All’interno di un quartiere di recente formazione nella città di Vienna, il Donau City, dal carattere omologante di una globalizzazione pervasiva, che non si relaziona praticamente alla presenza né del Danubio né dei suoi canali, fatto di grandi spazi e di edifici alti, centri universitari e tecnologici, cittadella dell’ONU e centro congressuale, compare un edificio prevalentemente prismatico, rivestito con pannelli di lamiera acidata, caratterizzati dalla presenza di oculi vetrati.
Una scatola delle meraviglie che all’esterno, malgrado la grande croce, mantiene un carattere misterioso e all’interno presenta il suo tesoro, essere un’aula liturgica le cui pareti sono traforate per fare entrare schegge di luce in tutte le direzioni, amplificando molte volte quello che nelle chiese storiche era l’effetto dovuto al foro da cui entrava la luce a segnare le ore del giorno su un orologio solare.
Al prisma compatto – blindato quasi come un caveau – che contiene l’aula liturgica, Tesar ha accostato da un lato lo spazio a forma triangolare del piccolo cortile con accesso a spazi parrocchiali, dall’altro un volume frastagliato e con una gradinata curvilinea inerbita. Il campanile mostra un carattere di provvisorietà, strutturato in una gabbia di profilati metallici e senza volontà di emergere in altezza.
La compattezza del volume è messa in discussione dalle 127 aperture circolari a sezione conica e in copertura da un lucernario curvilineo che disegna una virgola di luce sulla volta dello spazio sacro. Inoltre alcuni spazi finestrati sono realizzati sugli spigoli dell’edificio, realizzando un ulteriore sistema di illuminazione naturale.
Le sedute sono disposte a semicerchi concentrici attorno all’ambone e all’altare, realizzato in pietra Sienite, creando quel clima assembleare voluto dalle istanze post-conciliari: le pareti traforate sono all’interno rivestite in betulla.
Altri elementi dell’arredo sacro sono posti negli angoli interni del prisma: il battistero, una vasca circolare in Sienite, il tabernacolo e la statua di una Madonna.
La via crucis è costituita da una interessante opera d’arte contemporanea: una sequenza di pannelli con pochi significativi segni su fondo bianco, capaci di rammemorare la sofferenza del Calvario.
“La grazia ritrosa della modestia e della semplicità è di grande importanza per me. Il senso è un criterio essenziale per l’architettura. (…) Lasciare spazio al gioco, poiché le ideologie sono inutili.” (H. Tesar)

Carlo Pozzi

Photos @ Massimo Angrilli