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Chagall, la poetica del fiabesco

Sono due le mostre milanesi dedicate a Marc Chagall: una allestita al Museo Diocesano, intitolata “Chagall e la Bibbia” (17 settembre 2014 – 01 febbraio 2015) e un’altra a Palazzo Reale dal titolo “Marc Chagall. Una retrospettiva, 1908-1985” (17 settembre 2014 – 01 febbraio 2015). L’intervista a Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano e docente di Museologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, intende chiarire la differenza tra i due percorsi espositivi e intende spiegare il significato della mostra così come è stata voluta dalla direzione del Museo Diocesano in riferimento alla poetica di Marc Chagall.

Chagall e la Bibbia | Intervista a Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano.

«Inizialmente si parlava di una mostra unica», afferma Paolo Biscottini. «Ero stato contattato dall’erede di Marc Chagall, che aveva avvertito la necessità di inserire in un percorso espositivo dedicato a Chagall una parte rivolta al messaggio biblico, al rapporto di Chagall con la lettura della Torah. Questo originario bisogno da parte dell’erede ci porta a comprendere quanto fosse necessario utilizzare questo inserto altamente spirituale per consentire una rilettura della pittura di Marc Chagall».

Direttore, può parlarci delle ragioni della mostra “Chagall e la Bibbia”?

Osservando le opere di Marc Chagall cogliamo leggerezza, vivacità cromatica, senso gioioso della vita, amore ed amore coniugale, amore tra l’uomo e la donna, e figure che volano sospese in aria – oggetto di ricerche generiche portate avanti dall’artista Chagall. Marc Chagall fa riferimento, nella sua poetica, al fiabesco, agli elementi che hanno a che fare più con il carattere e con la personalità umana. Il messaggio biblico colpisce Chagall proprio per la sua profondità e la sua interezza nell’avvicinarsi al senso dell’umano. Originariamente venne pensata una mostra che avrebbe dovuto contenere anche questa componente, quella spirituale e della lettura della Bibbia da parte di Chagall. In seguito, per vari motivi, questa parte della mostra non si poté realizzare a Palazzo Reale e quindi venne ideata qui al Museo Diocesano.

Abbiamo affrontato una situazione difficile perché abbiamo sfidato la grande mostra di Palazzo Reale, la quale però senza quella chiave di lettura che ha la nostra mostra, si riduce ad essere una mostra generica, che trascura il senso vero delle cose e che non riesce a costruire la figura intera di Chagall e a rendere ragione del suo percorso artistico.

Che cosa può ammirare il visitatore ?

La mostra offre la possibilità di ammirare sessanta lavori che l’artista dedica al messaggio biblico. La forza creativa di Chagall ha un carattere esplosivo e si manifesta nella disseminazione di frammenti narrativi e simbolici che, nel loro insieme, acquistano valore iconico. Egli fu affascinato sin dagli anni giovanili dalla Bibbia, da lui considerata come la più importante e affascinante fonte di poesia e di arte e si confrontò con questi temi per tutta la vita, sino alla realizzazione negli anni Sessanta del ciclo sul Messaggio Biblico. I soggetti furono elaborati in varie occasioni, con tecniche diverse (acqueforti, oli, ceramiche, sculture….), di cui la mostra dà ragione. Fulcro dell’esposizione sono le 22 guaches preparatorie, inedite sino ad oggi, che si caratterizzano per una freschezza e una immediatezza di segno e per un grande fascino. È sorprendente come sia possibile cogliere nelle guaches, soprattutto nell’intuizione dello spazio, la predilezione per scelte unidimensionali dell’artista che non impediscono, pur in assenza di intenzioni prospettiche, il raggiungimento di esiti quasi realistici in forza di una rappresentazione immaginifica e fortemente evocativa. Il Museo Diocesano propone tutto ciò all’interno di un allestimento straordinario, costituito da una grande arca che, realizzata dallo studio Morpurgo De Curtis Architetti Associati, ripropone il tema biblico desunto dal libro dell’Esodo.

