L’approccio al progetto del Museo degli Innocenti fonda le sue ragioni sull’interpretazione del bene monumentale come struttura viva e vivace, e rappresenta la sintesi tra le istanze di uso contemporaneo degli spazi museali esistenti e la valorizzazione e rigenerazione di ambienti fino ad oggi non sfruttati a pieno o completamente sconosciuti alla città. Il confronto progettuale con il bene monumentale si è svolto escludendo posizioni ortodosse e fondamentaliste rivolte alla mera conservazione del bene, per adottare invece un approccio più riflessivo e interpretativo che vede nel bene monumentale una struttura della costante attività di progettazione e attuazione, che deve allo stesso tempo essere adeguata e salvaguardata per consegnarla alle generazioni future (C. Terpolilli, 2012, Oltre il Restauro. La valorizzazione del patrimonio edilizio pubblico monumentale. L’istituto degli Innocenti e il progetto MUDI, «Techne – Journal of Technology for Architecture and Environment» 2012/3, pp. 158-171). Il progetto ha implementato la struttura esistente dal punto di vista tecnologico, funzionale ed economico affinché potessero crearsi i presupposti per far sì che la fabbrica e le sue attività sopravvivano nel tempo.

Senza intaccare la natura architettonica dell’opera storica, le azioni progettuali realizzate hanno ricercato soluzioni innovative sia dal punto di vista spaziale, che architettonico. La scelta di conferire all’intervento progettuale contemporaneo una forte identità, evitando che tale identità compromettesse l’essenza della struttura architettonica preesistente, emerge in più punti del nuovo Museo degli Innocenti. Come il progetto architettonico, il progetto museologico e museografico si è sempre posto l’obiettivo di accompagnare i visitatori attraverso un percorso che si originasse dalla memoria dell’abbandono, richiamata dalla “nuova ruota degli esposti”, in una progressiva immersione in quell’unicum inscindibile in cui si intrecciano la memoria storica, artistica, architettonica ed emozionale dell’istituto.

Il progetto del Nuovo Museo degli Innocenti è costituito da vari episodi architettonici che investono l’edificio brunelleschiano in luoghi differenti risolvendo alcune questioni irrisolte o rimaste incompiute nel corso della sua lunga vita. In questo senso l’intervento progettuale proposto, risultato vincitore del concorso internazionale di progettazione nel 2008, ha risposto alle molteplici questioni che l’edificio presentava sia rispetto alla gestione delle molte funzioni ospitate che rispetto alla predisposizione di adeguati spazi per esposizioni temporanee e permanenti. Il progetto di Ipostudio si è dovuto confrontare con una struttura complessa, eterogenea, e articolata, che non ha mai smesso di funzionare come luogo dell’accoglienza e dell’infanzia da quel “venerdì 5 febbraio 1445”, quando ospitò la prima bambina all’interno dei suoi spazi.


Il progetto di Ipostudio risolve, appunto, alcune questioni rimaste in “sospeso” o del tutto trascurate, in particolare a seguito dell’ultimo rimaneggiamento eseguito ad opera della Soprintendenza di Firenze, guidato dall’architetto Guido Morozzi (M. Mulazzani, 2016, “Dal concorso alla realizzazione del museo”, M. Mulazzani (a cura di), L’ospedale degli Innocenti di Firenze. La fabbrica brunelleschiana dal Quattrocento al Novecento. Il nuovo museo, Electa architettura, Milano, pp. 83-90). A tal proposito l’intervento proposto dallo studio fiorentino, risolve sia funzionalmente che architettonicamente alcuni punti nodali che caratterizzano il complesso monumentale. I punti nevralgici che l’intervento di Ipostudio ha affrontato sono: (1) il rapporto dell’edificio con la piazza e con i flussi che da essa si sviluppano attraverso il nuovo sistema distributivo generale; (2) il recupero dell’ampio spazio dell’interrato e della Pinacoteca, e la relazione tra questi spazi; e (3) la riconfigurazione funzionale della Loggia del Verone, rimasta nascosta alla città molto a lungo.

