La seconda giornata del programma culturale di Devotio Lab ha evidenziato nel primo appuntamento mattutino il valore dell’accoglienza a cui la chiesa si è sempre ispirata e che ha sempre offerto e proposto attraverso il confronto con il delicato tema dell’accessibilità delle persone disabili intese come persone non solo con difficoltà motorie, fisiche, sensoriali, cognitive ma anche bambini e anziani in un superamento di barriere prima che architettoniche culturali e sociali.In questa visione dunque, occorre una programmazione e una sensibilizzazione che passi attraverso gli strumenti pastorali, catechetici e liturgici per arrivare a una riflessione progettuale sui centri parrocchiali. La strutturazione delle giornata ha voluto mettere in luce proprio tutti questi aspetti per far si che la comunità tutta nessuno escluso, possa essere liturgia e celebrare e dare testimonianza del Risorto.

Giorgio Bonaccorso ha aperto la sessione con una relazione in cui ha messo in luce che la fede non ha solo la qualità monomediale ma anche multimediale perché coinvolge non solo la parola che si ascolta ma anche la Parola che si vede e si tocca. La liturgia quindi accogliendo nell’ascolto e oltre l’ascolto risponde alla natura della fede perché è multimediale e soprattutto perché coinvolge le dimensioni simbolica e intersoggettiva. La combinazione tra l’aspetto multimediale, l’aspetto simbolico e l’aspetto intersoggettivo, fa della liturgia il luogo della dialettica tra «accesso» e «inaccessibilità»: accesso all’altro e a Dio come esperienza di quella inaccessibilità all’altro e a Dio su cui si fonda il rispetto dell’altro e la fede in Dio.

Suor Veronica Donatello ha focalizzato invece la sua attenzione sui linguaggi e sugli strumenti pastorali e catechetici per l’inclusione delle persone con disabilità per una Chiesa per tutti con la presentazione di un caso applicativo sui supporti visivi per l’accessibilità descritto della dott.ssa Maria Grazia Fiore.

L’arch. Di Vita ha tracciato una lettura critica del Concorso Chiese senza Barriere nella Diocesi di Caltanissetta: un concorso per la progettazione accessi in tre chiese storiche utilizzabili anche da persone con ridotte o impedite capacità motorie sperimentando una modalità che ha dato buoni frutti e ponendo l’accento sugli accessi alle chiese storiche e sulla difficoltà di conciliare le esigenze dei soggetti disabili con la tutela di un bene storico.

Nella parte finale l’arch. Emanuele Cavallini, partendo dal quadro normativo italiano e dalla lettura delle Note Pastorali legate all’accessibilità e al superamento delle barriere architettoniche, ha illustrato i principi dell’Universal Design alla base di alcune linee guida già presenti in altri Paesi sull’accessibilità dei disabili nei luoghi di culto mostrando quindi dei casi studio di complessi parrocchiali italiani e stranieri che hanno studiato e approfondito il tema non solo in termini di accesso all’edificio ma anche in rapporto all’aula liturgica, alla luce, all’acustica, ai materiali, ai percorsi liturgici, ai poli celebrativi oltre che agli spazi di esterno.  Pertanto le prescrizioni normative vigenti devono leggersi come una base in cui gli aspetti estetico e formali sappiano affiancarsi a quelli funzionali con la conseguente richiesta diretta al progettista di farle diventare una risorsa e quindi una ricerca nel campo architettonico.



La rassegna di incontri di Devotio Lab si è conclusa nel pomeriggio del 19 febbraio con il convegno sul riscaldamento delle chiese storiche. Dopo una premessa dell’architetto Barbara Fiorini che ha introdotto la complessità del tema, si è passati al primo intervento dell’architetto Giorgio Della Longa che ha spiegato come il clima sia una componente attiva dell’habitat cultuale. Partendo dalla lettura delle Note Pastorali per le parti attinenti il clima, ha tratteggiato un quadro per contestualizzare il fattore clima all’interno del tema più comprensivo del rapporto tra le dotazioni impiantistiche e l’edificio chiesa, oggi. Ha parlato di spazio architettonico della chiesa inteso come luogo che ospita e non può essere separato dalle componenti che generano il clima o l’acustica dell’edificio, intese in senso onnicomprensivo. Il livello di accoglienza della chiesa edificio, ha evidenziato, non è determinato dalla sola architettura ma dall’insieme dei fattori che coinvolgono sensorialmente il fruitore, sia esso il fedele che il visitatore: la temperatura dello spazio al pari del suono, all’odore, alla luce e agli oggetti, ne determinano l’atmosfera.

Centrale è la questione del fabbisogno per soddisfare il quale vengono messi in campo gli ausili tecnologici. Passando in rassegna una serie di immagini di chiese è stata evidenziata la tipologia dell’impianto presente e come questa fosse più o meno integrata nell’architettura. Molte le soluzioni interessanti per la capacità progettuale di metterle in dialogo con l’architettura partendo dalla conoscenza della fabbrica e dei reali fabbisogni. Ha spiegato come nel progetto degli impianti esiste oggi una complessità che non trova riscontri nel passato. Gi impianti oggi sono complessi e altrettanto complesse sono le reti con il concreto rischio, nel caso di interventi in edifici del passato, dell’aperto conflitto. Il progetto degli impianti deve essere considerato senza esclusione alcuna e in piena legittimità, componente attiva del progetto della chiesa postconciliare.

