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Inaugurazione Chiesa SS. Trinita’ a Cibeno di Carpi -progetto di PBeB-Paolo Belloni Architetti

Inaugurerà domani 8 Dicembre, nella festività dell’Immacolata Concezione la Nuova chiesa realizzata a Cibeno di Carpi in provincia di Modena su progetto dell’Architetto Paolo Belloni (PBeB Architetti). L’arch. Belloni non è nuovo al tema dell’architettura sacra, ricordiamo il suo progetto per le nuova chiesa di Cavernago consacrata nel 2018, Il Giardino della Pace e la Cripta dedicati a Giovanni XXIII a Sotto il Monte, la riqualificazione della Chiesa di Brembo di Dalmine e altri numerosi progetti per luoghi di culto.
La consacrazione vera e propria della nuova chiesa avverrà con data da destinarsi una volta superata l’emergenza sanitaria per consentire una maggiore partecipazione da parte della comunità ma verrà aperta al culto il giorno 8 Dicembre 2020 I lavori di costruzione sono iniziati il 22 maggio 2017 e verrà aperta al culto l’8 dicembre 2020, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, da S.e.r. mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e Amministratore Apostolico della Diocesi di Carpi.
L’apertura al pubblico avviene esattamente 55 anni dopo quell’ 8 Dicembre 1965- quando Papa Paolo VI, chiuse il Concilio Vaticano II aperto da Giovanni XXIII, con la Lettera agli Artisti. Paolo VI Si indirizzava a pittori, scultori, musicisti, architetti, poeti e scriveva:
“Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione…”
La nuova chiesa sussidiaria di Cibeno di Carpi dedicata alla SS Trinità è il risultato di un lungo percorso che dall’esito di un concorso ad inviti che aveva premiato il progetto dell’arch. Belloni.
La chiesa sorge in un quartiere che sino alla metà degli anni 50 del 1900 questo luogo corrispondeva ad una zona rurale alle porte della città di Carpi, scarsamente popolata e caratterizzata dalla forte presenza di terreni agricoli. Dopo gli anni60, con la crescente urbanizzazione del territorio comunale di Carpi, Cibeno divenne a tutti gli effetti un quartiere residenziale caratterizzato per lo più da un’edilizia di pregio con villette e piccoli condomini plurifamiliari. Con l’inizio degli anni 2000, infine, il quartiere ha conosciuto un ulteriore sviluppo residenziale con l’edificazione di nuove aree di edilizia di carattere più popolare. L’esigenza di edificare una nuova chiesa più capiente in prossimità di quella esistente nasce dalla lettura di questa evoluzione e da un fiducioso sguardo verso il futuro di una comunità che l’ha fortemente voluta e pazientemente attesa.

La nuova chiesa, che ha ottenuto un cofinanziamento dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si colloca nell’ambito di un lotto triangolare a ridosso della zona industriale cittadina caratterizzato dalla presenza, a sud, dell’antica chiesa e, a nord, dal muro di cinta del cimitero costruito alla fine dell’800, in disuso e sconsacrato dai primi anni ’60 del ventesimo secolo. In posizione baricentrica rispetto al lotto, tra la vecchia chiesa e l’ex cimitero, sorge l’edificio dell’oratorio. Il resto dello spazio, ad est, è un grande prato recintato destinato alle attività ludiche oratoriali che ha come fondale la strada provinciale, un’arteria piuttosto trafficata e rumorosa.

