Le maioliche nell’arte sacra portoghese:

 breve excursus storico-artistico e differenti esempi di azulejos in cinque chiese di Lisbona

 

Come in tutto il Portogallo, anche a Lisbona gli azulejos, nome portoghese per le maioliche, sono protagonisti assoluti, in spazi civili e religiosi: sono usati dalla fine del Sec XV, inizialmente solo in interni (chiese, case e palazzi), ma poi, dalla prima metá dell’800, passano ad essere applicati anche sulle facciate di molti edifici. Nell’ambito dell’architettura sacra gli azulejos, per motivi estetici ed economici, hanno svolto per molti secoli un ruolo decorativo e didattico fondamentale, sostituendo le pietre ed i quadri su tela. Prima di entrare negli esempi concreti, é doveroso un breve cenno storico sulla tradizione dell’uso degli azulejos in territorio portoghese, dove questo materiale ha svolto nei secoli un ruolo cosí importante a livello estetico che, analizzandone i cambiamenti nel tempo, é possibile accompagnare l’evoluzione del gusto e della produzione artistica lusitana, spaziando dall’estetica tardomedioevale di stampo arabo a quella Art Nouveau di inizio ‘900.

Dobbiamo risalire al periodo in cui gli arabi invasero praticamente tutto il territorio della Penisola iberica, agli inizi del Sec. VIII d.C., restando in Portogallo fino alla metá del Sec. XIII: nonostante Lisbona sia stata riconquistata dai cristiani nel 1147, in Algarve gli Arabi continuarono a governare fino al 1249. Nel territorio lusitano in realtá non restano molte architetture di quel periodo, ma sono evidenti influenze estetiche e culturali, nell’arte ed anche nella lingua portghese.

Molte parole portoghesi che iniziano per “al” p.e. sono di origine araba (Algarve, Alfama, Aljubarrota, e cosí via…), e la stessa parola azulejo rimanda al periodo in cui gli arabi governavano la penisola iberica: la parola nasce infatti dalla trasformazione della parola “azul”, espressione persiana che identificava il blu del lapislazulo, nella parola “zulej” che significava piccolo pietra liscia. Ulteriori trasformazioni fonetiche hanno poi prodotto la parola azulejo in Andalusia, importante centro della sua produzione nei Sec. XII e XIII. Nel Sec XIV questa parola era ormai comunemente usata in tutta la Penisola Iberica per designare proprio le ceramiche smaltate ispano-arabe, allora prodotte soprattutto nel califfato di Al-Andaluz che ancora resisteva nell’attuale Andalusia, dove gli arabi hanno esercitato il loro dominio fino alla fine del Sec XV. Gli azulejos piú antichi presenti in territorio portoghese risalgono al Sec XIII, provenienti dall’estremo sud della Penisola iberica.

Ma l’inizio della diffusione su grande scala degli azulejos in Portogallo avviene senza dubbio nel periodo manuelino, cioé nel periodo in cui regna il re D. Manuel I, quinto re della dinastia degli Avis, alla guida del regno dal 1495 al 1521, ossia nel periodo d’oro dell’espansione lusitana: é nel 1498, data fondamentale nella storia lusitana, che il grande navigatore portoghese Vasco da Gama arriva finalmente in India, permettendo cosí ai portoghesi, nei primi due decenni del ‘500, di sottrarre ai veneziani il monopolio del commercio delle spezie e dei materiali preziosi che venivano dall’Oriente. Tra i primi azulejos utilizzati in epoca manuelina ci sono quelli che ancora oggi si possono ammirare a Sintra, in alcune delle sale del Palazzo Nazionale.

Prodotti a Siviglia, con motivi geometrici o floreali in conformità con i principi estetici arabi, rivelano alcune delle tecniche tipiche di qusto periodo, in cui gli artigiani arabi ricorrevano alla tecnica della corda secca o dell’aresta (bordo) per evitare che i colori si mischiassero durante la cottura: passandoci la mano sopra, si sente infatti un rilievo in corrispondenza delle linee di separazione tra i colori. Senza abbandonare il gusto estetico arabeggiante, sin dagli inizi del Sec. XVI gli artigiani portoghesi iniziano a produrre e fabbricare i propri azulejos, risolvendo il problema della divisione dei colori importando dall’Italia la tecnica della faiança (la parola portoghese deriva da una delle cittá italiane piú illustri ed influenti nella produzione della ceramica, ossia Faenza), basata sull’uso dell’ossido di stagno e che permetteva l’uso di colori su una superficie perfettamente liscia, senza dover ricorrere a rilievi per garantire la loro separazione durante la cottura.

Prima dell’affermazione definitiva di questa tecnica, coesistono comunque in territorio lusitano varie tecniche, tra le quali merita una menzione specifica la tecnica della composizione in enxaquetado o de xadrez: elementi monocolore (assieme al bianco, il blu ed il verde sono i colori piú usati) in cui quadrati e rettangoli di dimensioni differenti si alternano in una composizione geometrica ritmata, con una disposizione a 45º degli elementi ceramici che suscita un particolare dinamismo compositivo. Fu usata a cavallo del 1600 per rivestire e decorare gli interni di molte chiese dell’epoca. Ne rappresentano un esempio importante p.e. le pareti della Sala araba del giá menzionato Palazzo Nazionale a Sintra, o gli interni della Chiesa di Marvila (Santarém), entrambi risalenti al Sec. XVI.