Quale è il contenuto di questa mostra allestita al Museo Diocesano? Quale è il significato della lettura della Bibbia da parte di Chagall?

Il visitatore del Museo Diocesano trova una chiave di lettura importante per esaminare l’opera di Marc Chagall. Il nostro pittore è ebreo e è russo, e nella sua formazione la lettura della Bibbia si mescolava alla quotidianità dell’esistenza. Tutto quello che l’uomo faceva era domanda a Dio, era ricerca di Dio, ed era naturale mettere al centro della vita Dio e i miti, le canzoni, i colori, le abitudini e le tradizioni che provenivano dall’insegnamento della Torah. Negli anni in cui Marc Chagall va in Francia, scopre la pittura francese e quella occidentale più in generale, ma anche le Nuove Avanguardie e Chagall ne rimane colpito. Qui egli comincia a dipingere quei temi che saranno poi fondamentali per la sua pittura. Gli viene richiesto di illustrare la Bibbia, nel 1931. Sconcertato, poiché è un ebreo che deve illustrare la Bibbia, accetta il compito e osa, osa l’illustrazione, osa l’immagine, e oserà ancora di più quando inserirà nella sua opera il Crocefisso, che non appartiene alla Torah. Questa escursione nel Nuovo Testamento lo rende attratto dalla figura di Cristo a tal punto da arrivare a chiedere al Rabbino: chi è Gesù, chi è quella figura che lo inquieta e che lo turba? Quel Rabbino tace e non dà lui alcuna risposta. Marc Chagall andrà avanti con una libertà totale, avventurandosi in una scorribanda tra la Russia e l’America e il Messico in quello che fu il secolo delle Guerre, delle tragedie, della Shoah. In quegli anni l’amore e il dolore trovano nella figura del Cristo – il Cristo di Chagall è raffigurato con il tallet e quindi non crocefisso – il simbolo in cui può andare il senso dell’amore e del dolore universale. Il nostro artista non si converte, resta ebreo, ma intuisce la grandezza del Cristo.

Chi è Cristo per Marc Chagall e quindi quale messaggio porta con sé la Bibbia per Marc Chagall?

Anzitutto, intendo sottolineare che non potevamo rinunciare a questa mostra poiché da un lato essa ci aiuta a mostrare opere inedite di Chagall e poiché dall’altro lato, invece, ci fa capire quanto importante sia la sua riflessione sulla Bibbia. Marc Chagall ci dice che la vita non può essere compresa se non ci si pone di fronte a Cristo, oltre che di fronte ad Abramo, ad Isacco, ad Aronne, a Giacobbe. Non esiste un uomo astratto e generico: ogni uomo, ognuno di noi, è l’uomo che piange, che soffre, che gioisce e che si pone di fronte a Cristo. La vera e la nuova legge è quella di un Amore, e Chagall comprende che l’Amore è la nuova religione. Il cristianesimo, la religione dell’amore. Questo è il messaggio cristiano, che Chagall però non dice in un senso cristiano.

Noi non possiamo assolutamente parlare di una conversione di Chagall che non c’è mai stata: possiamo parlare, semmai, parlare di un grande artista che ha intuito che l’amore è la nuova religione e la nuova legge, e che di fronte a questa legge Amore e Dolore si mescolano e portano ad un nuovo significato. Questa mostra diventa una chiave di lettura per riguardare l’altra mostra di Palazzo Reale, ed i suoi personaggi che volano sospesi tra cielo e terra. L’uomo cammina sulla terra ma guarda il cielo e in questa sospensione tra Cielo e Terra, presente nel Nuovo Testamento, risiede la legge nuova. Rispetto al mondo artistico a lui coevo Chagall ha un linguaggio unico che può essere riletto oggi a partire da questa riflessione sulla Torah.

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