Dalla pubblicistica ripresa da riviste del primo Novecento è emerso che il problema del riscaldamento delle chiese affonda le proprie radici in tempi remoti. A questo proposito l’architetto Carlo Manfredi ha  affrontato in prospettiva storica il mutamento delle esigenze di comfort all’interno degli edifici di culto, evidenziando con alcuni esempi come  la definizione dei bisogni dell’abitare, intesi in senso moderno, è un processo che si delinea almeno a partire dalla metà del Settecento, supportato poi e accelerato nel secolo successivo dal susseguirsi di invenzioni tecnologiche alimentate dalle nascenti e subito pervasive tecniche di produzione industriale. A partire dall’inizio dell’Ottocento infatti, sono state sperimentati sistemi differenti quanto numerosi per il raggiungimento di condizioni ambientali soddisfacenti, tanto negli edifici di nuova costruzione, quanto in quelli esistenti. La sperimentazione ha condotto al delinearsi di prassi correnti, non sempre adeguate, che si sono via via consolidate nell’uso.

In tempi recenti, una maggiore attenzione è stata posta alle condizioni di funzionamento e alla conoscenza delle reali condizioni di esercizio degli impianti, in rapporto con i caratteri dei manufatti, attraverso la caratterizzazione di parametri scientifici univoci, misurabili e confrontabili. Sulla scorta di una tale sempre maggiore conoscenza e caratterizzazione delle problematiche, anche le esperienze condotte in un passato, lontano e prossimo, hanno potuto essere rilette in funzione di un orientamento corretto delle pratiche di intervento.

Ha mostrato alcune tipologie di intervento realizzato, nelle quali un monitoraggio preventivo del microclima, unito alla conoscenza della fabbrica, al suo reale uso ha fatto optare per una scelta progettuale rispetto ad altre. Si è delineato pian piano quello che era stato detto in premessa e cioè che non esiste una ricetta unica ma che ogni caso fa storia a sè. Ciò è stato avvalorato anche dall’intervento dell’architetto Francesco Trovò che, illustrando una casistica di interventi rappresentativi di condizioni diverse, ha esposto una casistica ragionata, presupposto per dimostrare l’adeguatezza del principio del minimo intervento per definire modalità e forme di azione compatibili, massimizzando la conservazione senza rinunciare alle esigenze di comfort. Ha spiegato come perseguendo finalità di tutela, il carattere degli edifici storici richiede che ogni trasformazione sia commisurata ai reali bisogni dell’organismo architettonico e in grado di rispondere a requisiti come la compatibilità e la reversibilità.  Operando all’interno di una chiesa, o di un edificio di culto, le condizioni di intervento sono fra le più delicate, considerata l’origine antica e la presenza di numerose opere d’arte, che motivano ampiamente il paragone con veri e priori musei, sia pur in permanenza della funzione liturgica.

Ha messo in evidenza come l’analisi accurata, oltre che dei caratteri dell’edificio e delle opere d’arte presenti, anche delle aspettative realistiche di utilizzo, assume un ruolo significativo nella ricerca dell’equilibrio fra istanze diverse, di conservazione e d’uso, che il progetto deve poter esprimere. Ha concluso il convegno l’intervento dell’architetto Campera, illustrando  e mettendo a confronto, evidenziando i pro e i contro, realizzazioni di impianti di riscaldamento nella diocesi di Mantova, nella quale è responsabile dell’ufficio tecnico. La stessa diocesi, infatti,  ha provveduto negli ultimi anni a monitorare, catalogare ed effettuare in qualche caso anche delle analisi specifiche riguardanti gli impianti di riscaldamento ed anche il grado di controllo di umidità rispetto alla conservazione del patrimonio culturale.

Un lavoro di analisi, ha spiegato, iniziato nel 2010, utile al confronto con le comunità parrocchiali, al fine di maturare scelte consapevoli in rapporto anche all’utilizzo pastorale degli edifici di culto. Ha approfondito quindi non solo la tecnologia e gli oneri necessari alla realizzazione degli impianti ma anche il loro funzionamento e utilizzo. Il sisma del 2012 ha visto la Diocesi impegnata non solo nella recupero delle 129 chiese chiuse ma anche nel capire le nuove esigenze impiantistiche delle comunità. Anche in questo intervento si è ribadita l’importanza del minimo intervento, del controllo del microclima, dell’importanza di una adeguata ventilazione come atto preliminare allo studio di un progetto che affondi le sue basi non solo nell’aspetto funzionale ma nella più ampia valutazione culturale. Inoltre in tutti gli interventi è emersa l’importanza della messa in rete dei feedback in modo da realizzare un data base utile strumento oltre che di verifica, di confronto per scelte progettuali consapevoli.