Gli stati generali dei progetti culturali dei beni ecclesiastici

 

L’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI ha indetto per il 14 maggio e il 15 giugno la convocazione degli stati generali delle diocesi che in questi ultimi due anni hanno realizzato progetti culturali dei beni ecclesiastici in forma integrata fra museo archivio e biblioteca diocesana. Alcune di esse anche in collaborazione con associazioni di volontariato impegnate in progetti di apertura delle chiese* .
Dopo il biennio di sperimentazione questa convocazione aveva l’obiettivo di riunire le diocesi coinvolte nei progetti integrati per un incontro di condivisione e di ascolto a partire dai lavori presentati per ripensarli nel contesto covid che stiamo vivendo. Il confronto ha fatto emergere le buone pratiche, le difficoltà e anche le proposte innovative rivolte soprattutto alla valorizzazione.

Sono state ottantotto le diocesi invitate a partecipare alla prima giornata del 14 maggio organizzata in due momenti, mattina e pomeriggio, per poter ascoltare esperienze e contributi e per dare la più ampia possibilità di confronto fra i partecipanti.
In previsione dell’incontro è stato somministrato un questionario di preparazione e riflessione sulle attività svolte per facilitare e rendere incisivo il dibattito.

Il secondo appuntamento si è tenuto lunedì 15 giugno e sono state invitate tutte le diocesi. Sono state condivise alcune linee di lavoro e spunti formativi a partire dai dialoghi emersi nella giornata di maggio. Si è trattato di un incontro ispirato anche dalla novità del contesto di distanziamento sociale a causa dell’emergenza covid che ci impedisce le certezze del passato imponendo la necessità di nuove visioni convergenti.
Molte persone hanno partecipato a questo secondo appuntamento: 176 sono state collegate per l’intera mattinata. Si sono condivise sensibilità e necessità, prospettive di lavoro e voglia di confronto. I membri del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto, che hanno collaborato alla realizzazione degli incontri, hanno sintetizzato le indicazioni emerse dai questionari, dai colloqui di maggio e dalla conoscenza diretta dei progetti diocesani.
Il prossimo futuro ci vedrà impegnati ad approfondire il senso e il significato dei beni culturali, che sono carne e sangue, vita della gente e dei luoghi. Serve ripartire dall’ascolto delle persone e delle comunità. Le reti saranno lo strumento operativo di lavoro. Il digitale e i social l’altro volto del patrimonio. I volontari associati la cifra del valore che il patrimonio esprime per le persone, che sono disponibili a “spendere” gratuitamente il loro tempo. La progettualità, la capacità di “tenere insieme” necessità sogni aspettative creatività e professionalità.
Le relazioni dei membri del Comitato sono pubblicate sul sito www.beweb.chiesacattolica.it **.

I dialoghi hanno evidenziato la necessità di approfondire il ruolo dei volontari nelle attività di valorizzazione del patrimonio culturale, specialmente nei rapporti con le persone. La loro professionalità è fondamentale proprio dal punto di vista della narrazione e delle relazioni, capaci di accogliere e creare le condizioni per una vera esperienza ecclesiale.
Sarà necessario approfondire il significato e le finalità della valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici, che debbono seguire logiche e modalità specifiche sulla base delle finalità per le quali il patrimonio ecclesiastico è stato realizzato: il culto e la carità.

Abbiamo riscoperto che le comunità di riferimento sono quelle di prossimità: le parrocchie. Non nella logica del numero di biglietti staccati, ma delle relazioni. La missione degli istituti culturali ecclesiastici è quella di contribuire alla costituzione di comunità patrimoniali, nella definizione della Convenzione di Faro, consapevoli e responsabili.
Con la stessa logica bisognerà ripartire proprio dalle comunità, dall’ascolto dei loro bisogni ed aspettative, delle loro attese, speranze e incertezze. A quali di queste gli Istituti culturali e le attività culturali potranno dare delle risposte o offrire prospettive?

Nel periodo di chiusura abbiamo sperimentato in modo massiccio l’uso del digitale, con professionalità o semplicemente improvvisando. Molti hanno realizzato post raccolti su Instagram (#testimonidifuturo #raccontidacasa #bestories @bewebofficial) e rappresentati sul portale https://beweb.chiesacattolica.it/giornate-di-valorizzazione/
Il digitale ha trasformato le motivazioni stesse del suo utilizzo: da strumento di veicolazione dei contenuti su eventi o oggetti, in vero e proprio supporto di una esperienza nuova di fruizione dei beni, che per lungo tempo sono stati indisponibili in presenza. Un cambio di mentalità resosi necessario dalla situazione, ma già descritto nella Convenzione di Faro.

Gli orientamenti emersi rappresentano un contributo per le attività culturali dei beni alle nostre comunità ecclesiali anche attraverso i Musei Archivi Biblioteche e le associazioni di volontariato. Una svolta importante è proprio quella di comprendere come le attività degli istituti culturali ecclesiastici possa entrare a pieno titolo nella pastorale della chiesa, non solo come strumento, ma quale luogo di vita delle persone che in essi si riconoscono e rinnovano il motivo della loro speranza.
Saranno un importante supporto per le prossime progettazioni.

#testimonidifuturo #raccontidacasa #bestories @bewebofficial

www.beweb.chiesacattolica.it

Don Valerio Pennasso

note

[*] https://bce.chiesacattolica.it/2020/05/19/cei-gli-stati-generali-dei-progetti-culturali-dei-beni-ecclesiastici/ rilevata il 28 giugno 2020

[**]https://www.beweb.chiesacattolica.it/notizie/1641/Gli+stati+generali+dei+progetti+culturali+dei+beni+ecclesiastici:+secondo+incontro rilevata il 28 giugno 2020

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