Conclusi i lavori di restauro della facciata della Basilica Cattedrale di Reggio Calabria

La Basilica Cattedrale di Reggio Calabria, era stata interessata, in attuazione delle misure previste da una legge speciale (Interventi urgenti per il risanamento e lo sviluppo della città di Reggio Calabria – Legge n.246 del 5 luglio 1989), a lavori di restauro tesi a ripristinare la copertura e per frenare il degrado degli elementi decorativi delle facciate. Progettata, per sostituire la precedente Cattedrale distrutta dal terremoto del 28 dicembre 1908, dal frate geom. Carmelo Angiolini, carmelitano originario di Concesa, esso è uno dei più grandi edifici pubblici italiani realizzati con struttura in cemento armato in quel periodo. L’uso del nuovo materiale e la tecnologia applicativa che lo rendeva  adatto a plasmare anche forme scultoree ne favorì un largo impiego sia nelle parti strutturali che in quelle decorative.

A circa sessanta anni dalla sua inaugurazione (1928) anche in questo edificio, così come era avvenuto in altri edifici pubblici e privati del centro cittadino, il degrado degli elementi di facciata, causato dalle fessurazioni dello strato cementizio, determinò numerosi crolli di parti di intonaco e delle cornici, causati anche da frequenti fenomeni sismici e da piccoli cedimenti strutturali.

Le continue cadute di frammenti determinarono la preclusione al passaggio delle aree del sagrato maggiormente interessate dal fenomeno, attuandosi misure temporanee per garantire la sicurezza degli utenti.  Tra il 1996 ed il 1998 i lavori di restauro interessarono l’edificio religioso e le tecniche applicate per il restauro degli elementi decorativi hanno comportato la scarificazione delle parti lesionate, la bonifica delle armature ossidate e il rifacimento delle forme cementizie con l’uso di additi vanti per facilitare la ripresa dei getti e la modellazione plastica.

L’intervento parziale effettuato sulle parti più ammalorate, trascurando una approfondita attenzione alle altre parti del monumento in cui le microlesioni non sono state considerate, ha causato, a circa quattordici anni dal completamento di quei lavori, la necessità di un nuovo intervento.

Ciò è conseguente al crollo improvviso di alcuni elementi decorativi della facciata che sovrastavano il rosone avvenuto il 6 settembre 2011 che ha comportato l’attuazione, in tempi brevi, della messa in sicurezza delle aree del sagrato prossime ai portoni di ingresso approssimandosi una importante manifestazione religiosa, dedicata alla Madonna della Consolazione patrona della città, alla quale avrebbero partecipato migliaia di fedeli garantendo l’uso del sagrato il sabato 10 settembre.

Al finire delle festività si dava inizio ad un accurato rilievo supportato da indagini termografiche per determinare la dimensione delle patologie che hanno determinato i crolli degli elementi decorativi.

La ricognizione accurata effettuata su tutta la superficie della facciata ha consentito di rilevare  fenomeni di alterazione, fenomeni di degradazione di tipo differenziale e la presenza di depositi superficiali oltre a fenomeni di distacco superficiale degli intonaci di finitura. Le patologie riscontrate sui frammenti crollati evidenziano che l’azione disgregatrice meccanica ha interessato prevalentemente la componente cementizia. I fenomeni di distacco hanno avuto origine dall’ossidazione e carbonatazione dell’armatura che dapprima ha rigonfiato la parte e successivamente disgregato l’elemento ferroso determinando dapprima microlesioni superficiali che successivamente con l’azione delle acque meteoriche e delle dilatazioni termiche hanno frammentato la compattezza iniziale dell’elemento decorativo con rischio di crollo del blocco o del pezzo.

Le cause di degrado sono di tipo chimico-fisico,da imputarsi agli agenti atmosferici,in particolare alla pioggia e dall’azione del vento, all’azione salina e all’inquinamento. Nelle parti di ristagno dell’acqua e dell’umidità infatti si sono generati ambienti favorevoli alla presenza di un degrado di tipo biologico, identificato da muschi.

Si è redatto quindi un nuovo progetto di intervento di restauro le cui lavorazioni identificano anche, alla luce delle più recenti normative italiane, non soltanto  tecnologie già testate ma anche soluzioni sperimentali configurandosi il cantiere come laboratorio.

