Esporre e conservare la Sindone:

cinque Ostensioni (1978-2015), la cappella di conservazione e la clean-room 

Chiara Momo

 

Beppe Bellezza e Maurizio Momo, giovani architetti, progettano l’allestimento della solenne Ostensione della Sindone nella cattedrale di Torino nel 1978.

L’ultima ostensione solenne risaliva al 1933 e per la prima volta le intenzioni erano quelle di esporre la Sindone come documento storico e non come reliquia. Numerose le incognite tecniche per l’esposizione, a partire dalle dimensioni della Sindone, al reperimento di un vetro lungo 5 metri, poi diviso in due parti, alla realizzazione di un presbiterio temporaneo ma anche formalmente e liturgicamente aggiornato. Sono pensati due poli giustapposti: quello dell’esposizione e quello della celebrazione. Il primo polo coincide di per sé con il lenzuolo della Sindone, ben illuminato, libero soprattutto da cornici, decorazioni, parati, evitando toni di enfasi, meraviglia, trionfalismo. Il grande telo è esposto nella sua interezza, racchiuso in una cassa con base in acciaio in quattro millimetri di spessore, bordi in profilato, fronte in tre strati di cristallo. Questa teca di grande rigidezza, di grande peso, è sostenuta sopra l’antico altare da una struttura di ferro opaco: così da apparire isolata, nel vuoto dell’abside del Duomo: sullo sfondo la cappella costruita da Guarini alla fine del Seicento, proprio perché vi fosse custodita la Sindone: i marmi grigio neri delle pareti a rilievo, compresi fra base e tamburo, sono visti dall’interno e dal basso, attraverso la grande vetrata antica. La distanza fra navata del Duomo e cappella, la leggera deformazione delle immagini operata dai vetri originari (soffiati e lavorati a mano), il contrasto nuovo delle luci naturali giocano da fondale architettonico, di notevole sostanza, di misterioso peso; l’effetto che ne risulta infatti non è infatti di scenografia, ma di architettura.



Lo spazio sfondato domina anche sul secondo polo dell’allestimento, dedicato alle celebrazioni liturgiche. Realizzato liberando il presbiterio delle sue sovrastrutture, è costituito da una pedana circondata dalla folla dei fedeli e dalle sedi dei concelebranti: al centro un altare quadrato, simbolo geometrico di presenze uguali. Il tono indaco del feltro che riveste la pedana, sedili, altare, accresce il contrasto tra il neutro aspetto degli inserimenti e il peso dei materiali antichi (pietra, marmi, intonaco). Un grande lavoro di squadra che porterà in 54 giorni circa 3 milioni di persone davanti al telo.

Passano poi venti anni, fino al 1998, prima che si programmi una nuova Ostensione, evento che viene minacciato significativamente dall’incendio della notte tra l’11e il 12 aprile 1997. Si decide comunque, anche se con una parte di Duomo inagibile, di confermare l’Ostensione. I primi interventi provvisionali vengono realizzati dai Vigili del fuoco: lo spazio sottostante l’arcone e in sostanza tutto il coro erano impraticabile per le cadute dei frammenti lapidei. Con un doppio tavolato di protezione si è potuto mettere in sicurezza l’altare maggiore, smontare gli stalli del coro e staccare gli arazzi.

Per consentire l’agibilità del Duomo in modo definitivo la soluzione degli strutturisti è stata quella di costruire una struttura reticolare di acciaio, costruita sul limite del presbiterio e poi traslarla su rotaie sotto l’affaccio della cappella sul Duomo. Progettiamo il rivestimento di questo “scudo” fonoassorbente che permettesse di isolare il Duomo dai rumori prodotti dall’imminente cantiere di restauro e il grande telo dipinto a trompe l’oeil che riproduce il fondale della cappella della Sindone e che è stato il fondale per le Ostensioni e le attività in Cattedrale per oltre 20 anni.

Non essendo agibile al pubblico l’area del presbiterio e del transetto, la teca che ospitava la Sindone viene collocata sul limitare del presbiterio, fra i pilastri che sostenevano la cupola. Le bifore sono schermate per controllare l’illuminazione della chiesa, concentrandola sulla teca. Il percorso per i visitatori è suddiviso su tre passerelle, disposte a livelli differenti in modo da assicurare una perfetta visibilità della Sindone. Al centro dei percorsi è allestita l’area del presbiterio. Tutto è rivestito da un panno ignifugo, viola, anche attorno e ai lati della teca a chiusura delle navate laterali e a protezione degli impianti tecnologici posti nell’area retrostante: l’atmosfera controllata della teca è infatti verificata continuamente.

Questo allestimento, nelle prime due Ostensioni con Gabetti e Isola, pur in forme e colori diversi, vista la presenza dei ponteggi, rimase inalterato anche per le ostensioni del 2000, del 2010 e del 2015. Con l’inagibilità delle sacrestie storiche si rende necessaria anche la costruzione di un edificio temporaneo ad uso sacrestia e servizi sulla piazza S. Giovanni, L’edificio, sviluppato su due piani, è costituito da una struttura in carpenteria metallica appoggiata su murature prefabbricate ed è finito all’esterno con tavolato di legno. La copertura è protetta da una lamiera in Rheinzink. Sarà rimosso solo nel 2013.

