La strategia di intervento prevede l’inserimento di una cappella nel Seminario di S. Tiago. Si tratta di un volume libero dentro l’atrio del Seminario, che viene accettato nella sua centralità. L’obiettivo del progetto di questo “corpo” è creare una struttura autonoma, equilibrata e visibile, costituendo un episodio tangibile ed unico all’interno dell’edificio.

Dopo aver delineato la visione dello spazio sacro che circonda questo corpo, si è cercata una soluzione capace di assorbire il carattere religioso dell’insieme, creando ambienti e spazi che promuovano uno spirito di interiorità, riflessione e di raccoglimento, mantenendo così uno stesso linguaggio.

Il disegno del nuovo volume si articola sulla preesistenza, creando momenti di apertura e di nuove forme di percezione dello spazio circostante. Questo corpo semi-compatto si distingue per la sua fisionomia, ma è completato dal valore simbolico.

Lo spazio che circonda il nuovo volume è assunto come momento di transizione. L’obiettivo della proposta progettuale è di suscitare la curiosità di chi vi si aggira, invitando a camminare nel suo interno.

Durante l’analisi dell’area di intervento abbiamo reperito dati che permettono di codificare lo spazio, come il ritmo e la materialità: dati che sono stati fondamentali per lo sviluppo concettuale della Cappella.

Mentre si cammina lungo il Seminario, ci si trova di fronte a un rigore “calmo”, imposto dalla posizione ritmata delle porte di accesso alle camere. Ma questa rigidità è stata di proposito infranta, progettando una porta per l’accesso alla cappella in uno dei suoi angoli, in coincidenza con il centro dell’atrio. In questo modo, con un gesto calibrato, si è ottenuto un elemento con caratteristiche uniche. Questa concezione non è affatto il risultato del caso, né frutto di vincoli puramente formali di carattere unicamente estetico, ma è piuttosto conseguenza della realtà stessa: si conferisce così una dimensione altra rispetto alla propria concezione spaziale, suscitando un’attenzione particolare di grande ricchezza simbolica.

Nell’organizzazione interna della cappella sono stati introdotti due momenti distinti ma intrinsecamente correlati: lo spazio della celebrazione della Parola e lo spazio della celebrazione eucaristica. Questi due momenti sono rappresentati dall’asimmetria tra l’ambone e l’altare.

All’interno della cappella è riservata inoltre un’area per il tabernacolo, che sorge come un elemento di sorpresa, suscitando un momento di mistero al suo approccio. Questo spazio di preghiera individuale può essere visto dallo spazio di preghiera comunitaria e viceversa, grazie all’inserimento di lame sulle pareti che lo circondano. Questa relazione costante tra interno ed esterno trasmette sensazioni di permeabilità e visivamente “espande” lo spazio, conferendo un certo raccoglimento visibile dall’esterno.

La struttura della cappella è concepita in modo “artigianale”, sviluppandosi in contorni quasi scultorei ed è rivestita da lame di legno che creano momenti di apertura. Questo permette che la forza della luce filtri dall’interno verso l’esterno così come dall’esterno verso l’interno, garantendo una maggiore dignità agli elementi strutturali risultato del lavoro manuale. I banchi per i fedeli nascono dallo scavo delle pareti, come se si trattasse di una grotta.

Si raggiunge così il vertice di una composizione che si snoda orizzontalmente, con momenti di rottura in cui si sviluppa liberamente attraverso un unico gesto e un corpo. È come un abbraccio, una chiusura tra le braccia di qualcosa che è prezioso per noi: la Cappella.

La proposta sorprende quindi per la semplicità della sua complessità. Pacificamente incorniciata nella preesistenza, si integra nella storia dell’architettura religiosa, che consente di innovare nella continuità, dimostrando che i nuovi linguaggi sono in grado di appartenere alla tradizione architettonica cristiana.

 IMAGO – ATELIER DE ARQUITECTURA E ENGENHARIA

traduzione di Cecilia Santanchè



 

credits:

Antonio Jorge Fontes
André Fontes
Asbjörn Andresen

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