Il restauro della cella campanaria della chiesa di Sant’Anna nel Borgo Antico di Bari

Cecilia Surace

 

L’intervento di restauro condotto dallo Studio Surace (arch. C. Surace e M. Ragone per gli aspetti architettonici e di rifunzionalizzazione; ing. P. P. Surace e F. Surace per il consolidamento statico della struttura) ha interessato la cella campanaria della chiesa di Sant’Anna nel Borgo Antico di Bari.

Dall’osservazione del fronte principale della fabbrica emerge come l’impianto originario, databile al sec XI, abbia subito numerose modifiche, tra le quali la più evidente risulta la sopraelevazione e riconfigurazione della facciata intervenuta probabilmente in epoca rinascimentale. Dall’analisi dei materiali si evince come la costruzione della cella campanaria sia contemporanea a quella della porzione sommitale del prospetto realizzata attraverso l’uso di blocchi tufacei differenti per cromia, dimensione e finitura da quelli in pietra calcarea del partito sottostante.

Il portale d’ingresso, inserito secondo l’iscrizione riportata nel 1508, partecipa probabilmente dell’adeguamento rinascimentale della navata interna caratterizzata da tre arconi laterali e dall’altare maggiore in legno dorato databile ai primi anni del XVI secolo.

Le opere previste dal progetto -promosso dall’Arciconfraternita di Sant’Anna- e eseguite dall’impresa SAD di Rega & C. di Modugno (Bari), riguardano principalmente il miglioramento sismico della struttura e l’eliminazione di alcune superfetazioni e alterazioni della compagine architettonica originaria legate ad alcuni inappropriati interventi di manutenzione effettuati tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso.



Il ricorso nel passato a tecniche incompatibili alla tipologia e alle caratteristiche costruttive del manufatto ne hanno purtroppo accelerato il deterioramento; la fase di rilievo e di diagnostica ha evidenziato quali cause principali del mediocre stato di conservazione della cella campanaria l’ancoraggio errato delle strutture metalliche, l’utilizzo di materiali inidonei -come malta cementizia e metallo non zincato- e fenomeni di degrado legati agli eventi metereologici e climatici.

Il restauro è partito quindi dalla necessità di effettuare azioni mirate al consolidamento strutturale e di eliminare gli elementi detrattori della qualità architettonica del manufatto, liberandolo di gran parte delle superfetazioni. Il progetto, condiviso con la Soprintendenza, ha dunque previsto il recupero delle murature in tufo, attraverso la scarnitura dei giunti, liberati dalla malta cementizia e successivamente ristilati con biocalce a base d’acqua. Inoltre sono stati realizzati alcuni interventi di scuci-cuci e risanamento dei conci alveolizzati con iniezioni di bio-calce consolidante.

La ricostruzione del cordolo in muratura sul prospetto Est della cella campanaria, interrotto per ancorare la scala esterna, ha consentito il ripristino della geometria del manufatto, migliorandone al contempo il comportamento statico e la percezione estetica. Al fine di conseguire l’ulteriore miglioramento sismico della struttura muraria è stato progettato l’inserimento di catene in acciaio e di imperniature tra il timpano e le strutture principali.

La scelta di eliminare la scala esterna e di ripristinare l’originaria scala interna di accesso alla cella campanaria ha previsto l’eliminazione del solaio in putrelle di ferro e tavelloni e massetto cementizio. Tale superfetazione occludeva l’uscita dalla scala a chiocciola di accesso alla copertura ed è stata sostituita con una botola in vetro e acciaio, in parte fissa ed in parte apribile, che consente l’ispezione del campanile e ne favorisce l’illuminazione naturale.

L’intervento di restauro, ancorchè circoscritto alla cella campanaria, ha visto l’azione sinergica di tutte le figure professionali e gli enti coinvolti, attraverso soluzioni ottimali che hanno consentito di consolidare il manufatto, riportando alla luce i paramenti murari anneriti e la volta della cella campanaria, liberata da una pesante calotta cementizia.