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Il gesto sacro- Una conversazione con Mario Botta

Il libro offre uno sguardo inedito sul percorso intellettuale e professionale dell’architetto ticinese, suggerendo al lettore, a partire dalla sua stessa struttura, tre momenti consecutivi. La prima parte, rinviando agli anni della formazione, orienta, attraverso la fotografia, a una serie di architetti e di opere del XX secolo a prescindere dai quali non comprenderemmo Mario Botta, né l’affermazione del suo approccio al “gesto sacro” del costruire; le immagini proposte, molte delle quali scattate a breve distanza dalla costruzione degli edifici che ritraggono, sono contenute in monografie e libri contemporanei alla sua formazione, idealmente fotografie e testi con cui l’architetto potrebbe essere entrato in contatto proprio negli anni in cui iniziava a plasmare il proprio linguaggio. “Nella piccola antologia che compone l’originale introito di un alfabeto visivo– osserva Giuliano Zanchi su L’Osservatore Romano – trovano posto, secondo una selezione che appare fruttuosa proprio perché severa, solo dodici «maestri» (nell’ordine, Oscar Niemeyer, Rudolf Schwarz, Le Corbusier, Eero Saarinen, Luis Kahn, Carlo Scarpa, Aldo Van Eyck, Eladio Dieste, Jorn Utzon, Alvar Aalto, Tadao Ando, Hans van der Laan) […]. Si può anticipare l’impressione che essi abbiano in comune quel rigore costruttivo che la storia del ‘movimento moderno’ ha imparentato così perfettamente a un desiderio di riforma spirituale che in qualche momento il cattolicesimo conciliare, prima e dopo il suo effettivo evento sinodale, ha saputo realmente intravvedere”.

La seconda parte, grazie al dialogo informale che noi autori abbiamo potuto instaurare con lui, ha la forma distesa della conversazione e consente all’architetto di riprendere lo sviluppo della sua vicenda professionale, addentrandosi in alcuni temi chiave del dibattito contemporaneo: il rapporto con la propria terra e cultura in un mondo globalizzato; il destino della città europea; il ruolo del passato e il coraggio di reinterpretarlo; l’aggressività del modello economico capitalista e l’attuale cultura ecologica; lo spazio sacro e il senso di Dio oggi; la ricerca dei fondamenti della propria disciplina e la debolezza dei passaggi generazionali. Il dialogo scorre costellato dai disegni di studio che Botta ha concesso alla pubblicazione: rinunciando al convenzionale apparato di opere riprodotte in fotografia, si conferma così l’idea di un primato del «gesto» che guida l’intero corso del libro. Come evidenziato da Pierluigi Nicolin sul Corriere della Sera, “Sia Carlo Scarpa sia Louis Kahn sono maestri nell’affrontare il progetto architettonico con il disegno autografo: una pratica che troviamo anche negli schizzi e nei disegni di studio pubblicati ne Il gesto Sacro a conferma dell’importanza per Botta del disegno a matita come strumento per la comprensione dell’idea progettuale o per lo sviluppo di un dettaglio. Ma è proprio qui, nel rapporto tra il tormento della ricerca della verità nel dettaglio espressivo e la necessità di conservare le ragioni del tutto che possiamo vedere il modo in cui agisce la varietà umanistica nel racconto dell’architettura”.

La terza parte del libro, infine, propone di osservare, attraverso una serie fotografica appositamente realizzata da Alessandro Nanni, come il primo spazio sacro progettato da Botta – la chiesa di S. Giovanni Battista a Mogno, in Svizzera – costituisca effettivamente il punto di partenza nella riscoperta di quelli che egli qui definisce e presenta come “i fondamentali dell’architettura”. Nelle parole del giovane fotografo: “Così come la soglia è il punto che in un’architettura segna il passaggio da un mondo a un altro, allo stesso modo l’immagine può diventare questa soglia, ed in questo senso diventare molto simile all’architettura. L’immagine è quel punto in cui il mondo esteriore incontra il mondo interiore di chi la sta riprendendo, il mondo in cui realtà e interiorità si incontrano. Sicuramente è vero, la fotografia è fatta d’imprevisto: dopo aver trascorso alcuni giorni, circa una settimana e mezza sul posto, mi sono trovato nell’ora in cui il sole andava a tramontare di fronte la chiesa e generava questa luce, che sembra andare ad abbracciare il cuore liturgico dell’architettura. La via scelta è stata quella ereditata dalla fotografia italiana, da Ghirri, Chiaramonte e da riviste come Lotus, che per prime hanno ospitato una fotografia che restituisse non solo alcune immagini, destinate a diventare iconiche, ma anche l’esperienza stessa dell’architettura, che non è mai istantanea e unitaria, ma è sempre progressiva. Questo è il momento in cui mi sono imbattuto, un momento di progressivo darsi dell’architettura a chi la attraversa. La fotografia nasce attraverso questa frequentazione con il luogo, che la serie fotografica cerca di restituire nella sua complessità”.

Beatrice Basile
Sergio Massironi

BEATRICE BASILE    Nata a Monza nel 1997, ha frequentato il Liceo Artistico Modigliani di Giussano, incontrando docenti di grande valore che l’hanno introdotta, oltre alle materie di indirizzo, al gusto per la letteratura e la filosofia. Frequenta l’ultimo anno del corso di laurea magistrale presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

SERGIO MASSIRONI   Nato a Lecco nel 1977, laureato in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e in Filosofia all’Università Vita Salute San Raffaele, ha insegnato nei Licei statali e lavorato tra i giovani in diverse realtà educative dell’hinterland milanese. Ha collaborato col Servizio per la Pastorale Sociale e il Lavoro dell’Arcidiocesi di Milano ed è stato Rettore del Collegio Villoresi San Giuseppe di Monza. Si occupa attualmente di fede e trasformazione sociale presso il Dicastero vaticano per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale e presso il Forschungszentrum “Religion and Transformation in Contemporary Society” dell’Università di Vienna ed è Cultore della materia in Etica Sociale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Scrive sulle pagine de L’Osservatore Romano e di Avvenire, collabora con Radio Marconi e cura il blog A misura d’uomo.

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