Il progetto è stato affidato al prof. arch. Renato Laganà, che otteneva l’approvazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici. La Diocesi riusciva ad ottenere  il finanziamento parziale dell’opera, per il 50% dai fondi dell’8×1000 IRPEF gestiti dalla Conferenza Episcopale Italiana attraverso l’Ufficio Nazionale Beni Culturali Ecclesiastici. L’ammontare complessivo del progetto è stato di € 593.000,00, di cui € 482,993,07 per lavori e € 110.006,93 per IVA, spese tecniche e contributi previsti dalla legge. La Diocesi si assumeva il carico del restante 50% avviando una raccolta attraverso il sito della cattedrale.

Ottenuta la conferma del finanziamento, si affidavano i lavori all’Impresa Costruzioni geom. Paolo Foti, che avviava i lavori il giorno 1 marzo 2013 sotto la direzione del progettista, prevedendosi il completamento per la fine del 2014.

Dopo indagini diagnostiche preliminari che hanno permesso di identificare i singoli componenti del materiale esistente (aggregati, tipi di leganti, eventuali additivi, ecc) e di definire i parametri per la scelta dei materiali e delle tecniche più appropriate e compatibili da applicare (porosità, assorbimento d’acqua, umidità, permeabilità al vapore acqueo), e di una fase di prove i materiali da impiegare sono stati quindi testati in merito alla loro effettiva capacità di garantire una durata nel tempo.  Si è quindi attuata la messa in sicurezza del luogo di lavoro e la salvaguardia delle parti in procinto di cadere attraverso l’applicazione di bendaggio di sostegno e protezione nei casi per consentire il successivo consolidamento in situazioni di sicurezza. Si è quindi eseguita una mappatura mediante un preciso e dettagliato rilievo cartografico delle parti esistenti, eseguito sulla base di un’analisi visiva, di auscultazioni al martello e di indagini puntuali dalla direzione dei lavori con l’assistenza di restauratori specializzati. Si è poi eseguita una spicconatura accurata d’intonaci, documentata con esecuzione di stratigrafie sul posto. Il risanamento dei calcestruzzi ammalo rati è avvenuto  mediante la spazzolatura manuale o meccanica delle armature ossidate con rimozioni di tutte le parti copriferro anche leggermente ammalorate e sfarinanti; la pulizia del sottofondo per eliminare polveri e tracce di olii grassi; la applicazione di boiacca per il trattamento anticorrosivo e la protezione di ferri di armatura e, dopo accurato lavaggio della zona di intervento si è attuato il ripristino volumetrico e strutturale con malta cementizia pronta all’uso per riprese e stuccature a spessore, fibrorinforzata ma priva di componenti metallici con elevate caratteristiche meccaniche.

In stretta collaborazione con i tecnici della Soprintendenza e con il supporto dell’Ufficio Tecnico Diocesano diretto dal sac.ing. Domenico Morabito si è costantemente verificato l’avanzamento dei lavori e ci si è indirizzati verso il recupero dei colori originari della facciata compromessi da precedenti interventi.

La clemenza delle stagioni autunnale ed invernale e l’organizzazione funzionale del lavoro dovuta all’applicazione di tecniche avanzate di management (il cantiere è stato oggetto di studio da parte di due Master internazionali tenuti presso l’Università degli Studi Mediterranea) ha consentito una anticipazione dei tempi di consegna.

Poche ore dopo lo smontaggio delle ultima impalcature e del cantiere l’Arcidiocesi ha programmato una cerimonia per la conclusione del restauro con l’intervento dell’arcivescovo metropolita di Reggio-Bova Giuseppe Fiorini Morosini e del parroco della Cattedrale don Gianni Polimeni, al termine della quale il prospetto della Cattedrale è stato illuminato per la prima volta.

La felice coincidenza con la Solennità dell’Assunta, cui la Cattedrale è dedicata, è stata lo spunto per solennizzare questo momento di chiusura dei lavori in cui finalmente la Cattedrale viene restituita alla città, come ha puntualizzato l’arcivescovo, affinché da essa si riparta per abbellire e restaurare tutta la città.

Photo_Adriana Sapone

ALBUM

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