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David Tremlett- “Wall Drawing in Pastel for OPEN SPACE San Maurizio” Cappella del Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo sulle Langhe cuneesi

David Tremlett , dopo la Cappella del Barolo (1999) a La Morra e la Chiesetta tra le vigne (2017) a Coazzolo, ripropone i suoi cromatismi nella Cappella del Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo sulle Langhe cuneesi.

La location – La Cappella di San Maurizio fa parte di un complesso monastico e può vantare una storia lunga. Di non ampie dimensioni, l’antico monastero viene fondato nel 1619 da alcuni religiosi cistercensi di origine provenzale e ben si armonizza con il paesaggio collinare circostante, tipico delle Langhe. La struttura, fin quando rimane ad uso esclusivo dei monaci, non subisce particolari stravolgimenti ma si presta alle sole necessità dei suoi abitanti: la preghiera e il lavoro agricolo. Essendosi estinta la comunità monastica e seguendo la sorte di numerosi altri edifici religiosi, nel 1862 viene acquistata dalla famiglia nobiliare dei conti Incisa. L’impatto dei nuovi inquilini stravolge la struttura originaria adattando i luoghi di preghiera alle nuove necessità abitative: l’essenzialità monastica degli ambienti interni viene arricchita da affreschi e colori vivaci e il chiostro viene rimodulato in un più moderno giardino all’italiana. Nel 2002, dopo un lungo e raffinato restauro, l’antico monastero diventa una struttura ricettiva, il Relais San Maurizio. L’edificio conta anche degli ambienti ipogei: tre antiche cripte, realizzate dai monaci, oggi adibite a cantine del Relais.

La Cappella – Inserita all’interno della struttura c’è la Cappella dedicata a San Maurizio. La chiesa si distingue per una facciata a capanna essenziale e snella, composta da laterizi; gli unici elementi che vivacizzano il prospetto dell’edificio sono due pinnacoli posti sui lati della facciata, la finestra nella parte superiore e il portale anch’essa realizzato in laterizio. Sul retro un piccolo campanile contribuisce a slanciare la struttura. All’interno il soffitto presenta una volta dipinta con elementi di decoro e non dispone più degli elementi architettonici tipici dello spazio liturgico, mancano altari e gli altri elementi della cappella.
I colori di David Tremlett – La Cappella con l’abbandono dei monaci è rimasta inutilizzata e, di conseguenza, con il passaggio di proprietà è stata sconsacrata. Prima del restauro l’ambiente si presentava fortemente slegato: il volume era asimmetrico e gli affreschi della volta non si accordavano con il bianco delle pareti (non a caso il nome scelto era WHITE SPACE). L’intervento di  Tremlett non è un semplice ricongiungimento cromatico dei volumi interni, ma vuole essere una vera e propria esposizione permanente, la  “Wall Drawing in Pastel for OPEN SPACE San Maurizio”. Nella realizzazione dell’opera e, in particolar modo, nella selezione delle tempere l’autore cerca di creare un legame tra lo spazio delimitato della chiesa e le gradazioni cromatiche dell’ambiente circostante. Realizzato su una struttura di cartongesso che copre e protegge le strutture murarie originali, il WALL DRAWING presenta superfici, forme e geometrie in una successione armonica e cadenzata. Il colore si impone come la caratteristica di base: le bande della parte inferiore della parete presentano progressioni marroni, rosso bordeaux, cretose e vogliono richiamare le terre delle Langhe, mentre le bande della parte superiore ripropongono tonalità chiare e fresche più vicine al cromatismo del soffitto ottocentesco. Tra le due sezioni di colore Tremlett inserisce un segmento bianco, uno spazio acromatico. La selezione dei colori è il risultato di una vera e propria ricerca paesaggistica e filologica, che mira a riprodurre il cromatismo di grandi artisti italiani quali Giotto, Piero della Francesca, Mantegna. Sulle pareti della Cappella di San Maurizio l’artista inglese ripropone una lettura metrica delle forme geometriche, sottolineando il forte legame tra segno e architettura.
I committenti – La realizzazione del WALL DRAWING e la collaborazione con David Tremlett confermano l’impegno della Fondazione Gallo e del Relais San Maurizio nella valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico del territorio piemontese.

Luca Capannolo

prima dell’intervento

 

dopo l’intervento

 

INFO

photo per gentile concessione di Relais San Maurizio © Giuditta Gallo 

photo aerea Relais San Maurizio. per gentile concessione di Relais San Maurizio

 

 

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DAVID TREMLETT E SOL LEWITT, LA CAPPELLA DEL BAROLO

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