Nel 2010 i Musei pavesi si sono arricchiti di una raccolta di dipinti che, provenendo da un sacerdote, annovera quasi esclusivamente opere di soggetto religioso. Oltre a numerosi quadretti destinati alla devozione privata, di modeste dimensioni e fattura popolare, alcune grandi tele sono state riconosciute quali pale da collocarsi su altari; opere appartenenti alla scuola lombarda, veneta e soprattutto emiliana, interessanti testimonianze della pittura sacra tra Manierismo e tardo Barocco, con un’anticipazione cronologica riferibile a esempi eccellenti dell’arte nordica di primo Rinascimento, e una coda conclusiva nell’ambito della pittura pavese di secondo ‘800.

Tra le opere più antiche si segnala il bel Compianto su Cristo morto, grande pala in rovere, dovuta ad un autore di Anversa vicino ai modi di Franz Floris: l’immagine della salma di Cristo, che sta per essere deposta nel sepolcro, sorretta da Maria Maddalena e compianta dalla Madonna, S.Giovanni, Nicodemo , Giuseppe d’Arimatea e le Pie donne , è collegata alle sofferenze della Passione, i cui simboli appaiono in primo piano, e ribadita dall’iscrizione che corre inferiormente, tratta dal salmo 22 di Davide.

All’epoca di transizione tra XVI e XVII secolo e a modelli di Guido Reni sono da riferire il bel dipinto attribuito a Giacomo Sementi, raffigurante S.Caterina d’Alessandria, che di Guido riprende le fattezze e le vesti oltre che l’atteggiamento teatrale della martire, illuminata da intense luci divine; il San Gerolamo in lettura, dovuto ad un artista nell’ambito di Giacomo Cavedone, pittore emiliano tra i più promettenti allievi dell’Accademia carraccesca, che raffigura il vecchio eremita nella grotta, i fianchi coperti da ampio panneggio, intento a leggere la Bibblia prima di avviarne la traduzione dal greco e dall’ebraico; San Pietro penitente, opera della cerchia di Ribera e in particolare vicina allo stile di Francesco Fracanzano; il bel Cristo crocefisso tra la Madonna e san Giovanni, attribuito al pittore pesarese Simone Cantarini, copia fedele di un originale di Guido Reni, di cui ripropone caratteristiche di sapienza compositiva, precisione ed eleganza disegnativa, intenso pathos ed espressività profonda ma misurata, cromatismo intenso che, sullo sfondo bruno, accende tonalità azzurre e rosso vivo di grande luminosità.

All’ambito lombardo ci riportano altre grandi pale d’altare, quali un’ Annunciazione di cui si è riconosciuto l’autore in Federico Bianchi, artista attivo a Milano lungo tutta la seconda metà  del ‘600 e primo ‘700, pittore dalla fisionomia stilistica eclettica, che guarda ai Procaccini, ad Abbiati e da ultimo a Legnanino, ai cui prototipi sembra rifarsi l’iconografia del’Angelo annunciante. Vi è poi il Martirio di sant’Agata, per il quale si propone la paternità di Gian Giacomo Paravicini, detto il Gianolo, composizione impegnativa per la costruzione di un volume prospettico di tipo architettonico e per l’impostazione teatrale che vede un’azione centrale e testimoni sulle quinte laterali, secondo tipici schemi tardo barocchi; la gestualità accentuata, la mimica dei volti, il cromatismo brillante e variato mostrano come l’autore ben conosca i modelli aulici di Tiepolo e Sebastiano Ricci, filtrati attraverso il linguaggio diffuso nella Lombardia settentrionale tra ‘600 e ‘700.

Ancora a un pittore lombardo, ma di educazione romana, è attribuita l’Assunzione della Vergine; si tratta di Giuseppe Bottani, che riprende un modello di Carlo Maratti: l’intonazione cromatica è dominata da quiete tinte pastello di toni rosacei e azzurrati, l’impaginazione della scena sacra è improntata a principi di ordine e di chiarezza, le forme sono castigate, gravi e dignitose, la gestualità misurata.

Anche la Civica Scuola di Pittura pavese, attiva in città da metà ‘ 800 per cent’anni, è rappresentata nella collezione Strozzi: Carlo Sara, allievo e poi direttore per qualche tempo, è autore di un San Luigi Gonzaga in preghiera e del Ritratto del canonico Bosisio, buon esempio di quella ritrattistica psicologica che Sara aveva desunto dal suo maestro Trecourt; Antonio Oberto propone un’Estasi di Santa Teresa, ovvero il rapimento celeste raccontato dalla Santa in un passo dei suoi scritti (“Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio”), mentre Mario Acerbi firma una dolcissima Madonna col Bambino, replica moderna di  un ‘invenzione iconografica di Carlo Francesco Nuvolone.

Susanna Zatti



 



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I MUSEI CIVICI DI PAVIA

 

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