La teca della Sindone rimase sul presbiterio sino all’Ostensione del 2000, mentre si cercava un luogo idoneo per la sua conservazione. La dimensione della teca – cinque metri di lunghezza – escludeva la sua ricollocazione nell’altare storico del Bertola. Si pensò allo scurolo, ma l’ipotesi fu scartata per l’inagibilità del luogo. La scelta cade infine sulla Tribuna reale, di struttura settecentesca, che occupa quasi completamente il transetto sinistro del Duomo, che viene adeguata per ospitare, dopo l’Ostensione la teca.

L’intervento, che ha comportato il totale restauro del vano, ha portato alla luce la cornice e il tabernacolo rinascimentali di una preesistente cappella e la pavimentazione storica del transetto, ora protetta da una struttura in acciaio completamente reversibile, sormontata da lastre piane in bronzo che permettono la movimentazione della teca. Sono seguiti il consolidamento del solaio ligneo della tribuna, con l’inserimento di una struttura protettiva ad alta resistenza e lo spostamento delle balaustre, che erano state rimosse nell’Ottocento per l’adeguamento della tribuna alle esigenze della corte, nella posizione originaria. Per la chiusura del vano, rivestito con panneggi in velluto ignifugo rosso, è stato inserito un grande serramento scorrevole in bronzo e cristallo, realizzato per la protezione della nuova teca della Sindone costituita da una struttura in alluminio e cristallo e da sarcofago di rivestimento.

Il lenzuolo della sindone è conservato in posizione distesa nella teca in alluminio protetta superiormente da un cristallo di sicurezza a tenuta ermetica per il mantenimento dell’atmosfera interna di gas inerte. Come si vede la teca è ancora protetta esternamente da un sarcofago ignifugo, che si apre al centro scorrendo su ruote. Il vano è chiuso da una vetrata che sia apre lasciando, all’occorrenza, del tutto in vista la teca.



Per l’Ostensione del 2000 l’intero allestimento è rivestito da un panno ignifugo, viola e rosso e si rende necessaria la realizzazione di un nuovo edificio provvisorio nella piazzetta Reale, adibito a “cappella delle confessioni” e a “cappella dell’adorazione”, caratterizzato da una grande copertura a padiglione: un velario continuo in tela grigia è appoggiato alle strutture di sostegno in tubolari d’acciaio ed è sormontato da due croci. All’interno è rivestito da un tavolato coperto da moquette e finito in lato con velari bianchi.

Nel 2010 si conserva sostanzialmente l’allestimento dell’interno della chiesa precedente, adeguando soltanto l’altare e l’ambone sul presbiterio. La “cappella delle confessioni” e la “cappella dell’adorazione” vengono allestite nei locali del vicino palazzo Chiablese ora sede espositiva. La “cappella per l’adorazione del SS. Sacramento” è rivolta verso l’Ostensorio collocato sulla parete di fondo e posto su un semplice altare rivestito in moquette mentre la “penitenzieria” è costituita da un vano centrale principale, dotato- al centro – di panche e sulle due pareti laterali di confessionali, realizzati con pareti rivestite in moquette ignifuga e dotati di due sedili e un inginocchiatoio. Le volte e le pareti, in corso di restauro, sono rivestiti con velari di tela bianca.

Tra il 2013-2014 l’esigenza di demolire la Sacrestia provvisoria e di utilizzare ambienti più consoni ha permesso di individuare nuovi locali storici adibiti agli interventi tecnici sulla Sindone nei pressi della cappella di conservazione. L’intervento ha comportato la demolizione parziale di alcuni setti murari per rendere gli ambienti intercomunicanti, la realizzazione di solaio di calpestio continuo con pavimento in pietra e di contropareti che consentono di preservare i paramenti murari e contestualmente proteggere il locale tecnico, un controsoffitto voltato ribassato con vano tecnico che consente l’inserimento degli impianti (condizionamento, illuminazione, forza motrice, antincendio, antintrusione). Tutti questi interventi sono stati realizzati nell’ottica della rilevanza storico-architettonica del sito, compatibilmente con le necessità tecnologiche richieste dalla conservazione della Sindone.

Nel 2015, ancora per l’Ostensione, pur mantenendo l’impianto consueto, condizionato dall’inagibilità dovuta al cantiere della Cappella della Sindone, si opta per un allestimento ancora più essenziale, con drappeggi limitati e arredi in grigio e bianco, ma soprattutto si studia una struttura di passerelle e presbiterio modulare, smontabile, rimessabile e riutilizzabile.

Come già scritto la progettazione (e la direzione dei lavori) per una Ostensione della Sindone è un’esperienza professionale, umana, organizzativa inimmaginabile se non vissuta: da una parte la componente più strettamente progettuale, innovativa nel 1978 e poi fortemente condizionata dall’agibilità ridotta della cattedrale. Esporre un oggetto (per alcuni reliquia) la cui immagine è estremamente evanescente, delicata e misteriosa, è reso possibile solo dal lavoro coordinato con il gruppo di scienziati e di teologi che da tempo studiano e conservano la Sindone. E ancora allestire una chiesa di dimensioni relativamente ridotte che in una quarantina di giorni dovrà ospitare circa 3 milioni di pellegrini, di cui molti disabili, in sicurezza, con il giusto raccoglimento, magistralmente accolti da un gruppo di volontari eccezionali.

Con la cappella della Sindone quasi completamente restaurata si aprono ora nuove prospettive.




 

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