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Il presepe di corte della Reggia di Caserta

Il Presepe cortese della Reggia di Caserta, unico di committenza reale, è una straordinaria raccolta di manufatti e testimonianza dettagliata della storia del costume del Regno a partire dal 1700, secolo in cui la produzione presepiale napoletana raggiunse la sua massima espressione. Lontano ormai dalle “sacre composizioni” in legno policromo e a grandezza naturale ispirate ad un senso di profonda religiosità, tipiche dei secoli precedenti, il Presepe diventa laico e profano e si arricchisce di figure e sfondi pittoreschi. Grazie soprattutto alla dedizione e alla sensibilità dei Sovrani Borbonici, il Presepe non viene più percepito unicamente come evento ludico e spettacolare di estrazione popolare bensì come complessa espressione artistica e segno tangibile dello splendore che pervade Napoli, capitale di un Regno indipendente e sede di una corte di antico prestigio. Elementi scenografici e dettagli decorativi contribuiscono a creare composizioni articolate, modificate di anno in anno per adeguarsi ai nuovi gusti.
Già Carlo di Borbone aveva ereditato la consuetudine di allestire il Presepe dal padre Filippo V che ogni anno ne seguiva la realizzazione nel Palazzo del Buen Retiro. Il re Carlo, uomo devoto e sostenitore delle arti applicate, vi si dedicava con la collaborazione della regina Maria Amalia di Sassonia la quale provvedeva personalmente alla scelta delle vesti dei pastori e alla loro cucitura nel corso dell’intero anno. Tale tradizione fu tramandata agli eredi Ferdinando IV, Francesco I – cultore di quest’arte ed esperto collezionista – e Ferdinando II e al contempo seguita dalle famiglie gentilizie che ebbero così modo di ostentare cultura e, soprattutto, potere economico.
Ciò che caratterizza il Presepe di Palazzo è la resa scenica della vita del tempo e della realtà cosmopolita della capitale del Regno. Accanto alla Natività la composizione si riempie di figure che si affiancano ai pastori, alle figure sacre e a schiere di angeli: poveri laceri, popolani e popolane, mercanti georgiani, mori, venditori di spezie, pastori, cammellieri, zampognari, uomini e donne che indossano i costumi tipici delle province del Regno delle due Sicilie spesso completati dalle incannature – preziosi monili in corallo, turchese e pietre dure – e dai fioccagli in perle. Le cosiddette vestiture dei pastori sono realizzate con perizia e utilizzando tessuti pregiati come le sete ricamate in oro e argento della Real Fabbrica di San Leucio. Il Presepe di Caserta è anche straordinariamente ricco di animali scolpiti in legno intagliato e terracotta da artigiani specializzati: accanto al bue e all’asinello vengono inseriti cavalli rampanti con finimenti ricercati e selle in cuoio, mandrie di bufale bianche e nere ed esemplari esotici di squisita fattura come cammelli, dromedari, scimmie ed elefanti.
È la vita della città che viene raccontata nelle attività quotidiane degli abitanti e degli artigiani: fabbri, sarti, sellai, maniscalchi, osti, venditori di frutta, di verdure, di mozzarelle, ricotte, pesci e frutti di mare. Innumerevoli figure presepiali venivano continuamente modellate e, poiché le statuine interamente scolpite richiedevano lunghi tempi di preparazione, vennero sostituite con altre di terracotta facilmente riproducibili con gli stampi e con figure con arti e testa in terracotta e manichini ottenuti con stoppa attorno al fil di ferro in modo da modificarne costantemente la postura e ottenere una composizione in continuo divenire e mai uguale a se stessa. Gli alimenti sono modellati in cera: frutta, verdura, mozzarella, spaghetti, ricotte, taralli, carni e spaselle di pesci, frutti di mare, pollame, castagne, baccalà, stoccafisso, prosciutti…
Il Presepe diventa dunque occasione per “raccontare” episodi e avvenimenti come le feste reali, le ambascerie tunisine e il ritrovamento degli scavi di Pompei ed Ercolano a cui si deve l’inserimento delle rovine di templi greco-romani nella scenografia.
Alla Reggia di Caserta il Presepe veniva allestito ed esposto nella sala Ellittica – dove è tutt’oggi visibile – dal 12 dicembre al 2 febbraio, festa della Candelora e giorno in cui la tradizione vuole che andassero via i Magi, sotto la direzione di pittori, architetti e scenografi. L’ultimo – il più maestoso – fu allestito nel 1844 nella cosiddetta Sala della Racchetta – nel Quarto della Regina mai ultimato – dal cavalier Cobianchi. Di questo Presepe il pittore Salvatore Fergola riprodusse a tempera alcune scene nelle quattro gouaches esposte in Sala.

Paola Viola

foto @  Paola Viola

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