Domenica 17 febbraio è stata inaugurata la mostra “La bellezza del Crocifisso”, dove sono esposte 6 opere del XIX secolo provenienti dalla Raccolta Lercaro ed un crocifisso in argento del XVIII secolo. Insieme a queste opere, sono anche esposti i due lavori commissionati per l’occasione a due giovani artisti che hanno partecipato alla seconda edizione dei “Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano”.

La prima opera è intitolata “Dal legno oscuro” (matita su carta, dimensioni 70×100 cm) ed è stata realizzata da Luca Pianella, artista genovese di 34 anni, che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

La seconda opera, intitolata “Dono” (tecnica mista, dimensioni 61×76 cm), è stata invece realizzata da Saba Masoumian, artista iraniana di 37 anni, residente a Genova, che ha studiato alla Azad University di Teheran e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.



La bellezza del Crocifisso

di Andrea Dall’Asta s.j. 

La mostra dal titolo La bellezza del Crocifisso propone un breve percorso su uno dei temi più indagati dall’arte cristiana: la Croce. Se sei opere, provenienti dalla Raccolta Lercaro, realizzate da Floriano Bodini, Aldo Borgonzoni, Giovanni Poggeschi, Georges Rouault e Vittorio Tavernari, appartengono al XIX secolo, altri due lavori sono stati invece commissionati per l’occasione da due giovani artisti che hanno partecipato al premio San Fedele di Milano, Luca Pianella e Saba Masoumian, dopo avere compiuto un vero e proprio percorso biblico e teologico. Per questi ultimi, si è, infatti, trattato di un lavoro maturato nell’ambito della seconda edizione dei Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano, aspetto decisamente insolito nel panorama ecclesiale contemporaneo. A inizio percorso è stato infine posto un Crocifisso in argento del XVIII secolo: è un Christus Patiens, anche se, come accade per la maggior parte della tradizione italiana, il corpo di Cristo, colto nella sua bellezza, appare già risorto.

Se le opere storicizzate fanno emergere il clima di rinnovamento dell’immagine sacra durante il Concilio Vaticano II, concentrandosi sulla figura di Cristo sofferente, in tutta la sua densità drammatica, mostrando il dolore di un uomo che affronta la morte, sia attraverso l’uso del colore che grazie all’utilizzo di un tratto fortemente espressivo (tranne per il velo della Veronica di Rouault – da collocarsi negli anni 20 del Novecento – che mostra un volto di Cristo sereno e pacificato), la riflessione dei giovani sembra condurci verso inedite modalità espressive. In modo del tutto originale, Luca Pianella riprende il tema del Christus Patiens, rielaborando la Crocifissione di Matthias Grünewald. L’opera, realizzata su carta, a seconda dell’orientamento della luce e della posizione dell’osservatore, grazie a una differenziata modalità di tracciare la grafite, presenta un’alternanza di campiture luminose e oscure, creando in questo modo un incisivo effetto simbolico, che va oltre la semplice rappresentazione della figura. Saba Masoumian realizza invece un altorilievo partendo da una lastra di polistirolo che poi ricopre per intero di colore e di mosaici, creando una scena altamente poetica. Evocando antiche rappresentazioni di sapore paleocristiano, senza nascondere alcune suggestioni orientali, la sua attenzione si concentra sulle piaghe di Cristo da cui esce sangue abbondante sotto forma di piccolissimi semi di cui si nutrono alcuni piccoli uccelli in volo. Il sangue di Cristo si fa così seme di vita per i fedeli.

In una realtà ecclesiale in cui il tema dell’immagine appare sempre più dimenticato, il lavoro di questi due giovani, in dialogo con opere ormai storicizzate, appare come un tentativo riuscito di utilizzare linguaggi tradizionali, ma secondo nuove modalità, aprendo in questo modo nuove strade, nuove riflessioni, nuovi modi di pensare il racconto di Dio nella storia umana.

 

Un laboratorio di Arte contemporanea per la Chiesa

di Claudia Manenti

Per la seconda edizione dei PERCORSI DI RIAVVICINAMENTO: ARTISTI CONTEMPORANEI A CONFRONTO CON IL MISTERO CRISTIANO il tema proposto ai giovani artisti selezionati è IL CROCIFISSO.

Il linguaggio delle immagini è sempre stato fondamentale nella crescita spirituale e culturale della Chiesa e con l’iniziativa dei PERCORSI si vuole andare nella direzione di colmare il divario comunicativo che si è creato tra arte e fede nel Novecento.

Con questo progetto si desidera, infatti, dimostrare al mondo dell’arte e a quello della comunità ecclesiale come il linguaggio artistico contemporaneo, se opportunamente sostenuto, possa essere capace di interpretare oggi come nei secoli passati il desiderio della Chiesa di vedere rappresentati in forma comprensibile i misteri di fede cristiani.

In vista di DEVOTIO 2019 i partecipanti ai PERCORSI sono stati chiamati a interpretare il momento cardine dell’esperienza cristiana della crocifissione e morte di Gesù Cristo, inserendo la loro opera all’interno della ricchissima tradizione artistica occidentale restituendo un’immagine chiaramente comprensibile, atta a suscitare partecipazione al mistero della Morte di Cristo e a entrare in un clima di raccoglimento e di preghiera.

Un percorso a tappe con incontri di spiritualità cristiana e di confronto sull’avanzamento dei lavori è stato proposto ai giovani sotto la guida di p. Andrea dall’Asta s.j. e Claudia Manenti, al fine di giungere a definire un’opera, che, senza tradire lo spiccato linguaggio contemporaneo che contraddistingue ciascun artista, sappia interpretare con rinnovata profondità il tema del Crocifisso.

Diversi gli artisti coinvolti nell’itinerario di formazione, selezionati sulla base della loro maturità artistica e della disponibilità a lasciarsi coinvolgere in un percorso di ricerca espressiva all’interno della spiritualità cristiana. Tra questi Saba Masoumian e Luca Pianella sono giunti a presentare due opere ritenute meritevoli di riconoscimento e valutate corrispondenti con gli intenti artistici e spirituali dei PERCORSI.

Tornare ad avvicinare arte e fede è, quindi, possibile anche con il linguaggio contemporaneo. Come espresso dal cardinale Lercaro nel 1955: “Ogni momento della storia narra nel linguaggio dei vivi la lode al Dio vivente”.


Lo spazio mostre è stato completato da “Liturgia e accoglienza”, che vede l’esposizione di fotografie realizzate da Giorgio Barrera e che permettono di “entrare” nella relazione comunitaria tra il sacerdote e la comunità e di coglierne bellezza e difficoltà.