La seconda giornata di iniziative culturali di Devotio ha riguardato al mattino i temi degli spazi del commiato e dei riti per le esequie cristiane e al pomeriggio i temi legati ai percorsi battesimali in un itinerario tra arte e catechesi.

Nel primo incontro della mattina di lunedì 18 si è affrontato il delicato tema di come le le pratiche tradizionali di accompagnamento dei defunti dal momento del decesso fino alla sepoltura sono profondamente mutate.

Carla Landuzzi ha spiegato come la città occidentale contemporanea, sempre più connotata secondo modalità multietniche e pluriculturali, costituisca uno spazio e una temporalità anche per il prendersi cura della morte. Sia a livello di coscienza individuale che collettiva, la morte provoca una complessità di rappresentazioni e di comportamenti che si vanno modificando, secondo compromessi o sincretismi, a seguito di complesse sollecitazioni. L’ aver cura della morte è sperimentata, nel trattamento e nella disposizione del corpo, nella gestualità, nelle lamentazioni, nella espressione del dolore, nei vari momenti del commiato, secondo specifici riferimenti religiosi e culturali. Tuttavia nella multiformità dei riti funebri possiamo notare alcuni aspetti trasversali.

Giovanni Gardini ha affrontato nella sua relazione il tema dell’iconografia cristiana delle origini che può essere definita un’arte della risurrezione. Incentrata sull’annuncio della salvezza operata da Dio nel corso dei secoli, le più antiche immagini generate dalla comunità cristiana – figure presenti nelle catacombe e nei sarcofagi – proclamano la vita eterna in Cristo.

A seguire, Milvia Folegani il cui intervento ha riguardato la legislazione e le tendenze amministrative per gli spazi del commiato e Claudia Manenti, la quale ha approfondito il tema degli spazi architettonici e delle opere d’arte nelle sale del commiato. Gli spazi per il commiato sono una nuova realtà che si sta proponendo anche in Italia. Venendo a perdersi l’uso di rendere omaggio ai defunti nell’ambito della loro abitazione, questi luoghi rispondono all’esigenza di trovare spazi degni di ospitare i congiunti nel dare l’ultimo saluto ai propri cari. Spesso questi luoghi raccolgono anche l’esigenza di fornire servizi adeguati alla celebrazione di ritualità funebri senza distinzione di culto e associano alle sale mortuarie anche spazi per la socialità. Proposte architettoniche e artistiche in questo settore interpretano la sensibilità contemporanea in merito al tema della morte e pongono interrogativi anche ai responsabili della Chiesa Cattolica in merito alla proposta di luoghi e immagini necessarie per la ritualità e l’accoglienza dei defunti e delle persone in lutto.

Negli ultimi due interventi, Don Luca Baraldi ha proposto una riflessione pastorale pastorali sugli spazi del commiato nella Diocesi di Carpi come indicazioni da condividere e fare oggetto di confronto mentre don Paolo Tomatis ha approfondito il tema dei segni e riti delle esequie per elaborare delle indicazioni pastorali per le comunità cristiane in una società multiculturale



Nel secondo appuntamento di lunedì 18 febbraio si è parlato del primo tra i sacramenti, il Battesimo.

Se il Battesimo è soglia da attraversare per nascere alla Vita si rende quanto mai necessario, nel contesto odierno, una consapevole e rinnovata azione pastorale che possa accogliere amorevolmente e accompagnare fraternamente chi si accosta a questo Sacramento.

Immagini delle opere presenti nello spazio espositivo “Tessere” a cura di Marco De Luca e CaCO3 dove è stato possibile ammirare la ricchezza della tecnica del mosaico ravennate.

 

Attraverso il linguaggio dell’arte, che da sempre ha interpretato il mistero della nascita, si rendono possibili efficaci e coinvolgenti percorsi d’incontro e catechesi. Ad aprire il pomeriggio l’intervento di don Michele Roselli, responsabile dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Torino e dell’omologo servizio regionale, che ha parlato di come il rito del Battesimo metta in scena e realizzi un passaggio, una Pasqua. Sulla soglia, che è il Battesimo, la vita di Dio e dell’uomo si accarezzano e si sfiorano.

Don Stefano Culiersi, dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Bologna, ha affrontato il tema battesimale a partire da quei passaggi del magistero di Papa Francesco nei quali si riscopre l’identità missionaria dei battezzati e di come questa ecclesiologia “in uscita“ abbia bisogno di riscoprire l’identità del cristiano in ordine all’evangelizzazione.

Giovanni Gardini, del Museo Diocesano di Faenza-Modigliana è entrato nel vivo della questione artistica sottolineando come l’arte, fin dalle sue origini, ha interpretato il mistero della vita. Sin dalla prima iconografia cristiana le immagini legate al sacramento del battesimo hanno espresso appieno il senso della vita nuova, di quella resurrezione donata dalla grazia del Sacramento. Il pomeriggio si è concluso con una riflessione di Giulio Donati, Diacono della Diocesi di Faenza-Modigliana che, attraverso il racconto della sua esperienza, ha affrontato il tema “Diaconato e Battesimo”.