Con il patrocinio del

partenariato

partenariato

“Fede e Cultura nel Monferrato di Guglielmo e Orsola Caccia” di Timothy Verdon e Andrea Longhi

“Fede e Cultura nel Monferrato di Guglielmo e Orsola Caccia”
di Timothy Verdon e Andrea Longhi

Pubblicazione: giugno 2013
libro e documentario in DVD
€ 28,00

“Fede e cultura nel Monferrato di Guglielmo e Orsola Caccia” è il primo dei 13 quaderni monotematici (in italiano e in inglese) della COLLANA “MONCALVO E IL MONFERRATO”, un progetto editoriale dell’ A. L. E. R. A. MO. Onlusche porrà l’attenzione sull’arte del Seicento all’epoca dei Gonzaga e della Controriforma attraverso un viaggio nella terra del Monferrato.

Il primo lavoro, stampato da L’Artistica Savigliano e pubblicato nel giugno 2013, si divide in due bei saggi redatti da Mons. Timothy Verdon e dall’arch. Andrea Longhi: due punti di osservazione, uno complementare dell’altro,  capaci di restituire l’operato di Guglielmo e Orsola Caccia nella loro completezza. Nel descrivere le opere pittoriche, espressione di un patrimonio variegato e diffuso nel territorio, è possibile risalire ai diversi elementi che hanno contribuito a formare due autori della controriforma.

La narrazione si svolge per mano di uno storico dell’arte (Verdon) che nella prima parte costruisce il suo racconto su una lettura iconologica. Le tele di Guglielmo ed Orsola Caccia sono ri-lette secondo le indicazioni che il Concilio di Trento aveva dato all’arte, quale fosse realmente il suo compito nei confronti del popolo. Parimenti la lettura spaziale avviene col contributo dello storico dell’architettura (Longhi) attraverso una dettagliata analisi del sistema territoriale geopolitico, ecclesiastico, della vita religiosa del sistema insediativo e per finire un ragionamento sulle pale d’altare per ben definire lo spazio liturgico in cui sono inserite. Il criterio metodologico utilizzato da Longhi prende spunto dalla contestualizzazione intesa come trama di relazioni che aiutano a capire il significato di un’opera. La griglia interpretativa fa fede all’attività pittorica del Caccia all’interno dei relativi contesti spaziali, riuscendo a descrivere delle opere pur non parlando propriamente di pittura.

L’intreccio tra la vita di Guglielmo Caccia, la cui sovrapposizione onomastica tra il pittore e il borgo di Moncalvo è annoverata al 1615, e la vita della figlia Orsola si basa non solo sulla comune passione artistica, sulla produzione pittorica che tanto si differenzia quanto si contamina ma anche su quella fede religiosa che caratterizza le loro opere, e la vita stessa di Orsola e delle sue sorelle, diventate suore dell’ordine delle Orsoline proprio in un monastero voluto dal padre in una delle sue proprietà immobiliari (1625).

La figura predominante del racconto è proprio il Moncalvo e il tema del rapporto tra il pittore e i luoghi è determinante per comprendere le sue scelte artistiche. A partire dalla metà del XVI secolo, il Concilio di Trento (1545-1563, voluto da papa Paolo III) ha avuto un impatto incalcolabile sull’arte di quell’epoca e negli anni in cui lavora Moncalvo, i dettami del Discorso del cardinale Paleotti (nel 1582 pubblicò il celebre Discorso intorno alle immagini sacre e profane, che dettò i principi a cui dovevano attenersi gli artisti della Controriforma) furono determinanti. La pittura diventa una forma di letteratura visiva- ut picturapoesis; l’immagine deve essere la Bibbia per gli analfabeti e accessibile a tutti, anche a quelle anime più semplici, proprio per assolvere al suo compito. La sua ampia produzione, collocata essenzialmente nelle chiese dell’intero territorio, si declina come modalità per avvicinarsi ai semplici con un linguaggio popolare come nel suo intervento per il Sacro Monte di Crea alla fine del 1500. I Sacri Monti sono un must per la cultura subalpina occidentale in cui i grandi autori si cimentano, opere d’arte che si inseriscono nell’ambiente creando una sinergia e una particolare atmosfera di arte e costruzione architettonica perfettamente adatta agli scenari della religiosità.

L’influenza del contesto, così come spiegato in precedenza, è decisiva. Le linee guida del suo percorso professionale sono imprescindibili dal rapporto tra comunità, architettura e territorio. Nel periodo in cui lavora per le diocesi monferrine, la committenza è fatta di comunità dei borghi, con l’elites locale che in ambito religioso assumono la struttura di confraternite. La prassi devozionale predomina sull’uso liturgico, di carattere più teologico, che invece si riscontra nel momento in cui il Moncalvo si confronta con le diocesi di cultura borromaica (chiesa milanese con il vescovo Federico Borromeo, diocesi novarese con Bascapé, già collaboratore di Carlo Borromeo e figura di spicco della congregazione barnabita). L’approccio appare da subito diverso, segnato da una cultura legata ad una formulazione teorica e normativa, da una spiritualità e committenza “alta”, collegata alle gerarchie mantovane e gonzaghesche. Da qui la scelta iconografica evidenzia una consapevolezza maggiore del pittore nei confronti della cultura teologica seppur il messaggio cristiano voglia essere sempre chiaro e accessibile a tutti. Nonostante ciò, è evidente la sua poca fortuna critica dovuta, probabilmente, alle sue opere che esprimono l’inquietudine del concilio tridentino. Come oggi, a 50 dal Concilio Vaticano II, dibattiamo sugli adeguamenti liturgici; allora si assisteva alle sperimentazioni riguardanti l’adeguamento post-tridentino degli spazi liturgici medievali  a 50 anni dal Concilio di Trento. A riguardo, l’opera del Moncalvo esprime gli aspetti identitari e di trapasso della innovazione liturgica e devozionale. Le pale d’altare con il loro allestimento ci conducono per mano per comprendere tali trasformazioni. La loro ambientazione, i soggetti rappresentati e la collocazione della custodia eucaristica, del crocefisso ci fanno cogliere la spazialità di una chiesa post-tridentina soggetta a un repentino cambiamento riscontabile poi nelle architetture barocche, macchine d’altare scenografiche in cui vengono ricollocate le opere, sottratte al loro contesto originario.

Carla Zito

copertina-Longhi-Verdon

026-bis

Guglielmo Caccia, Martirio di Sant’Orsola (Moncalvo, San Francesco)

027-2

Orsola Caccia, Natività di San Giovanni Battista (Moncalvo, San Francesco)

Condividi articolo
Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email
Share on whatsapp
WhatsApp
Articoli correlati

Ultimo numero di thema

BACHECA THEMA

error: Avviso:Questo contenuto è protetto