Il progetto realizzato è il risultato di una revisione totale di quello uscito dall’esito del concorso di progettazione, una revisione determinata, dopo la drammatica vicenda del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, da una necessità di ridefinire in modo significativo, le risorse economiche a disposizione. Questa maggiore ristrettezza economica, su impulso e per volontà di S.E. Mons. Francesco Cavina, è stata colta come un’opportunità per pensare ad un edificio semplice, sobrio, che non ostentasse inutili geometrie di monumentalità e che guardasse alla funzione che doveva svolgere al suo interno con un carattere esterno improntato ad una composizione minimale costruita con il ricorso a pochi volumi puri che assumono una valenza compositiva scultorea cercando un dialogo con l’adiacente paesaggio industriale. La nuova chiesa si colloca all’interno del recinto di un antico cimitero sconsacrato e bonificato negli anni sessanta dello scorso secolo. L’opportunità di costruire uno spazio per il futuro della comunità che fonda le sue radici fisiche sulla propria storia e sulla storia delle proprie persone, è stata interpretata dal progettista come un’opportunità per caricare di un significato ancora più denso il nuovo edificio destinato alla comunità.
Il volume principale, ad andamento prevalentemente orizzontale, trova una espressione di maggiore verticalità nell’importante tiburio a parallelepipedo che sovrasta il presbiterio con un importante lucernario che fotografa il cielo e convoglia all’interno della chiesa un’abbondante luce naturale. All’esterno il tiburio è caratterizzato da un rivestimento metallico di facciata che riporta una reinterpretazione del famoso dipinto del Masaccio dedicato alla SS Trinità alla quale la chiesa è dedicata. Il medesimo motivo, appena percepibile e riprodotto con una volontà più simbolica che figurativa lo si ritrova in altre porzioni di rivestimento di facciata dell’edificio.
La facciata principale è caratterizzata da un significativo aggetto del volume che crea un importante portico protetto. Il portico si sviluppa ad “L” interessando anche un tratto del fronte ovest verso via Canale di Cibeno in corrispondenza dell’antico ingresso principale al cimitero che è stato quindi mantenuto e rivalutato per sottolineare la memoria storica di questo ingresso.
Il nuovo sagrato, antistante la chiesa, è caratterizzato da un piano leggermente inclinato pavimentato in pietra naturale, un granito giallo che con il suo colore caldo riprende i cromatismi del muro perimetrale e crea uno spazio caldo e accogliente. Sul lato est un importante volume in aggetto articola la composizione del prospetto e lascia intravvedere al suo interno lo spazio gradonato dedicato al coro.

La collocazione della nuova chiesa all’interno dell’antico recinto cimiteriale ha permesso di mantenere libera ed inedificata la preziosa area a verde a cerniera tra il cimitero e la strada provinciale praticando quell’obbiettivo di riduzione di consumo di suolo e di “salvaguardia del creato” che è ormai un dovere al quale non possiamo più sottrarci. Un’area verde, mai edificata da quando questo mondo esiste possiede una propria intrinseca “sacralità” e prima di essere edificata, seppur per un fine nobile come la costruzione di una chiesa, merita rispetto e attenzione. La collocazione all’interno del recinto cimiteriale ha permesso soprattutto la realizzazione di un luogo più raccolto, silenzioso, in un certo senso di “sospensione” che non sarebbe stato possibile ottenere in prossimità della rumorosa strada provinciale. La collocazione della Nuova Chiesa all’interno del recinto rettangolare del vecchio cimitero ha infatti determinato una situazione decisamente particolare ed unica. Entrando nel recinto del cimitero si percepisce immediatamente un ambito più silenzioso ed accogliente. Il recinto ha il ruolo di isolare dalle criticità presenti all’esterno ma nello stesso tempo si apre alla comunità attraverso le puntuali brecce esistenti che indicano degli allineamenti fissi ai quali il volume della chiesa si attiene. La collocazione del volume della chiesa è eccentrico rispetto al recinto e questo genera gerarchie differenziate sui quattro lati di questo spazio verde che assume il ruolo di una vera e propria estensione all’esterno dello spazio sacro. Nuova Chiesa, antico muro del recinto e spazio verde costituiscono di fatto i tre elementi compositivi di un unico manufatto costituito da pieni e da vuoti, da spazi interni e da spazi esterni. L’antico muro del cimitero, semplicemente risanato avendo cura di non cancellare le tracce del tempo e sul quale sono state lasciate alcune vecchie lapidi che raccontano la storia di questo luogo, accompagna i fedeli in un percorso di raccoglimento e introspezione che si attua in relazione con lo spazio esterno. La facciata della nuova chiesa, dal carattere volutamente sobrio e silenzioso, è impreziosita da alcuni inserti longitudinali dorati che rappresentano, in analogia alle fiammelle di alcuni affreschi rinascimentali, le anime dei defunti che ascendono al cielo. La realizzazione di un vero e proprio percorso di relazione con la natura e di un micropaesaggio con chiare valenze “liturgiche”, pensiamo per esempio alla celebrazione della via Crucis in occasione del Venerdì Santo, può costituire l’ultimo tassello di dettaglio nella realizzazione di questo lavoro.

