In ricordo dell’Ing. Ignazio Breccia Fratadocchi

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Si è spento il 19 settembre 2013 l’ing. Ignazio Breccia Fratadocchi, un protagonista dell’epopea dell’architettura delle chiese contemporanee.  Nato nel 1927 a Fermo è stato per molti anni una delle personalità più rappresentative della Commissione tecnica per le nuove chiese del Vicariato di Roma: in quanto tale ha accompagnato buona parte del grande progetto “50 Chiese per Roma 2000”, attivato per dotare tutte le periferie della capitale di una degna chiesa, nell’occasione del Grande Giubileo di fine millennio.

Personalità tanto schiva e umile, quanto competente e attiva, l’Ing Breccia Fratadocchi è stato particolarmente fiero di aver seguito la realizzazione della chiesa Dives in Misericodia” di Richard Meier, con la quale Roma è tornata sotto gli occhi del mondo quale luogo ove ancora oggi si compiono opere di grandi architetti. Ed era altrettanto fiero di aver accompagnato la costruzione della nuova aula liturgica del Santuario del Divino Amore, firmata da p. Costantinto Ruggeri e da Luigi Leoni, di cui era un grande amico: un luogo di riferimento tradizionale ha così trovato nuova luminosità e ampiezza grazie al gesto delicato e gioioso insieme con cui si è insinuato sotto il manto erboso accanto al santuario storico.

Ma Ignazio Breccia Fratadocchi era a sua volta progettista di chiese: cominciò sotto la guida di suo padre, Giuseppe, che fu collaboratore di Giuseppe Piacentini e che iniziò la ricostruzione dell’ abbazia di Montecasino, distrutta durante la seconda guerra. Ignazio continuò l’opera del padre Giuseppe e la completò nei primi anni ’50. In seguito a Roma Ignazio Breccia progettò e costruì alcune chiese. Ma si appassionava più alle opere altrui che alle proprie, e parlava più volentieri delle chiese realizzate da altri. A dimostrazione di una vocazione altruistica, molto rara tra chi pratica professionalmente l’architettura.

Lo ricorderemo sempre come persona disponibile al dialogo, capace di ascoltare, desiderosa di aiutare. Di rendere il mondo migliore non per piantarvi la propria bandiera, ma per amore alla bellezza da condividere. E, in fondo, non c’è altra bellezza, se non quella condivisa. (LS)