Il Museo Storico Nazionale vuole promuovere la storia dell’Albania, ed è rivolto ad un pubblico locale, nazionale e internazionale. Esso mira inoltre a favorire il dialogo con i cittadini sulla storia del passato, del presente e del futuro del Paese. A tal fine, il museo conserva e studia gli aspetti tangibili del patrimonio storico e culturale dell’Albania promuovendo l’educazione delle nuove generazioni. Il museo organizza e agevola anche attività che sostengono la sua visione e la sua missione. Il Museo Storico Nazionale è stato costruito sulla base di uno studio sul centro urbano della capitale redatto nel 1976 dall’Istituto degli Studi e i progetti dell’Urbanistica e dell’Architettura. Lo studio è stato approvato dall’Ufficio politico del partito-stato. Il Museo Storico Nazionale è stato inaugurato il 28 ottobre del 1981 ed è l’istituzione museale più importante in Albania.

L’edificio del museo è stato realizzato ispirandosi ai modelli dell’architettura monumentale. Costruito in marmo bianco nella parte esterna, il Museo Storico Nazionale forma un complesso architettonico armonioso con l’edificio dell’Hotel Tirana International e con il Palazzo della Cultura.
Il museo è un come un tunnel che mette in comunicazione la piazza, il parco verde circostante e l’edificio stesso. Questi spazi sono tutti collegati tra loro e il museo permette di accedervi liberamente.
L’edificio del Museo Storico Nazionale occupa una superficie totale di 27.000 m2; ha una superficie espositiva di 18.000 m2 ed ha un volume totale di 81.000 m3. Negli ambienti del museo sono esposti circa 6.200 manufatti che sono ricollegabili ad un periodo estremamente esteso nel tempo, dal IV millennio a.C. alla seconda metà del XX secolo. Nella parte frontale della facciata del museo, ad un’altezza da terra di 10 metri, si trova un mosaico di grandi dimensioni (37 x 11 m). Esso occupa una superficie di 400 m2. Il mosaico è intitolato “Albania” ed è un’opera degli artisti Vilson Kilica, Met Deliu, Agim Nebiu, Josif Drobroniku, Aleksander Filipi e altri.

Oltre ai padiglioni, il museo possiede un archivio, un laboratorio, alcune sale dedicate alle esposizioni temporanee e sale per conferenze. I padiglioni aperti fino al 1992 sono stati: il padiglione dell’Antichità, del Medioevo, del Rinascimento e dell’Indipendenza Nazionale, del periodo della Guerra Antifascista e della Liberazione Nazionale e del periodo del Socialismo. Dopo il 1992 i cambiamenti politici che hanno avuto luogo in Albania hanno determinato quasi la chiusura di metà dei padiglioni. Negli anni successivi ci sono stati alcuni cambiamenti. Nel 1996 fu inaugurato il padiglione della Persecuzione Comunista e nel 1999 fu inaugurato il padiglione della Collezione delle icone post-bizantine. Nel contesto del 60° anniversario della liberazione della patria, nel 2004, venne ricostruito il padiglione della Guerra di Liberazione Nazionale. Attualmente il museo ha sette padiglioni: l’Antichità, il Medioevo, il Rinascimento, l’Indipendenza Nazionale, la Guerra Nazionale Antifascista e la Persecuzione Comunista. Il padiglione della cultura materiale etno-albanese è in fase di costruzione.