Per quanto riguarda l’assetto liturgico si può definire un impianto abbastanza tradizionale. Caratterizzato da un’assialità longitudinale che culmina con la zona presbiteriale; alla destra del presbiterio, in un volume aggettante che richiama forma e proporzione di un transetto è stato collocato uno specifico spazio gradonato per accogliere il coro e i gruppi di bambini e ragazzi.
L’intera struttura è connotata da materiali semplici arricchiti da trattamenti superficiali che li rendono unici. Le grezze pareti in cemento armato sono state realizzate con l’inserimento di ossidi che conferiscono un colore caldo e sono state in buona parte successivamente martellinate a punta grossa trasformandole in veri e propri monoliti di pietra sui quali si infrange la luce che ne evidenzia la tessitura. In alcuni tratti alcune semplici tavole in abete rivestono le pareti interne e sono state impreziosite con un trattamento di doratura che le rende luminose. Il pavimento è in semplice cemento lisciato ma anch’esso miscelato con ossidi, inerti e un trattamento al litio che conferisce un colore cuoio che lo rende in un certo senso vivo e accogliente.
I luoghi liturgici si dispongono in modo canonico sopra il basamento del presbiterio: l’altare centrale, l’ambone a destra, il tabernacolo collocato anch’esso a destra ma leggermente defilato inserendosi in prospettiva con una vetrata che si apre verso il giardino che si scorge dall’interno portando il rapporto della celebrazione anche all’esterno. In questo modo il luogo per la custodia dell’Eucarestia si colloca in uno spazio dedicato, una sorta di cappella laterale che si costruisce in modo prospettico. La sede, posizionata simmetricamente all’ambone rispetto all’altare, rimane ben visibile dall’intera assemblea senza costruire uno sguardo frontale che potrebbe in alcuni momenti della celebrazione risultare improprio. Le scelte liturgiche sono state condivise con il liturgista, Don Luca Baraldi, che ha accompagnato il progetto e sono ovviamente state sottoposte all’approvazione delle commissioni sia della Diocesi che della CEI che ha cofinanziato l’opera.
Altare, Ambone e supporto del tabernacolo sono realizzati in cemento decorativo impreziosito da un trattamento a fori riempiti con gesso scagliola di colore avorio che recuperano in chiave contemporanea la tradizione locale nella realizzazione dei pagliotti di altare. Questo trattamento è il risultato di un’appassionata collaborazione tra l’architetto, l’artista Manfred Alois Mayr che ha fatto da consulente artistico per l’intero progetto e maestranze altamente specializzate in questo tipo di realizzazione. I volumi sono semplici, puri. Il risultato integra l’essenzialità e la semplicità che ogni spazio sacro deve possedere con la chiara volontà di non rinunciare a quei contenuti di eleganza e unicità che solo l’arte può conferire.
L’immagine mariana è ospitata in una sorta di cappella dedicata che si colloca a destra rispetto all’ingresso principale. Si tratta di uno spazio molto prezioso, totalmente rivestito in tavole d’abete dorate e abbondantemente illuminato dall’alto. La statua è stata realizzata con l’impiego di una statua lignea esistente con la quale la comunità ha instaurato un legame affettivo. La statua è stata però magistralmente reinterpretata dall’artista che ha conferito all’intera figura un colore blu cobalto analogo a quello utilizzato nei quadri di Giotto per restituire il velo della Madonna. Alcuni inserti in foglia d’oro zecchino impreziosiscono questa figura che assume in questo modo un’aura e una valenza dal forte significato simbolico. Il presbiterio è caratterizzato da un importante lucernario che convoglia sullo spazio liturgico la principale fonte di illuminazione naturale di tutta la chiesa e fa percepire un ritaglio di cielo che entra all’interno dello spazio sacro e dalla presenza di un fondale in calcestruzzo martellinato a punta grossa che intercetta la luce naturale. Su questo fondale è collocata la croce gloriosa trattata con una galvanizzazione in oro zecchino che riflettendo la luce naturale produce un’aura dorata sulla parete retrostante. All’interno della croce, dal disegno essenziale, sono incastonate cinque gemme di cristallo a ricordare le ferite dei piedi delle mani e del costato.
Per il resto pochi altri arredi caratterizzano lo spazio. Anche quelli più convenzionali, come le panche, che ospitano fino a 350 fedeli, sono stati disegnati appositamente per questa chiesa e sono quindi unici. Realizzati in legno di frassino non selezionato e quindi volutamente caratterizzati da evidenti venature di colore differenziato che rendono ogni singolo pezzo un pezzo unico ed irripetibile conferendo al legno la sua essenza di materia viva ed unica.

La progettazione di spazi per il culto costituisce una vera e propria passione prima ancora che specializzazione per me e per il mio studio. Ho realizzato alcune chiese e numerosi interventi tra i quali ricordo con particolare coinvolgimento quelli dedicati a San Giovanni XXIII a Sotto il Monte: La cripta, il Giardino della Pace, la Casa del Pellegrino e il nuovo teatro ma anche le chiese di Brembo di Dalmine e di Cavernago e il restauro della chiesa dell’Immacolata di Longuelo.
Questa chiesa ha avuto un percorso molto lungo e difficile, devo ammettere il più lungo e complicato che mi sia mai capitato nella mia storia professionale, 14 anni sono trascorsi da quando ricevemmo la lettera di invito per la partecipazione al concorso di progettazione. Un tempo decisamente lungo, oggettivamente troppo lungo per un edificio che la comunità si attendeva in tempi più rapidi. I problemi sono stati tantissimi, le lentezze burocratiche e procedurali pure, c’è stata anche un po’ di sfortuna, ha visto il terremoto, ben tre vescovi e ora anche il Covid, ma alla fine siamo qui, non l’abbiamo mai lasciata, ci tenevo molto e sono riuscito ad accompagnarla a questa conclusione e questo oggi mi da molta soddisfazione. Sono molto contento del risultato al quale siamo arrivati. Era un dovere nei confronti di tutti quelli che ci hanno creduto, in particolare del parroco Don Carlo Gasperi che ha sempre accompagnato il percorso con grande tenacia ma assoluto rispetto ed ha pazientemente atteso che ogni problema si risolvesse, ma era un dovere anche nei confronti della comunità e dei parrocchiani che la attendono da tanto tempo e che saranno il cuore vivo di questo luogo di cui dovranno prendersi cura.

Comunicato stampa 

CREDITS:
Committente: Diocesi di Carpi-RUP: Ing. Marco Soglia
Parrocchia di Sant’Agata di Cibeno – Parroco: Don Carlo Gasperi
Progetto Architettonico e DLL: Arch. Paolo Belloni-PBeB-Architetti-Bergamo
Progetto Artistico: Prof. Manfred Alois Mayr-Bolzano – Arch. Paolo Belloni
Liturgista: Don Luca Baraldi
Impresa di Costruzioni: Impresa COGEI srl Bologna

Cronologia:
Febbraio 2014 Affidamento per redazione progetto rivisitato con nuovo budget
(opere 1milione/euro- Q.E. 1,4 milioni))
Marzo 2015 Istanza CEI
23 Febbraio 2017 Rilascio definitivo autorizzazioni (Comune e Soprintendenza)
05 Maggio 2017 Inizio Lavori
19 Novembre 2020 Fine Lavori
08 dicembre 2020 Apertura al culto

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