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La chiesa-casa, o la chiesa garage: il caso di Torino e delle sue periferie

 

Casa tra le case

 Architettura di chiese durante l’episcopato del cardinale Michele Pellegrino (1965-1977)

di Carla Zito

Effatà editrice, 2013

160 pagine, 18,00 euro

«Le chiese postconciliari a Torino sono povere, ma non tanto perché non vi abbondino decorazioni raffinate o materiali pregiati. Sono povere, e ancor più lo sembrano, poiché concedono pochissimo alla dimensione simbolica…»: così Sergio Pace nella postfazione al volume “Casa tra le case” di Carla Zito.

Frutto di un’attenta ricerca storiografica, nel volume si ricostruisce una parte rilevante del dramma che si è compiuto nelle strade e nelle piazze italiane nel corso degli anni ’50, ’60 e ’70. Rilevante perché in esame è il caso di Torino, città che a seguito della propria costituzione “monarchica” (l’evoluzione della Fiat, per eccellenza “la” fabbrica che esprime l’evolversi dell’epoca industriale e che fa della città una sua appendice) ha conosciuto in quei decenni una trasformazione urbana e sociale particolarmente sconvolgente, rapida, a tratti violenta. Intessuta di problemi umani, di flussi di immigrati che a quei tempi portavano con sé una povertà antica e anche condizioni precarie sotto il profilo culturale E tutto questo si è tradotto nei quartieri dormitorio lontani, sperduti, bui nelle campagne, ma anche nelle lotte sindacali e nelle forte tensioni politiche alimentate da aspettative non prive di utopia.

Tale rapido sconvolgimento si è tradotto in architetture non-architetture: nelle case, ma anche nelle chiese. Frutto di un committente ansioso di rispondere alle necessità dei tantissimi nuovi arrivati in modo consono al linguaggio nuovo, richiesto dal Concilio.

Il notevole merito del volume della Zito sta nel descrivere il processo che ha portato alla realizzazione della ventina di nuovi edifici ecclesiastici e centri parrocchiali, a partire proprio dai problemi di fronte ai quali si è trovato il vescovo, P. Michele Pellegrino. Perché il suo problema, le condizioni di emergenza, il tumultuoso incedere dello spazio urbano, che altro non è che il concretarsi in ambiente costruito dello sconvolgimento sociale dovuto all’immigrazione, opportunamente contestualizzato, spiega quanto avvenuto.

Come scrive la Zito: «La maggior parte degli edifici rappresenta architetture prive di pregio, mentre sotto l’aspetto della pianificazione urbanistica e della pastorale liturgica questi centri parrocchiali hanno avuto un ruolo fondamentale nel processo di costruzione delle comunità, cristiane e non, della periferia cittadina».

Vi sono due uffici diocesani all’opera: la Sezione Arte Sacra dell’Ufficio liturgico che, diretto del prof.  Roberto Gabetti, cerca di difendere la qualità architettonica degli interventi di conservazione, adeguamento, ristrutturazione e nuova edificazione; e l’Opera Torino-Chiese, l’ufficio preposto al finanziamento e alla costruzione dei nuovi edifici di culto, diretto da Mons. Michele Enriore, particolarmente impegnato nel rispondere all’urgenza. Sullo sfondo, la scelta pauperistica operata dal vescovo, P. Pellegrino, che ha indirizzato Torino-Chiesa sulla strada della casa-chiesa.

Ma anche il problema della dignità dell’edificio chiesa, che può benissimo sussistere anche in condizioni di povertà materiale, come dimostrano proprio alcune delle chiese realizzate a Torino in quell’epoca e documentate nel volume. Ma difficilmente si raggiunge se la scelta è quella di nascondere la chiesa, più che nella forma-casa, nella forma-garage.

Il volume distingue con chiarezza le diverse responsabilità nel difficile contesto e rende appieno l’ineludibile funzione primaria del committente: non solo del vescovo, ma di tutti gli uffici e i servizi diocesani preposti alla selezione dei progettisti e alla realizzazione delle opere. Chiarisce così che sempre la chiesa, “firmata” o no che sia, è frutto di un ampio processo ed è testimone autentico di un momento storico, con tutte le asprezze e difficoltà che questo trae con sé. (LS)

zito

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