IL PADIGLIONE DELLE ICONE

Il padiglione delle icone è stato fondato nel 1999 in collaborazione con l’Istituto dei Monumenti di Cultura. In questo padiglione sono esposti 70 oggetti, tra i quali figurano icone, un proschinitario, alcune porte regali ed una iconostasi. Tutte le opere provengono da chiese albanesi come quella di Gjirokastra, di Elbasan, di Fier, di Berat, etc. Esse fanno riferimento ad un periodo compreso tra il sedicesimo secolo e gli inizi del diciannovesimo secolo. Questo periodo è conosciuto come il periodo dell’arte post-bizantina che rimase in vita anche dopo la caduta di Costantinopoli, la capitale di Bisanzio, nel 1453.
In questo padiglione sono esposte icone di vari iconografici, tra i quali si ricordano Onofrio, Onofrio il Cipriota, David Selenica, Constantino Shpataraku, Constantino Jeromonahu, i fratelli Zografi, i fratelli Çetiri (Katro) insieme ai figli e nipoti, Joan Athanasi, Simon Thanasi, Constantino Korici, pittori anonimi e Michele Anagnosti (uno degli ultimi pittori iconografici) che conclude questo lungo periodo dell’arte cristiana in Albania. Nel XVI secolo l’arte post-bizantina visse un fiorente periodo in Albania. Questo secolo si puo chiamare il secolo di Onofrio, l’iconografo più importante in Albania. Con il figlio di Onofrio, Nicola ed Onofrio il Cipriota, suo seguaci, l’arte sacra post-bizantina in Albania raggiunse un alto livello artistico.
Onofrio viene considerato un artista completo. Egli si distingue per l’uso magistrale dei rapporti tra i colori e per aver creato un’armonia perfetta tra colori come il rosso ed il verde smeraldo. La sua arte rivela la conoscenza dell’arte della miniatura. Fu attivo nel castello di Berat, dove dipinse gli affreschi della chiesa di San Teodoro, ed in Elbasan, nell’area di Shpat, nella chiesa di Santa Paraschevi a Valsh e nella chiesa di San Nicola a Shelcan ed anche a Kastoria, in Grecia; la Chiesa della Trasfigurazione e di San Nicola in Zrze (Prilep) in Macedonia ed in Moldavia la chiesa del monastero di “Moldovica”1. Nel padiglione delle icone è esposta solo un’icona di Onofrio: “La presentazione di Maria al Tempio”.
Onofrio viene considerato come il fondatore dell’atelier di Berat di cui fecero parte anche due dei suoi seguaci, Nicola (il figlio) ed Onofrio il Cipriota2. Onofrio il Cipriota è stato il primo iconografo in Albania a firmare le sue opere ed il primo ad utilizzare la tecnica dello stucco a relievo. Egli è anche il primo iconografo ad adornare il manto della Vergine Maria e la veste di Cristo, cosi come di altri santi.3 Nel padiglione sono esposte sette icone di questo iconografo tra le quali il “Cristo Pantocratore”, “L’Assunzione della Vergine Maria”, “Deisis”, “Il battesimo nel fiume Giordano”, etc.
La situazione economica del settecento diede vita ad una attività culturale e alla formazione di una classe sociale, sviluppando la cultura e agevolando la penetrazione delle idee illuministe del mondo occidentale. In questo periodo vengono costruite una serie di importanti basiliche a Voskopoja, Korça, Fier e Gjirokastra. Alcuni degli iconografi che esercitarono la loro attività nel corso dei secoli XVIII-XIX furono David Selenica, Constantino Shpataraku, Constantino Jeromonahu, i fratelli Constantino e Athanas Zografi, i fratelli Çetiri ecc. Nell’arte di questi illustri iconografici, oltre al trattamento artistico raffinato della pittura, si notano anche degli elementi etnografici del tempo.
David Selenica apparve in Voskopoja, dove dipinse la chiesa di San Nicola nel 1726. Nel padiglione sono esposte due delle sue icone, “La presentazione di Maria al Tempio” e “La Trasfigurazione”. Esse testimoniano un alto livello artistico. Nella sua arte si nota l’impatto artistico del Monte Athos. Un altro iconografo del secolo XVIII è Constantino Jeromonahu. Egli rivela, nelle sue figure, uno stile unico ed elegante e si distingue per la realizzazione di icone con rilievo a stucco e per l’utilizzo di motivi floreali che arricchiscono il suo lavoro. Nel padiglione sono esposte alcune sue icone come il “Cristo Pantocratore”. Constantino Shpataraku è stato un altro importante iconografo del XVIII secolo. Egli esercitò la sua attività nella zona centrale dell’Albania e nella zona di Myzeqe. Una sua icona esposta e’ “La crocifissione di Cristo”.
Iconografi di questo periodo sono stati i fratelli Constantino e Athanas Zografi insieme ai loro figli. I fratelli Zografi erano provenienti dalla citta di Korça. Constantino e Athanas Zografi si erano conosciuti in Grecia, sul Monte Athos. Secondo lo studioso Theofan Popa, Constantino Zografi si firmava con il nome Constantino l’Albanese. Nel padiglione sono esposte alcune delle loro icone: “Il radunno degli arcangeli”, “Il profeta Elia sul carro” e “San Nicola”.
Nel padiglione sono esposte alcune icone eseguite dai fratelli Çetiri come “San Giorgio” e “Il profeta Elia sul carro”. I fratelli Çetiri erano una grande famiglia di pittori iconografici del XVIII-XIX secolo. Influenzati dai loro insegnanti, i fratelli Zografi, i due fratelli da Grabova continuarono la tradizione dell’arte sacra. Questa famiglia di pittori eseguì affreschi in varie chiese, come a Valona, ​​Berat, Fier, Lushnja ed in Myzeqe. La loro arte si distingue per la raffigurazione di episodi drammatici che vedono riuniti, in un’unica scena, molti personaggi. Nel padiglione sono esposte icone degli iconografi Joan Athanasi, Simon Athanasi, e pittori anonimi dei secoli XVII e XVIII. L’ultimo iconografo che si ricollega a questo eccellente periodo dell’arte post-bizantina in Albania è Michele Anagnosti. Nel padiglione sono esposte alcune delle sue icone che furono realizzare per la chiesa della “Vergine Maria” ad Elbasan.