Piú recenti (Sec. XVII), ma con la stessa tecnica, sono gli azulejos che rivestono le pareti della Parrocchia di S. Bartolomeo nella localitá di Charneca, attualmente dentro al perimetro urbano di Lisbona: interessante soprattutto la transizione del ritmo tra la fascia inferiore e la superiore (fig. 1 e 2), in un gioco che sembra quasi una moderna composizione di optical art. Parrocchia un po’ sperduta, localizzata in una realtá socio-economica complicata, questa piccola chiesa racchiude al suo interno uno degli esempi piú interessanti di azulejos de xadrez osservabili nella capitale portoghese, dove molte chiese vennero distrutte dal tristemente famoso terremoto del 1º di novembre del 1755, ma anche una composizione in azulejos di uno dei primi grandi pittori “di azulejos” riconosciuti come maestri, ossia lo spagnolo Gabriel del Barco, che firma un quadro nella zona dell’altare (fig. 3). É invece in un’altra Chiesa di Lisbona, piú precisamente la Chiesa di S. Rocco, nel Bairro Alto, che si possono ammirare differenti composizioni di azulejos della seconda metá del Sec. XVI, di fondamentale importanza per la loro qualitá estetica, e che rappresentano un esempio dell’affermazione della tecnica della maiolica, seppur con gusti molto diversi.

Da una parte, nella zona di ingresso della chiesa e quindi sotto il coro alto, i pannelli con disegni geometrici, che richiamano molto il gusto arabo, dove i protagonisti sono gli azulejos detti “a punta di diamante”, per simulare una tridimensionalitá (fig. 4 e 5) in realtá inesistente, fabbricati in questo caso specifico sia a Siviglia che in Portogallo.


 


Dall’altra, nella Cappella di S. Rocco, il primo grande esempio di produzione di azulejos d’autore portoghese, in una rappresentazione geometrica ma anche figurativa: nel lato destro della cappella (fig. 6) un miracolo di S. Rocco é finemente rappresentato in un vero e proprio “quadro” in azulejos da uno dei primi maestri dell’azulejaria cinquecentesca portoghese, ossia Francisco de Matos, che firma e data anche la parete di sinistra, dove un timido cane con il pane in bocca fa capolino tra disegni geometrici e floreali (fig. 7), in un uso magistrale di questo materiale che giá all’epoca si stava affermando come sempre piú “portoghese”. Prima della fine del Sec XVII si sviluppa anche un’altra corrente nel panorama artistico dell’azulejaria portoghese: il “grottesco”, dove figure profane e bizzarre si incrociano con motivi geometrici o floreali, dando vita a composizioni sui generis che, nonostante il loro carattere appunto profano, si ritrovano spesso in interni di architetture sacre, come é il caso delle maioliche nella Sacrestia della Chiesa della Grazia, nell’omonimo quartiere della Graça, a Lisbona, o come le composizioni in maiolica che rivestono le pareti della galleria esterna dell’Ermida di Santo Amaro (fig. 8 e fig. 9), anch’essa nella capitale portoghese, localizzata nella sommitá di una delle colline occidentali.


 


Contemporaneamente agli azulejos suddetti ed alla diffusione del gusto del “grottesco” nella maiolica, si affermano anche, nella transizione tra i Sec XVII e XVIII, i primi grandi mestres (maestri) dell’azulejaria portoghese: come noi abbiamo avuto i nostri pittori, il Portogallo ha avuto i suoi, e tra essi meritano il dovuto riconscimento anche alcuni grandi “pittori/maestri di azulejos”: non a caso nelle Chiese portoghesi lo spazio che nella nostra penisola sarebbe probabilmente occupato da quadri su tela, raffiguranti scene religiose, é spesso occupato da “quadri”, sempre con una chiara intenzione didattico/religiosa, che peró sono realizzati e dipinti con azulejos. Accanto al giá citato pittore spagnolo Gabriel del Barco, tra gli artisti portoghesi uno dei grandi maestri di questo periodo é senza dubbio António Oliveira Bernardes, figura di punta del periodo barocco che dipinge spesso temi figurativi utilizzando per lo piú i colori dominanti nell’azulejaria dell’epoca, ossia bianco e blu, e che fonda anche un’importante scuola di pittori di maioliche: di questo artista a Lisbona possiamo ammirare un bellissimo quanto insolito rivestimento con azulejos bianchi e blu della volta a botte di una sala laterale della Igreja Paroquial das Mercês (fig. 10), vicino al quartiere di Santa Caterina ed al Bairro Alto: passati da tempo dal pavimento alle pareti, in questo caso gli azulejos rivestono e “si appropriano” anche del soffitto, completando cosí l’occupazione totale del volume interno delle architetture sacre.

Nel corso dei secoli fino ai giorni nostri, gli azulejos hanno attraversato ed accompagnato in prima persona cambiamenti estetici che sono spesso stati lo specchio fedele di mutazioni sociali, economiche  e culturali: questo approccio al tema é un’introduzione che vuole suscitare curiositá ed approfodimenti, e potrá stimolare uno sguardo piú attento del futuro viaggiatore in territorio lusitano.

Matteo Gabellieri

 

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