Chiesa degli Angeli per la Città degli Angeli, di Rafael Moneo

 

Fino a pochi anni fa, quando si doveva citare una megalopoli che si sdraiava sul territorio colonizzandolo all’infinito, si ricorreva all’esempio di Los Angeles: poi sono arrivate, con bel altre dimensioni, le altre città informali del mondo latinoamericane, asiatiche e africane.

Eppure questa idea di LA, come città infinita e indefinita, continua a permeare l’immaginario collettivo e certamente ha contato molto nella formazione di una idea progettuale, quando Rafael Moneo ha partecipato al concorso internazionale a inviti (poi vinto) per la realizzazione di una nuova cattedrale della città californiana.

Il suo progetto intendeva costituire una cittadella della fede capace di distinguersi nell’uniforme tessuto metropolitano, una significativa alternativa alla cattedrale preesistente, Saint Vibiana, sia perché danneggiata dal terremoto del 1993, sia perché di dimensioni ormai inadeguate rispetto all’utenza di una comunità cattolica, incrementata dall’immigrazione latino-americana – soprattutto messicana – e ormai superiore al milione di persone.

Il nuovo complesso architettonico infatti mette in relazione, tramite una grande piazza sopraelevata rispetto alla Hollywood Freeway su cui affaccia, la chiesa, l’arcivescovado, un auditorium, un centro di accoglienza e, ovviamente per una città a percorrenza automobilistica, un parcheggio sotterraneo.

Il fronte sulla grande Avenue poggia su un rilevato di terreno inerbito di tipo autostradale: è costituito da pezzi differenti, tranne che per i materiali, accostati in sequenza, tra i quali spicca il campanile.

Lo spazio pubblico si caratterizza immediatamente come un sagrato contemporaneo per la presenza della grande croce innestata sul finestrone che sormonta il prospetto della chiesa e del sottostante altare per le celebrazioni open air, rese possibili in molti mesi dell’anno dal clima della città. Per il resto è una piazza vera e propria caratterizzata da una grande fontana circolare e da un portico, e perimetrata da una splendida parete traforata che accoglie le campane, un vero e proprio “campanile orizzontale”, situato sul lato opposto rispetto al campanile più tradizionale.

La facciata con croce e altare costituisce in effetti il fondale dell’aula sacra, che si sviluppa all’interno, e avvolge il largo basamento su cui poggia l’altare principale; ma è anche il luogo degli accessi attraverso portali scolpiti in bronzo e governati dai due corridoi laterali, lungo i quali sono organizzate le cappelle con un loro grado di autonomia nelle celebrazioni e con il ruolo spaziale di fare palpitare di aggetti verso l’esterno e di cunei verso l’interno le pareti della grande aula.

In queste cappelle si celebrano eventi religiosi in una molteplicità di lingue.

La centralità dell’evento liturgico e anche dello spazio architettonico è comunque incardinata nell’altare, preziosamente decorato nel piedistallo cilindrico, attorno a cui trovano posizione e ruolo l’ambone, il tabernacolo, la croce, la cattedra del celebrante e le sedute per i concelebranti.

La ricchezza dell’arredo è caratterizzata in alto dalla fitta ragnatela di sistemi illuminanti sospesi a grappolo, sull’innovativo presbiterio dal grande organo che campeggia a lato dell’altare e sulle pareti dal sistema di elementi lignei fonoassorbenti, che costituiscono anche il pregevole controsoffitto dell’intera aula.

Ma la “decorazione” più commovente è costituita dalla sequenza sulle pareti delle pitture contemporanee di John Nava su arazzo, intensa processione “ravennate” di santi, martiri, vescovi che dal Paradiso o da chissà quale extra-mondo tornano a imprimersi per sempre nella memoria di questa comunità ecclesiale.

 

Carlo Pozzi

Photos @Leonardo Finotti  architectural photographer

 

 

 

Photos @ Carlo Pozzi

 

Condividi articolo
Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email
Share on whatsapp
WhatsApp
Articoli correlati