LA PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO

L’icona “La presentazione di Maria al tempio” è stata dipinta da Onofrio nel XVI secolo. Questa icona proviene dall’iconostasi della chiesa dell’Annunciazione di Berat. Le sacre scritture non descrivono la nascita di Maria; Onofrio ha preso quindi il tema dell’icona dai testi apocrifici. Questi testi ci danno ulteriori informazioni sugli anni dell’infanzia di Maria, i quali non sono menzionati nei vangeli canonici. Dopo i primissimi anni, i genitori portarono Maria al tempio in modo che crescesse e fosse educata, rispettando così la promessa che avevano fatto a Dio. Nell’icona appaiono Gioacchino ed Anna che, insieme ad un gruppo di vergini e a Maria, si avvicinano al sommo sacerdote Zaccaria nel tempio. Maria rimase nel tempio per dodici anni. Nella parte superiore dell’icona viene rappresentata Maria che riceve il cibo divino da un angelo.

IL BATTESIMO DI CRISTO

L’icona “Il Battesimo di Cristo” è stata dipinta dall’iconografo Onofrio il Cipriota. L’icona proviene dall’iconostasi della chiesa di San Nicola a Saraqinisht in Lunxhëria nel distretto di Gjirokastra. Nell’icona viene rappresentata la scena del battesimo di Cristo nel fiume Giordano. Al momento del suo battesimo, Cristo aveva 30 anni. Sopra la sua testa è rappresentato lo Spirito Santo in forma di colomba, mentre gli angeli nella parte destra dell’icona adorano la Santissima Trinità. A sinistra di Cristo si trova San Giovanni Battista, che è rivolto verso Cristo per battezzarlo. Lo scopo principale di Giovanni era preparare il popolo per l’arrivo del Messia ed invitare la gente a pentirsi e a ricevere il battesimo, considerato un prerequisito per entrare nel Regno di Dio. Per questo, egli venne chiamato il precursore di Cristo. Durante il battesimo, Cristo rivelò pubblicamente di essere la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio di Dio. In questo giorno è apparso come Trinità Divina. Il nome della festa, “Teofania”, significa Manifestazione di Dio.

