoma che ricorda gli impianti della luce su pali all’epoca del mondo contadino.

L’ingresso avviene tramite una piccola scala in calcestruzzo che dà accesso a un bussolotto estruso dal volume primario.

Il legno gioca un ruolo fondamentale anche nello spazio interno, le cui pareti curve scure sono contrappuntate da una sequenza di snelli pilastrini che arrivano al tetto, conformato con una soluzione a lisca di pesce tipica delle tecniche nautiche, staccato da una finestra a nastro continua, forse un retaggio razionalista.

Anche l’arredo è interamente in legno, disegnato con laconici tratti essenziali, come da lessico dell’architetto: le panche sono in legno sbiancato, l’altare in legno al naturale. Ancor più laconiche le lampade che piovono dall’alto senza alcuna enfasi.

L’atmosfera di uno spazio intensamente sacro è sottolineata da una piccola icona mariana posta in un tabernacolo sollevato su sottili trampoli in ferro: un approccio che fa pensare al misticismo dell’autore, laico o religioso che sia.

Un misticismo fatto di piccoli gesti e piccole cose, inseriti in un quadro più generale (in questo caso il paesaggio dei “suoi” Grigioni), come riferito in una (rara) intervista che ha concesso a fine 2016, dopo il conseguimento dell’incarico per l’ampliamento della Fondazione Beyeler a Basilea, progettata da Renzo Piano e aperta al pubblico nel 1997:

«Ogni piccola cosa diventa importante quando fa parte di qualcosa di più grande, del divenire del tempo e della natura. È vero per la vita di tutti noi e anche per l’architettura. Mi interessano gli spazi che diventano una connessione: fra le persone, con il paesaggio, e soprattutto con quello che già c’è. L’architettura deve stimolare un legame con la storia, producendo contemporaneità. Se non ci sono le condizioni per farlo, non mi viene voglia».

 

Carlo Pozzi

*Peter Zumthor ha ricevuto il Premio Pritzker per l’Architettura nel 2009

 

Photos @ Carlo Pozzi

 

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