La manutenzione programmata per le chiese

L’opera di conservazione è rivolta in genere agli edifici storici. Ma anche – forse soprattutto – gli edifici contempranei, e tra questi le chiese, necessitano di cure volte a garantirne l’efficienza e impedirne il degrado. Se ne parla nel seminario  “La manutenzione programmata delle chiese”, lunedì 20 aprile a Vicenza presso la fiera Koinè, che presenta gli esiti di una ricerca svolta dal Politecnico di Milano per conto del Servizio Nazionale Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana.

di Mons. G.Russo, prof. C.Talamo

Da tempo si è diffusa la consapevolezza, presso diversi centri di competenza legati all’edilizia per il culto, che la manutenzione, intesa come cura costante dei manufatti, è una condizione imprescindibile per la conservazione nel tempo del valore dei beni.

Prendendo in questa sede in considerazione solo gli edifici per il culto di età inferiore ai 50 anni, è facilmente intuibile come lo scenario degli interventi di manutenzione e di riqualificazione sia complesso e connotato da una molteplicità di esigenze. Inoltre nelle scelte formali legate agli edifici per il culto, pur nell’evoluzione dei linguaggi architettonici, da sempre sono presenti fattori che rendono difficoltose le attività manutentive e particolarmente vulnerabili alcune parti d’opera.

Da queste premesse prende spunto una ricerca che prevede la predisposizione e la sperimentazione di strumenti di supporto per il committente, per il progettista e per il manutentore con un duplice fine:  indirizzare alla progettazione e alla gestione di edifici per il culto con una particolare attenzione per i problemi della manutenzione nel tempo e contemporaneamente fornire strumenti e procedure capaci di uniformare gradualmente i comportamenti dei molti soggetti coinvolti.  Infatti mettere a disposizioni strumenti comuni per l’agire di soggetti che oggi,  pur  occupandosi delle medesime questioni, operano in modo completamente autonomo e isolato, può consentire nel tempo un proficuo confronto di esperienze e di conoscenze, come pure la creazione di basi di dati per esempio sui degradi e sulle tecniche di intervento.

La ricerca è stata commissionata da CEI  ad un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano, che da tempo si occupa di studi e sperimentazioni in ambito manutentivo.

La ricerca ha previsto lo sviluppo di una “base di conoscenza” impostata sui principali “fattori di manutenibilità”, che condizionano la facilità e la rapidità delle azioni manutentive (accessibilità, ispezionabilità, ergonomia, trasportabilità, visibilità, punibilità, reversibilità, smontabilità, modularità, standardizzazione).

Questa base di conoscenza fornisce informazioni a un sistema di strumenti di supporto, indirizzati sia alle attività di progetto che a quelle di gestione della manutenzione.

Per quanto riguarda il supporto alle attività progettuali gli strumenti integrati riguardano:

  1. linee guida per la predisposizione dal parte del committente di un Documento Preliminare alla Progettazione (DPP) per il requisito di manutenibilità, articolato in relazione ai diversi livelli di progettazione (progetto preliminare, definitivo, esecutivo). Questo tipo di strumento è di supporto per la committenza, in particolare per la figura del rappresentante del procedimento;
  2. linee guida per il progettista, ossia consigli, orientamenti, riferimenti (per esempio dimensioni minime per il passaggio di vari tipi di attrezzature per la manutenzione), riferiti alle diverse parti d’opera dell’edificio, per agevolare, attraverso la concezione del progetto, le azioni manutentive;
  3. guida alla valutazione, ossia un strumento per il controllo del progetto (sia controllo da parte del committente sia autocontrollo da parte del progettista) al fine di individuare, rispetto ai già citati fattori di manutenibilità, aree problematiche per le future manutenzioni e individuare i punti del progetto sui quali apportare miglioramenti prima di passare alla fase di realizzazione. Anche in questo caso si tratta di uno strumento articolato in modo diverso in relazione ai diversi livelli della progettazione.

Per quanto riguarda il supporto alle attività gestionali lo strumento sviluppato riguarda un format di manuale e di piano di manutenzione, realizzato in coerenza con le linee orientative tracciate dalla norma UNI 11257:2007.

Per quanto riguarda il supporto alle attività di gestione della manutenzione la ricerca ha individuato un format base per lo sviluppo del piano e del manuale di manutenzione, che si declina in diverso modo in relazione alle conoscenze in possesso. In particolare, il format proposto è articolato rispetto a diverse situazioni gestionali: piano di manutenzione per un edificio in corso di progetto per il quale ci sia la possibilità di predisporre una adeguata documentazione di supporto alla gestione; piano di manutenzione per un edificio di recente realizzazione per il quale siano parzialmente presenti documenti di progetto; edifico esistente del quale non si sia in possesso di documentazione tecnica e per il quale ci si possa affidare fondamentalmente a ispezioni visive.

A seconda di ogni situazione si presuppongono livelli informativi via via meno approfonditi e procedure di raccolta dei dati diversificate.

Il format è realizzato sia per quanto riguarda il piano che il programma in modo da attingere le informazioni dai data base. In particolare per edifici in progetto o di nuova realizzazione il database delle anomalie è uno strumento di supporto per l’individuazione dei possibili modi di guasto che in futuro potranno interessare l’edificio; nel caso di edifici esistenti, oltre che per la previsione dei futuri eventi, i data base (data base anomalie e data base casistica) sono utilizzabili anche come supporto per il riconoscimento dei degradi presenti sull’edifico e individuabili attraverso ispezioni.

locandina pdf

La chiesa del Villaggio Belvedere a Pistoia e la chiesa di Larderello in Pomarance (Pistoia), entrambe di Giovanni Michelucci (Foto A. Suppressa). Costruite in cemento armato, la prima tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, la seconda nella seconda metà degli anni Cinquanta, necessitano di cospicui interventi manutentivi. Il cemento armato si è dimostrato relativametne più bisognoso di cure di quel che si pensava.

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