Nel 1606 i due principali poli di attrazione di Caltagirone, quello religioso e quello civile, cioè la Matrice ed il Palazzo Senatorio, rimanevano distanti tra loro perché le tortuose e inerpicate viuzze ne accrescevano la distanza, costituendo non poche difficoltà per il normale svolgimento della vita cittadina, particolarmente vivace nella parte bassa della città. L’idea di congiungere direttamente i due principali edifici, affiorò fin dal 1483, quando la Casa Senatoria venne trasferita dalla parte alta alla parte bassa e pianeggiante della città nel luogo detto Malfitania. Ciò rese necessaria la realizzazione di una vitale arteria che collegasse il vecchio abitato, abbarbicato sull’alto colle, al cuore pulsante della città.

Tale progetto si concretizzò nel 1606 e, come si rileva dal I° Vol. dei Privilegi della città (ff. 672-673) fu nel civico consiglio del 6 aprile 1606 che si decise di aprire “de uso et nobiltà della città et pubblico beneficio” questa nuova strada “correspondente dalla loggia di detta città per insino alla matrice ecclesia di quella della lunghezza di canne settanta incirca”. Per la sua ripidità la larga strada, tagliata dalla maestranza che faceva capo a Giandomenico Gagini junior, fu sistemata a scala con l’intervento dell’arch. palermitano Giusppe Giacalone il quale dispose che i gradini fossero fatti di pietra arenaria forte con listello. La scala, imponente per lunghezza ed ampiezza, richiese parecchi anni di lavoro. A lavori ultimati con i suoi 150 gradini, divenne una delle meraviglie di Caltagirone.  Agli inizi del XIX secolo la scala, purtroppo nel tempo trascurata, era divenuta impraticabile in più punti; quindi la civica amministrazione, previa relazione del 3 luglio 1843 dell’Architetto del Senato Salvatore  Marino, affidò i lavori di restauro al maestro Giambattista Coniglio che li portò a termine nel settembre del 1844. In questi lavori di rifacimento scomparvero le larghe pedate dei gradini con conseguente riduzione della distesa della scala che, meno inclinata, risultò di 142 gradini, tanti quanti ne conserva tuttora.

Dopo le vicende belliche della seconda guerra mondiale la scala di S. Maria del Monte, a circa tre secoli e mezzo dalla costruzione, richiedeva per la seconda volta di essere più che restaurata, rifatta interamente. Nel 1952 la Cassa per il Mezzogiorno approvò un finanziamento per il suo rifacimento che fu effettuato con lastre di pietra lavica il cui grigiore fu attutito dalla smagliante maiolica che riveste le alzate frontali dei gradini. Ciascuna alzata è rivestita interamente da maioliche policrome, tutte con motivi diversi, che riassumono la storia della città nei periodi dal X al XX secolo.

Per tale motivo essa è divisa in dieci grandi settori ognuno dei quali, costituito da 14 gradini, contiene decori caratteristici di un secolo. Il primo settore rappresenta il X secolo, epoca in cui la Sicilia, sotto la dominazione musulmana, ebbe una grande fioritura artistica. Seguono i periodi normanno, svevo, angioino-aragonese, chiaramontano, spagnolo, rinascimentale, barocco, settecento, ottocento e novecento. Pertanto sono decorate solo 140 alzate, le due restanti, che si vedono alla base della scala, sono state lasciate una in nuda lava e l’altra come invito decorativo rivestita di maiolica con stemmi ed iscrizioni.

 

Il rivestimento maiolicato della scala fu completato nel luglio del 1955 conferendo ad essa l’attuale aspetto monumentale.

Enumerata dagli antichi tra le sette bellezze della città (ma in realtà di bellezze Caltagirone ne vanta molte di più) è divenuta famosa in tutto il mondo per la luminaria, che ha origine nel 1785 da un’idea dell’arch. Natale Bonaiuto e poi perfezionata da Padre Benedetto Papale, valente artista dell’800.

Da allora, illuminata ogni anno nei giorni 24 e 25 luglio, in occasione della festa patronale di S. Giacomo, essa offre una spettacolo di indiscutibile bellezza.

Sul ciglio dei suoi ampi gradini vengono collocati, attraverso la cosiddetta chiamata, circa 4000 coppi. Questi vengono realizzati interamente a mano utilizzando dei fogli di carta a cui, incollandoli, verrà data una forma cilindrica cava; poi verranno colorati in verde, rosso e, talvolta anche in azzurro, mentre altri vengono lasciati bianchi (Fig. 1 e 2).

Al loro interno verranno collocate delle ciotoline in terracotta piene di sabbia dove, a sua volta, verranno adagiate delle antiche lumere ad olio.

La chiamata avviene in rigoroso silenzio. Deve sentirsi solo la voce del capomastro (Fig. 3) che dirige l’esatta e lenta collocazione dei coppi che alla fine, solo dopo la loro completa accensione, daranno origine ad un disegno floreale, ornamentale o religioso di assoluta ed indiscutibile bellezza.

Ed è proprio con la fase dell’accensione che si dà inizio alle prime suggestioni.

Essa avviene per mano di una folta schiera di persone che, appostati tutte lungo la gradinata (fig.4), attendono il fischio del capomastro, segnale convenuto e fissato per le 21.30, per dare il via alla luminaria.

Con l’ausilio dei busi, ovvero gli steli secchi delle spighe di grano che dopo la mietitura rimangono sulla fertile terra dalla quale sono nate, vengono accesi gli stoppini delle lumere (fig.5 e 6) e, lentamente, silenziosamente e quasi magicamente, mentre le persone prima assiepate sull’intera gradinata per l’accensione si dilegueranno pian piano verso le sue stradine laterali, si aprirà alla vista di uno stuolo di spettatori in attesa del prodigio, uno scenario del tutto sorprendente (fig.7).

Una fantasmagorica scenografia di piccole fiammelle colorate e sfavillanti daranno corpo vivificante a quel disegno che, spente le luci artificiali, con lo sfondo dell’oscurità della sera, offre una suggestione indimenticabile ed assolutamente irripetibile (fig.8).

Solo in tempi più recenti la scala Santa Maria del Monte, verrà illuminata con le stesse modalità, anche nei giorni 14 e 15 agosto.

Oggi essa fa da sfondo ad altri importanti eventi, uno dei quali, ormai rientrato nella tradizione locale, è l’infiorata (fig.9). Ogni anno, nel mese di maggio, infatti, mese dedicato alla Madonna che ha dato il titolo alla Scala, essa viene addobbata con migliaia di piante dalle diverse inflorescenze collocate, anche in questa circostanza, in maniera tale da formare un ornamentale tappeto floreale lungo circa 130 metri che, di giorno o di notte, con il sole o con le nubi, il tripudio dei colori, conferisce alla scala monumentale un rinnovato splendore.

Insomma, la scala Santa Maria del Monte, simbolo della nostra città e patrimonio dell’umanità, è un monumento sul quale, possiamo affermare, ha preso forma una delle più alte espressioni della bellezza dell’arte e dell’ingegno dell’uomo.

                                                                                                    Mario Amore e Stefania Platania Amore

                                                                                  (Soci Kreios-Volontari Museo Diocesano Caltagirone)

 

 

 

le foto della prima galleria sono per gentile concessione di   Vincenzo Mattia

le foto della seconda galleria sono per gentile concessione di  Claudio Garofalo