La Pinacoteca di Volterra raccoglie una interessante collezione di opere d’arte provenienti soprattutto da edifici religiosi della città e costituisce un’importante excursus sulla storia dell’arte volterrana dal XIII al XVII secolo.

Le soppressioni di enti religiosi che avvennero in Toscana fra la fine del Settecento e l’Unità d’Italia, portarono nelle sacrestie e nei depositi volterrani molti quadri e materiali che prima si trovavano in chiese, monasteri e compagnie soppresse. Molti di queste opere passarono di proprietà al Comune di Volterra che nel 1875 ottenne dall’allora Ministro per l’Istruzione, l’autorizzazione a costituire una Pinacoteca che venne collocata al secondo piano del Palazzo dei Priori, che allora ospitava già il Museo Etrusco, la Biblioteca e l’Archivio.

La collezione fu ampliata e riordinata nel 1905, su proposta di Corrado Ricci, con opere di proprietà di altri enti religiosi, che andarono a costituire il nucleo dell’attuale esposizione: cinquantaquattro opere, alcune delle quali si possono considerare le più significative tra quelle realizzate a Volterra nel corso dei secoli.

Nel 1982 la Pinacoteca viene trasferita in Palazzo Minucci Solaini, aggiungendovi molti altri materiali scultorei, monete, medaglie e oggetti di vario tipo medievali e rinascimentali finora collocati nel Museo Guarnacci. L’edificio che attualmente ospita la Pinacoteca, attribuito dalla storiografia locale ad Antonio da Sangallo il Vecchio, è tra i più singolari della città di Volterra e costituisce l’unico esempio di edificio rinascimentale rimasto a Volterra.

Il percorso espositivo principale illustra, in ordine cronologico, le varie fasi produttive dell’arte volterrana, attraverso opere di particolare significato e bellezza. La prima sala, con gli oggetti più antichi, si caratterizza per la presenza di sculture, fra cui una lunetta in marmo che illustra il mito di “Atteone sbranato dai cani” del XII secolo e un reliquiario della santa volterrana, Attinia realizzato nel XIV secolo riutilizzando un’urna etrusca; sopra di esse domina una croce lignea dipinta del XIII secolo.

Il medioevo è ben testimoniato dai vari quadri di artisti senesi a fondo oro del XIV secolo e viene ben espresso dai quadri di Taddeo di Bartolo fra cui il grande “Polittico”, realizzato nel 1411 con raffigurati al centro la Madonna con Bambino contornata da santi e di cui si conservano ancora tutte le parti lignee.

Nelle sale successive seguono opere pittoriche di artisti senesi e fiorentini, che illustrano il passaggio dai quadri a fondo oro alle opere più naturistiche: Priamo della Quercia, Benvenuto di Giovanni del Guasta, Stefano di Antonio di Vanni, Neri di Bicci, di cui si conserva un bel quadro raffigurante San Sebastiano, fino ad arrivare alle grandi pale del Ghirlandaio, con la “Maestà di Cristo” proveniente dalla Badia camaldolese, e di Luca Signorelli, di cui è esposta l’Annunciazione, quadro fra i più rappresentativi del rinascimento.

Ma l’opera che spicca di più in tutta la collezione è la “Deposizione” del Rosso Fiorentino, che l’artista realizzò a Volterra nel 1521, uno dei quadri più importanti del Manierismo toscano, che raffigura la scena della Passione con un linguaggio nuovo e impressionante, che riprende temi e morivi rinascimentali declinandoli in una nuova rappresentazione visionaria e inquietante al tempo stesso.

Completano il percorso i quadri del Cinquecento, con due pale di Pier Candido del 1580 e varie opere dei volterrani Daniele Riccciarelli e Baldassarre Franceschini, inframezzati da quadri di pittori toscani e fiamminghi.

Alessandro Furiesi, Direttore





Come raggiungere il museo

 

Pinacoteca di Volterra

 

 

 

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