MUSA : Museo dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia

 

La storia della collezione dell’Accademia è inscindibile da quella dell’  Istituto didattico-culturale di cui è parte e frutto: la sua formazione coincide infatti con la nascita dell’Accademia del Disegno, avvenuta nel 1573 grazie all’iniziativa del pittore Orazio Alfani e dell’architetto matematico Raffaello Sozi; come riportano le cronache cittadine, sin dall’inizio gli Accademici raccolsero molti “disegni et modelli, allo scopo di fornire agli allievi sussidi di carattere iconografico e stilistico da disegnare e a cui ispirarsi (tra questi, per esempio, vale la pena ricordare le copie dai marmi michelangioleschi  dalle Tombe Medicee l’Aurora, il Giorno, il Crepuscolo e la Notte  tratte in gesso da Vincenzo Danti e a questa donata ).

Nel tempo la collezione ha subito alterne vicende dovute a contingenze diverse, come per esempio i numerosi spostamenti di sede dell’Accademia, la sospensione dell’attività didattica, sottrazioni e nuove acquisizioni. In particolare queste ultime potevano avvenire tramite tre diverse modalità: la donazione, l’acquisto e l’attività didattica di studenti e professori.

Dagli anni Novanta del Settecento, con la riapertura dell’Accademia dovuta all’architetto Baldassarre Orsini e con il nuovo “regolamento”, l’Istituto vive un periodo di nuova fioritura e la collezione conosce un considerevole incremento che seguiterà fino ai giorni nostri; tuttavia a causa dei sopra citati, numerosi, cambiamenti di sede e vista la mancanza di testimonianze non è possibile conoscere gli allestimenti precedenti al ventesimo secolo. E’ possibile invece risalire, grazie alla documentazione fotografica, alla sistemazione del museo a partire dal 1901, anno in cui l’Accademia acquisisce dal Comune di Perugia i locali dell’ex Convento di S. Francesco al Prato, demaniati con l’Unità d’Italia.

Con la seconda guerra mondiale la raccolta cade nell’oblio e soltanto nel 1974 si avrà una sua riapertura al pubblico; tuttavia il terremoto del 1997 costringerà nuovamente alla chiusura il Museo, che riaprirà le sue porte nella veste attuale nel 2012 grazie alla totale copertura economica della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Il corrente allestimento si articola in tre sezioni: “Gipsoteca”, “Disegni e stampe” e “Galleria dei dipinti”: la “Gipsoteca” raccoglie una selezione di 114 gessi (degli oltre 600 che ne compongono il patrimonio) coprendo un arco temporale di oltre venti secoli di storia dell’arte, dal V-VI sec. a. C. fino a tutto l’Ottocento, raggruppati per ordine tematico. Qualitativamente rilevanti sono le acquisizioni sette-ottocentesche improntate allo stile classico come il Gruppo dei lottatori, l’Ercole Farnese, il Torso del Belvedere, il Discobolo, il Laocoonte, lo Scita, lApollo del Belvedere e così via.

Capolavoro e simbolo della Gipsoteca è il gruppo de Le tre Grazie di Antonio Canova, pervenuto per dono dell’autore stesso nel 1822 oltre alle successive donazioni post-mortem da parte degli eredi Pietro Stecchini e Giovan Battista Sartori; notevole è anche il dono di Bertel Thorvaldsen con il gesso originale della sua scultura il Pastorello (1817).

La sezione comprende inoltre calchi tratti da numerosi monumenti locali, regionali ed esteri tra cui spiccano la facciata del Tempietto sul Clitunno, la Fontana Maggiore e la facciata dell’Oratorio di S. Bernardino, parte dei gessi del Partenone ecc.

La sezione dei “Disegni e stampe”, offre un rapido exursus a partire dal Cinquecento fino a tutto l’Ottocento: essendo una ristretta selezione nella scelta dei disegni si è privilegiata la varietà della tecnica e gli autori che sono stati anche direttori della Scuola; non mancano tuttavia grandi disegnatori come per esempio Baccio Bandinelli, Remigio Cantagallina, Salvator Rosa, Annibale Brugnoli, Carlo Labruzzi e Jean Baptiste Wicar.

Per le stampe si è seguito invece un itinerario puramente monografico sulla figura dell’angelo, comprendendo opere di diverse scuole. E’ presente un importante nucleo di incisioni fiamminghe, olandesi e tedesche del Cinquecento e del Seicento, opere di Pietro Santi Bartoli, Jacques Callot, Giovan Battista Piranesi e Bartolomeo Pinelli.

La “Galleria dei dipinti” propone una ricca rassegna di opere ottocentesche declinata nelle sue varie correnti artistiche. Dallo stilema purista portato da Tommaso Minardi, si passa alla pittura di paesaggio e a quella di storia, con interessanti spaccati del Risorgimento perugino. La pittura d’arte sacra è rappresentata, all’interno del museo, in gran parte da opere di contenuto biblico eseguite dagli allievi dell’Accademia come prove di saggio. Spiccano inoltre il monumentale disegno preparatorio a carboncino di Jean Baptiste Wicar per la tela de Lo sposalizio della Vergine collocata nella Cattedrale di Perugia e i bozzetti di Domenico Bruschi per la chiesa degli Agostinani a La Valletta (Malta).

Con l’alba del nuovo secolo compaiono esemplari più attenti al richiamo internazionale e non manca testimonianza di correnti centrali del primo Novecento come l’Aeropittura con Gerardo Dottori, la Scuola romana e l’Informale (opera di grande importanza è sicuramente la piccola tela Pesca a Fano di Alberto Burri (1947) uno dei rari dipinti figurativi dell’artista).

 

Elisabetta Passerini, Bibliotecaria dell’Accademia



 

 


 

Musa – Museo dell’Accademia Perugia

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Orari di apertura: venerdì – sabato – domenica dalle ore 11 alle 13 e dalle 15 alle 18.