LA CROCIFISSIONE DI CRISTO

L’icona “La crocifissione di Cristo” proviene dalla chiesa di Santa Marina a Llëngë in Pogradec. Nel centro dell’icona viene rappresentato Cristo crocifisso. Egli appare senza vita, con gli occhi socchiusi e la testa reclinata a destra. La croce è situata sulla montagna del Golgotha. Nella cavità, sotto la croce, viene mostrato un teschio. Questo è il teschio di Adamo che, secondo la tradizione, morì e fu sepolto in quel luogo. L’iscrizione apposta sopra la croce I.N.B.I. vuol dire: “Gesù il Nazareno Re dei Giudei”. Sul lato sinistro della croce si trova Maria, insieme alle donne che portavano la mirra, mentre sul lato opposto della Croce è rappresentato prima Giovanni e, accanto a lui, il centurione Longino che guarda la crocifissione. La sua presenza all’interno dell’icona è molto significativa. Egli è un testimone visivo della crocifissione. Longino era molto vicino alla croce e sentì Cristo pregare e pronunciare queste parole: “Padre, perdona loro, perché non sano quello che fanno.” Sul fondo dell’icona appaiono i muri della città di Gerusalemme.

IL RADUNO DEGLI ARCANGELI

L’Icona “Il raduno degli arcangeli” è stata dipinta dagli iconografi Constantino e Athanas Zografi. Nell’icona è indicata la data 25 gennaio 1786 che è la data della sua realizzazione. L’icona proviene dalla chiesa di San Nicola a Perondi Berat. Nell’icona compaiono gli arcangeli e, dietro di loro, gli angeli. Al centro gli arcangeli reggono un medaglione, che rappresenta l’universo, con l’immagine di un angelo che tiene il Vangelo in mano. All’interno dell’aura è scritto “O Ω N”, che vuol dire “Io sono Immanuel”.

IL PROFETA ELIA CON IL CARRO

L’icona “Il profeta Elia con il carro” risale al diciottesimo secolo. Nell’icona sono rappresentati il profeta Elia e il profeta Eliseo. Sullo sfondo sono rappresentate le acque del fiume Jordano. Il profeta Elia salì al cielo tramite un carro trainato da quattro cavalli rossi. La mano sinistra regge una pergamena scritta, mentre la destra è alzata. Eliseo prega inginocchiato e riceve lo spirito di Elia. Il mantello del profeta resta sospeso nell’aria, perché trattiene lo spirito del profeta. L’icona è opera dei fratelli Çetiri che appartenevano ad una dinastia di pittori iconografici.

Dott. Dorian Koçi, Direttore del Museo Storico Nazionale 



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Indirizzo: Skënderbej Square 1 Tirana, Albania


BIBLIOGRAFIA

1-Alfredo Tradigo, Icone e Santi d’Oriente, Electa, Milano, 2004.
2-Apokrifët, (shqipëroi Shpëtim Kelmendi), Globus R, Tiranë, 2007.
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4-Enver Faja, Kush e drejton urbanistikën shqiptare, përmbledhje artikujsh kritikë mbi urbanistikën dhe arkitekturën, Shtëpia Botuese “UFO Press”, Tiranë, 2008.
5-Icone di Albania. Arte sacra dal XIV al XIX secolo, Tecnoprint srl, Ancona, 2002.
6-Helmut Buschhausen-Chary Chotzakoglou, Icone di Albania. Arte sacra dal XIV al XIX secolo, Tecnoprint srl, Ancona, 2002.
7-Mustafa Arapi, Onufër Qiprioti. Ikonograf i shekullit të XVI-XVII, “Monumentet”, Tirana, 2004, 106-114.
8-Theofan Popa, Piktorët mesjetarë shqiptarë, “Mihal Duri”, Tirana.
9-Theofan Popa, Mbishkrime të kishave në Shqipëri, Akademia e Shkencave, Tirana, 1998.