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Il principe dei sogni | Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e di Bronzino

Intervista a Louis Godart a cura di Michela Beatrice Ferri

30 aprile 2015 – 23 agosto 2015

Dopo lo straordinario successo presso il Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale, la mostra “Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino” arriva a Palazzo Reale a Milano, in occasione dell’apertura di Expo Milano 2015.

L’esposizione, a cura di Louis Godart, Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dalla Presidenza della Repubblica Italiana, dal Comune di Firenze e dal Comune di Milano in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Expo 2015 e la Fondazione Bracco.

Dopo la tappa a Roma al Quirinale dal 17 febbraio al 02 aprile, e quella ora a Palazzo Reale a Milano, la mostra si concluderà a Firenze, presso la Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio, ritornando nel luogo per il quale erano stati ideati e realizzati.

 

Questa serie di tele monumentali rappresenta una delle più alte testimonianze dell’artigianato e dell’arte rinascimentale. Louis Godart ci spiega il senso di questo progetto:

«Si tratta di venti arazzi che raffigurano la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe, narrata nella Genesi (37-50). Questi splendidi arazzi raffiguranti le storie di Giuseppe Ebreo, tornano eccezionalmente ad essere esposti insieme, per la prima volta, da quando nel 1882, per volere dei Savoia, furono divisi tra Firenze e il Palazzo del Quirinale. La straordinaria raffinatezza della loro manifattura, l’unicità della composizione dei soggetti raffigurati, la singolare vicenda storica che li ha interessati, profondamente intrecciata alla storia d’Italia, fa di questo progetto espositivo un evento di portata internazionale e di eccezionale rilevanza simbolica, culturale e storico-artistica.

La mostra è stata resa possibile grazie all’impegno della Presidenza della Repubblica Italiana e del Comune di Firenze. Questa serie di panni monumentali, oggetto di un complesso e pluridecennale restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e il Laboratorio Arazzi del Quirinale, rappresenta una delle più alte testimonianze dell’artigianato e dell’arte rinascimentale.

Gli arazzi con le Storie di Giuseppe vennero commissionati da Cosimo I de’ Medici tra il 1545 e il 1553 per la Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio a Firenze. I disegni preparatori furono affidati ai maggiori artisti del tempo, primo fra tutti Pontormo. Ma le prove predisposte da quest’ultimo non piacquero a Cosimo I, che decise di rivolgersi ad Agnolo Bronzino, allievo di Pontormo e già pittore di corte, e a cui si deve parte dell’impianto narrativo della serie. Tessuti alla metà del XVI secolo nella manifattura granducale, tra le prime istituite in Italia, furono realizzati dai maestri arazzieri fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher sui cartoni forniti da Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati.

In occasione di EXPO 2015 il Sindaco di Firenze ha proposto al Segretario Generale del Presidente della Repubblica di riunire questa collezione prestigiosa. Personalmente, ho detto all’allora Presidente Giorgio Napolitano che sarebbe stata una mostra unica e e veramente eccezionale per i visitatori dell’Expo 2015».

 

Quale è stata l’idea di fondo e quindi il titolo?

«Cosimo de’ Medici cercava un eroe che potesse essere un modello per la dinastia dei Medici, e leggendo l’Antico Testamento cominciò a nutrire una particolare predilezione per la figura di Giuseppe, nelle cui fortune vedeva rispecchiate le alterne vicende dinastiche medicee. Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, tradito e venduto come schiavo dai fratelli, fatto prigioniero in Egitto, riesce comunque, grazie alle sue rare doti intellettuali, a sfuggire alle avversità, a perseguire una brillante carriera politica e a raggiungere posizioni di potere. Abile parlatore, consigliere e interprete dei sogni del Faraone, persona mite, mette in salvo un’intera popolazione dalla carestia e, infine, dà prova di clemenza e magnanimità, perdonando i fratelli che lo avevano tradito. Giuseppe riesce a interpretare i sogni, un indovino posseduto dallo spirito di Dio che riesce a vedere il cuore delle cose. È interprete dei sogni che espone ai suoi fratelli, i sogni del Faraone e i sogni di coloro che erano in carcere con lui. Giuseppe è un uomo, quindi, che al di là della realtà quotidiana riesce a penetrare nella realtà profonda delle cose. È questo il primo dei caratteri della figura di Giuseppe che piacque alla dinastia dei Medici. Si tratta di un eroe mite e capace di perdonare, che è fedele al padre Giacobbe e sensibile alle sue ultime volontà: la volontà di essere seppellito nella terra dei suoi padri è adempiuta da Giuseppe. Egli, inoltre, promette al padre Giacobbe che il popolo di Israele ritornerà dall’Egitto alla terra di Canaan. Anche se, come sappiamo, sarà Mosè a riportare il popolo di Israele nella Terra Promessa».

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