Sergio Guarino, Curatore storico dell’arte presso la Pinacoteca Capitolina

 

La Pinacoteca Capitolina viene fondata sul Campidoglio romano nel 1749, per volontà del pontefice Benedetto XIV Lambertini. Da secoli – vale a dire dalla donazione al “popolo romano” del 15 dicembre 1471 dei “bronzi lateranensi” (tra di loro la Lupa e lo Spinario) per volontà di da papa Sisto IV – il Campidoglio era diventato il luogo della memoria, ruolo che si era consolidato negli anni trenta del Settecento con l’acquisto dei marmi antichi della collezione Albani e la contestuale fondazione del Museo Capitolino (1734). In questo periodo si affaccia l’idea della creazione di una raccolta pittorica pubblica, che prende corpo nei tardi anni quaranta, nel contesto del tentativo da parte del governo della Chiesa di frenare l’emorragia di opere d’arte, cedute dalle principali famiglie romane, oberate di debiti.

Artefice “operativo” della nascita della Pinacoteca fu il cardinale Silvio Valenti Gonzaga, Segretario di Stato e celebre protettore delle arti, proprietario di una grande collezione. Nel giro di due anni (1748 e 1750) vengono così acquisiti circa 300 quadri, provenienti dalle raccolte romane delle famiglie Sacchetti e Pio, che per motivi diversi – ma ricollegabili a difficoltà finanziarie – avevano necessità urgente di monetizzare le proprie collezioni (i Pio si erano nel frattempo spostati a Madrid). Entrambe le famiglie avevano raggiunto il proprio apice nel corso del Seicento e alcuni loro membri avevano ricevuto la porpora cardinalizia (i Sacchetti erano in origine una ricchissima famiglia di banchieri, particolarmente legati ai Barberini). Per ospitare i dipinti vennero realizzate due nuove sale alle spalle del Palazzo dei Conservatori, alle quali all’inizio del XX secolo vennero aggiunti nuovi ambienti espositivi, anche per esporre la raccolta di porcellane donata del conte Cini nel 1891.

Nel 1818 fu collocata in Campidoglio la grande Pala di santa Petronilla di Guercino (1622-23), realizzata per un altare della Basilica di San Pietro, poi spostata al Palazzo del Quirinale (all’epoca residenza pontificia) e qui requisita dalle truppe napoleoniche alla fine del Settecento: il suo arrivo causò lo spostamento all’Accademia di San Luca e alla Pinacoteca Vaticana di circa 50 quadri, una perdita rimpiazzata in seguito da successive acquisizioni.

Le opere della raccolta pittorica capitolina spaziano dal tardo Medioevo all’epoca barocca, con alcune aggiunte più recenti di sporadiche opere del XVIII secolo: le scuole più rappresentate, oltre alla pittura romana, sono quelle di Bologna, seconda città dello stato ecclesiastico, e di Ferrara, passata alla Chiesa nel 1598. Quadri di soggetto “profano” o mitologico, come la Buona Ventura di Caravaggio o Romolo e Remo di Peter Paul Rubens, si alternano ai ritratti (Urbano VIII di Pietro da Cortona, Doppio ritratto dei fratelli de Wael di Antoon Van Dyck) e ai paesaggi, ma sono certamente i dipinti di soggetto religioso a costituire il nucleo principale.

Un ampio spettro viene così a delinearsi, passando dalle pale d’altare come l’Assunzione e Morte della Vergine di Cola dell’Amatrice (dalla Chiesa di San Domenico ad Ascoli Piceno) a opere sacre di committenza privata (il Battesimo di Cristo di Tiziano) e a quadri che ricordano il vivace dibattito religioso del XVI secolo, come la Madonna in gloria e santi di Garofalo, probabile immagine criptica dell’Immacolata Concezione. Si alternano quadri devozionali a illustrazioni del Vecchio e Nuovo testamento (Nathan e David di Giovanni Bonati; il Buon Samaritano di Jacopo Bassano) e a raffigurazioni dei santi più popolari (San Francesco in meditazione di Annibale Carracci; San Sebastiano di Guido Reni), con particolare attenzione alla Passione di Cristo (Flagellazione e Coronazione di spine di Domenico Tintoretto; Crocifissione di Gabriel Metsu). La maestosa pala con il Seppellimento di santa Petronilla di Guercino, di cui si è detto, attira lo sguardo per le dimensioni (cm 7.20 x 4.23) e per il pathos religioso che l’attraversa, anche se l’opera sacra più affascinante e misteriosa rimane il San Giovanni Battista di Caravaggio, con il giovane santo, nudo e sorridente, abbracciato all’ariete, emblema del Sacrificio di Cristo e della Redenzione.



Le foto sono per gentile concessione della Pinacoteca Capitolina, Musei Capitolini – Archivio Fotografico dei Musei Capitolini). Tutti i diritti sono riservati.  © Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali



Come raggiungere il museo


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