Dei quattro grandi monumenti – Duomo, Battistero, Torre e Camposanto – che fanno di Piazza dei Miracoli a Pisa una delle piazze più belle al mondo, l’unico di cui non si conoscesse l’autore era, paradossalmente, quello più famoso: la Torre Pendente. Giorgio Vasari, per la verità, un nome lo faceva: quello di Bonanno Pisano, a noi noto soprattutto come bronzista (sua era la porta principale del Duomo di Pisa, andata distrutta in un incendio nel 1595, e sue sono le ante bronzee della Porta di San Ranieri, sempre nel Duomo di Pisa, e quelle del Duomo di Monreale in Sicilia). La notizia di Vasari, però, è stata messa in dubbio dalla critica moderna, che ha proposto varie altre ipotesi di identificazione per l’autore della Torre. Nel 1838, durante alcuni scavi proprio alla base della Torre, fu ritrovata un’iscrizione frammentaria, su cui si leggeva chiaramente il nome di Bonannus civis Pisanus (“Bonanno cittadino Pisano”); il resto del testo, molto mal conservato, rimase indecifrato e a quel tempo si fece l’ipotesi che si trattasse di un frammento dell’iscrizione sepolcrale di Bonanno, che doveva essere stato sepolto ai piedi della Torre. Uno studio che ho appena pubblicato “Menia mira vides. Il Duomo di Pisa: le epigrafi, il programma, la facciata, ( Pisa-Roma, Ed. Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 2019) “, ha permesso di decifrare per intero l’epigrafe e svelare il mistero. Il testo fa emergere un’importante parola-chiave: opus, “opera” in latino, termine che fa chiaramente dell’epigrafe non un epitaffio sepolcrale ma una ‘firma d’artista’, uno di quei testi, cioè, che gli artisti medievali avevano l’abitudine di apporre sui grandi monumenti che innalzavano. L’epigrafe, formata da due versi in latino, recita: “Mirificum qui certus opus condens statui unum, / Pisanus civis Bonannus nomine dicor” ( “Io che sicuro ho innalzato, fondandola, un’opera mirabile sopra ogni altra, sono il cittadino pisano di nome Bonanno” ). Il tono fiero e consapevole del testo e soprattutto il suo contesto di ritrovamento (ai piedi della Torre stessa) permettono di concludere che si tratti proprio della firma di Bonanno alla Torre. Ma perché questa firma non compare allora sul monumento? La spiegazione è semplice: i lavori della Torre cominciarono nel 1173, ma dopo poco, quando si era arrivati appena alla metà dell’altezza attuale, il cantiere dovette essere interrotto, perché la Torre iniziò subito a pendere. I lavori furono sospesi, si pensò che non sarebbero mai stati portati a compimento e si considerò anche di abbattere il troncone; solo verso la fine del Duecento l’opera fu ripresa (con opportuni accorgimenti statici) e completata a metà Trecento. Bonanno non poteva saperlo e morì deluso. L’architetto aveva allestito tutto per firmare il suo bellissimo monumento: ma, quando i lavori si interruppero, dovette prendere atto del suo fallimento, e così probabilmente abbandonò la sua firma ai piedi della Torre, fra i detriti del cantiere rimasto interrotto.

Giulia Ammannati

Ricercatrice di Paleografia latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa