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Intervista a don Giuliano Zanchi: L’arte contemporanea in dialogo con la fede

Un libro, “Il destino della bellezza”, edito da Áncora nel 2008, riflette: «sull’antico legame che i cristiani intrattengono da sempre con l’arte, legame tenace, persistente, si potrebbe dire ostinato. Ripercorrerne la storia ci mostra quella che per molto è stata una simbiosi, talvolta una cordiale amicizia, infine un distacco tra amanti feriti, di quelli che si lasciano male. Oggi sembrano finalmente ritrovate le ragioni di un vincolo in via di ricostruzione. Nel frattempo però i due amanti sono molto cambiati. Ritrovarsi è sempre anche riscoprirsi. Richiede la dura prova di un’audace pazienza» (da Premessa, in Il destino della bellezza. Ambizioni dell’arte, aspirazioni della fede, Àncora, Milano, 2008).

L’autore del volume di cui abbiamo riportato la citazione è Giuliano Zanchi, sacerdote della diocesi di Bergamo, Segretario Generale della Fondazione “Adriano Bernareggi” e docente di Arte sacra. Lo abbiamo intervistato sul tema del dialogo tra arte contemporanea e fede.

Don Giuliano, che cosa significa parlare di arte contemporanea nella liturgia ? Significa, anzitutto, parlare di un grosso problema e al contempo di una sfida importante. Da un lato la coscienza cristiana della fede – che si esprime massimamente nella liturgia, come ha sempre fatto in ogni epoca – non può non avere relazione con le forme d’arte del proprio tempo. Dall’altra parte quella che oggi viene comunemente indicata come “arte contemporanea” ha assunto profili particolarmente determinati dalla condizione della secolarità e dalla cultura del post-umanesimo. Quindi, il loro incontro reciproco richiede un discernimento molto profondo e non ammette ingenuità !

La liturgia ha bisogno dell’arte contemporanea, e viceversa: come possiamo intendere questo rapporto ? Intanto diciamo che i sensi nei quali si attiva il darsi della fede (perché questo è in gioco nella liturgia) hanno bisogno di estetiche che siano coerenti con le categorie in cui di epoca in epoca si esprime la dimensione dell’umano. La liturgia non può esprimersi esclusivamente sulla base di forme suggestive, bensì attraverso forme che, però, sono via via sempre più inattuali e incapaci di incorporare il sentire dell’uomo presente. Il prezzo è relegare il senso stesso dell’azione liturgica nell’involucro temporale di una data epoca. L’esperienza liturgica, invece, è proprio l’esperienza della continua contemporaneità del legame con il Signore.

E per quanto riguarda, invece, l’arte contemporanea ? Da parte sua l’arte contemporanea potrebbe ricevere da un rapporto maturo con la liturgia un rinnovato peso spirituale e una ritrovata carica umana. Si tratta di temi che in questo momento l’arte contemporanea sembra frequentare più con una certa nostalgia che tenendo conto di una natura specifica.

In che senso ? In molti casi il lavoro dell’arte contemporanea tende a esaurirsi in un effimero processo di esibizione narcisistica – come nella lallazione dei neonati. L’artista continua, infatti, a esporre il magma della propria interiorità senza troppa cura delle attese dell’osservatore. L’arte di oggi è legata all’autarchia dell’“io”. Anche perché, a parte le belle cause della trita ortodossia civile, non saprebbe su cosa esprimersi veramente. L’arte contemporanea non ha intorno a sé un mondo di senso di cui essere il veicolo. Questo è la sua debolezza, ma anche la sua ragion d’essere !

Vi sono artisti ( pittori, scultori, architetti ) che hanno saputo dare espressione all’unione di arte e fede senza forzature e rispondendo al bisogno di arte che la fede può avere ( e ha ) in età contemporanea ? Entrare in queste questioni significa evidentemente attivare dei criteri di giudizio, che – soprattutto in questo momento storico – hanno uno scarso terreno di convergenza. A mio parere, la media cultura cristiana si è “appena” (e sottolineo “appena”) riconciliata con i grandi esperimenti degli anni Cinquanta e Sessanta, Le Corbousier, Matisse, Schwartz, e quindi con quelli dei pionieri del movimento liturgico che erano amici dei grandi artisti. Si pensi che questi esperimenti adesso diventano meta di pellegrinaggi parrocchiali: essi, purtroppo, si comprendono quando ormai sono quasi archeologia. Il presente è stato dominato da quella guerra di posizione che è stata la questione liturgica in questi ultimi anni.

Da dove è sorto tutto questo ? Tutto ciò nasce dal tentativo, scaltro e malevolo, di liquidare il Concilio Vaticano II trasformando il problema del rito in una questione de gustibus. In un contesto di questo genere tutto si è complicato, perfino il giudizio che si dà sugli oggetti. Personalmente, ritengo per esempio che l’esperimento di Reggio Emilia, dove una cattedrale era stata ripensata a partire dal lavoro di quattro grandi astisti internazionali (Kounellis, Pistoletto, Parmiggiani, Nagasawa), con esiti a mio avvisi rispettabili, può essere un punto di riferimento per discutere di queste cose e per intravedere i primi segni di una nuova intesa. Ahimè, quell’esperimento è stato oggetto di una scorretta e violenta mutilazione che ha solo ragioni ideologiche. Di storie felici in questo campo, però, ce ne sono molte, sebbene disperse qua e là, nel sottobosco di una sperimentazione sporadica che non riesce a essere presa in carico come atteggiamento consapevole dell’istituzione.

Riprendendo il titolo del suo libro: quale è, don Giuliano, il destino della bellezza nella chiesa che guarda al futuro ? In primo luogo in gioco c’è la bellezza della chiesa come tale. Intendo dire che la presenza dei credenti nel mondo deve sapere nuovamente dare vita a una comunità di testimoni liberi, appassionati, credibili. Questa è la chiesa di Francesco insomma, una chiesa che non si mette l’elmetto in testa per andare alla battaglia sguainando la baionetta dei principi non negoziabili, ma che stia fraternamente nel mondo condividendo con tutti l’umano che è comune (e a questo punto il lettore può leggere la Lettera a Diogneto). Da questo atteggiamento di fondo sorgerà anche la capacità di riconoscere quei segni che la bellezza sceglie oggi per manifestarsi nella storia. Solo così potrà prendere forma una nuova arte della fede. Mica con i soli libri e con i soli convegni !

Ci può parlare, don Giuliano, di alcune tra le opere contemporanee che ha voluto esporre presso la Fondazione “Adriano Bernareggi” negli ultimi anni e che indicano come l’arte contemporanea sia in dialogo oggi con la fede ?

Da qualche anno la Fondazione “Adriano Bernareggi” ha in gestione un ex oratorio del 1734: grazie al nostro lavoro esso è divenuto uno spazio per installazioni temporanee di arte contemporanea. Abbiamo così potuto ospitare molti artisti, alcuni dei quali anche molto celebri, come Jannis Kounellis, che in risonanza con il luogo si sono sentiti sollecitati a frequentare questioni di natura “spirituale”, nel senso più denso che si può dare a questa insidiosa parola. Nel 2007 è stata ospitata la mostra intitolata “Vanitas Vanitatum” di Gianriccardo Piccoli, artista bergamasco che ha saputo tradurre in una istallazione potentissima tutto il più genuino senso del libro di Qoelet. Si trattò di un gigantesco palinsesto di cenere sormontato da svolazzanti figli di carta di riso illustrati con scene del libro. Lì i visitatori hanno potuto sperimentare il valore aggiunto dell’arte contemporanea, che non si limita a illustrare, ma che fa vivere una esperienza, che muove gli affetti, che sollecita emozioni e pensieri. Ciò è potuto succedere in ognuna delle istallazioni che abbiamo ospitato.

GALLERIA IMMAGINI

m_Cattedra Reggio Emilia

Cattedra Reggio Emilia

m_Cattedrale Reggio E

Cattedrale Reggio Emilia

m_Daniele Crespi, Madonna con Bambino, san Francesco d'Assisi, san Carlo Borromeo e undevoto (part

Daniele Crespi, Madonna con Bambino, san Francesco d’Assisi, san Carlo Borromeo e undevoto

m_Giacomo Manzù (1908-1991), Deposizione con vescovo, Pietà con vescovo, Cristo deriso

Giacomo Manzù (1908-1991), Deposizione con vescovo, Pietà con vescovo, Cristo deriso

m_Lorenzo Lotto, Trinità (prima metà, sec

Lorenzo Lotto, Trinità (prima metà del XVI secolo)- Olio su tela, proveniente dalla Chiesa di Sant’Alessandro (Bergamo)

m_Museo Bernareggi, Bergamo

Museo Bernareggi, Bergamo

m_Pittore lombardo, L'elemosina dei confratelli della Misericordia

Pittore lombardo, L’elemosina dei confratelli della Misericordia

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