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Il tema della soglia. La sacralità nelle diverse forme

The Sacred in-between.

The Mediating Roles of Archtiecture

di Thomas Berrie

Routledge, 2010

272 pagine, 24,99 sterline

Si dice che l’essere umano sia per natura religioso. A qualcuno tale affermazione apparirà più che semplicistica, profana. O contraria alla religione rivelata nella quale prima che l’uomo alla ricerca di  Dio, troviamo il Creatore che si fa creatura e alla creatura si rivolge. Resta il fatto che che la dialettica tra umano e divino implica la capacità umana di accogliere il divino: Maria ne è l’esempio. Il che a sua volta comporta che ogni essere umano, a prescindere da razza, cultura e ambiente socio culturale di origine, legittimamente possa aspirare a incontrare il divino. Questo, tradotto in architettura, ha comportato, e comporta, che ovunque nel mondo e in ogni tempo siano sorti luoghi preposti a favorire il predisporsi a questo incontro: i templi. Edifici “separati” dal resto delle attività che impegnano le persone durante la giornata, e votati al dialogo con l’infinitamente altro.

Thomas Berrie si è posto il problema di individuare se nei luoghi delle diverse religioni vi sia qualcosa di comune che rappresenta in senso del sacro. Nel suo volume quindi esamina non il tema del tempio in quanto “temenòs”, separato, bensì in luogo del sacro, ovvero della connessione. E la trova – ovunque nella moschea come nella chiesa, nella sinagoga come nel tempio zen – nel concetto di in-betweeness, ovvero lo “stare nel mezzo”. Di per sé un concetto indefinito, nel senso che l’infinito per sua natura mai sarà racchiudibile nel finito, mentre attraverso il significato che la geometria dello spazio comunica, l’architettura sa alludere indirizzando verso l’alterità: schiudendo l’uscio del cammino sacrale. Di qui, l’Autore ripercorre l’analisi delle proporzioni geometriche adottate nelle chiese storiche (il tempietto di S. Pietro in Montorio, la facciata di S. Maria Novella) per approdare a una più attenta analisi delle modalità progettuali seguite da Van der Laan col suo concetto di “numero plastico”, concetto che si pone come solutore della dialettica continuità-discontinuità che si ravvisa nel rapporto tra serie numerica (discontinua) e forme costruite (continue).

La costruzione geometrica dei templi è indagata quale espressione del desiderio e della capacità umana di porre ordine nell’universo, riproducendo attraverso la logica delle forme e delle proporzioni, il concetto del “cosmo”. Così, Santa Sofia, nata chiesa e divenuta moschea, è uno dei tanti esempi che può esser indagato per esemplificare questa universalità della ricerca dell’ordine cosmico capace di alludere con forza poetica.

«Il cammino – scrive Barrie – può essere simbolo del viaggio, del pellegrinaggio, della ricerca spirituale, ma solo so spazio sacro, con la centralità che tutte le sue forme individuano, che ha la capacità di indicare una prospettiva altra, un modo altro di essere nel mondo. Indicando altre realtà, altri centri e altre prospettive. La mia ricerca, vista dal punto di vista ermeneutico, si compone sia di interpretazioni obiettive e quantificabili dell’architettura sacra, sia di un cammino volto ad approfondire il mio sviluppo intellettuale e capacità di comprendere. Perché lo studio, l’esperienza e il fare architettura, così come ogni altro impegno contemplativo e creativo, offre importanti opportunità di crescita personale».

Il tema dell’allusione, del passaggio, del guardare verso qualcos’altro pervade tutta la ricerca esperita da Barrie nel suo viaggio attraverso tante e in fondo non tanto diverse architetture sacre nel mondo. A dimostrazione che lo spazio ha potenzialità evocative di carattere universale: ai simboli è lasciato il compito di significare quel che è specifico.

barrie

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