I differenti interventi previsti nel progetto di Ipostudio sono tenuti insieme da un unico, nevralgico luogo, rappresentato dal nuovo ingresso al livello piazza, che mette in relazione tutte le funzioni e tutti i piani dell’edificio. Questo spazio si configura come un vestibolo che si sviluppa a tutta altezza, ed ospita i due nuovi elementi di connessione verticale: l’ascensore, che connette anche gli spazi espositivi della parte interrata; e la scala, costituita da conci di lamiera piegata in officina e assemblata in opera, rivestita internamente da pietra di Matraia. Questo spazio è stato ottenuto rimuovendo le porzioni di solaio rivolte verso la facciata esterna e le varie strutture che nel corso degli anni recenti si erano sovrapposte senza logica. Questo spazio è accessibile tramite il nuovo ingresso sulla piazza evidenziato da una nuova porta semovente, costituita da una struttura metallica rivestita con lastre di ottone brunito. Questa porta si affianca all’altra nuova porta semovente, anch’essa costituita da una struttura in metallo rivestita in lastre di ottone brunito, che conduce ad un piccolo atrio/biglietteria che rappresenta il punto di avvio del percorso espositivo ipogeo. Le due porte rappresentano un’invenzione architettonica/teatrale capace sia di risolvere i problemi di accessibilità dalla piazza, sia di attirare l’attenzione degli abitanti attraverso il senso della scoperta, del nuovo e dell’inaspettato. Due scatole magiche, deux boîtes à surprise, due sorprendenti marchingegni meccanici che introducono a nuovi antichi mondi da scoprire e riscoprire (A. Natalini, 2016, 24 giugno, giorno di San Giovanni patrono di Firenze: una visita al Museo degli Innocenti, «Casabella», 2016/865, p. 11)

Carlo Terpolilli, Ipostudio architetti 

 

 

Committente: Istituto degli Innocenti

Realizzazione: 2012-2016

Foto di Pietro Savorelli, Benedetta Gori, Damiano Verdiani




IPOSTUDIO ARCHITETTI

Ipostudio è un gruppo di lavoro fondato nel 1984 a Firenze, la cui attività si svolge nell’ambito della progettazione architettonica, che ha sviluppato una serie di attività negli ambiti dell’architettura civile, nel campo socio-sanitario, scolastico, delle residenze speciali e della residenza sociale. L’attività dello studio si fonda su una vasta esperienza nel campo della progettazione di opere pubbliche e private complesse e spazia dalla partecipazione e selezione a concorsi internazionali, alla progettazione architettonica e urbana, alla ricerca nel settore dell’innovazione del processo di progettazione e costruzione. Inoltre ha acquisito una competenza nello sviluppo di progetti di restauro e di recupero urbano, di riqualificazione paesaggistica e ambientale, fino al riuso di complessi monumentali e vincolati. Nell’attività di ricerca Ipostudio è partner in Progetti di ricerca finanziati dalla Comunità Europea dal 1991 ad oggi, nel settore dell’innovazione tecnologica e della progettazione edilizia. Le opere di Ipostudio hanno ottenuto riconoscimenti in diversi concorsi di progettazione a livello nazionale e internazionale; sono state più volte pubblicate in Italia e all’estero ed esposte in mostre, tra le quali la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano. Ottengono segnalazioni a livello nazionale ed internazionale, tra cui il Premio Medaglia d’oro per l’architettura italiana, sezione Menzione d’onore nel 2003 e per il XIX Compasso d’oro ADI 2001. Opere e progetti sono pubblicati su testi e riviste internazionali. I lavori di Ipostudio sono raccolti nel volume “Ipostudio, la concretezza della modernità” di Marco Mulazzani, pubblicato da Electa nel 2008 nella collana “Documenti di architettura”.

 

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