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Le “Pietà” di Carola Mazot

A Milano un interessante percorso fra quattro “Deposizioni” o “Pietà”, attraversa tre Chiese del decanato di Città Studi – Pta Venezia e un Museo, il GASC Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, ubicato nel Quartiere di Niguarda nella storica dimora di Villa Clerici.

Quattro dipinti recentemente acquisiti e realizzati da Carola Mazot (Valdagno 1929 – Milano 2016) artista di origine veneta che ha vissuto e lavorato a Milano.

Le “Pietà” di Carola Mazot

Seguendo l’impostazione della “Pietà” di Giovanni Bellini (1465/70 Pinacoteca di Brera), dove le due figure in piedi e l’abbraccio di Maria al figlio esanime, illuminato, scultoreo, inciso dal dolore è nitidissimo, così nelle sue “Pietà” Carola Mazot rivela lo stesso dolore, patito anche da Maria i cui occhi cercano da vicino un contatto con quelli ormai chiusi di Cristo e la bocca di madre socchiusa come quella del figlio, sembra volergli soffiare un respiro di vita.

La “Pietà azzurra” (olio su tela, 2001 – conservata in San Giovanni in Laterano, pza Bernini, Milano) posta sulla parete destra dell’interno interamente affrescato da Valentino Vago nel 2016, come le altre “Pietà” prende il nome dal colore del manto di Maria, ad indicarci che è lei il vero fulcro dell’istante rappresentato. Quì l’artista rende fluida quella luce, forti quei tratti e profondo il sentire quasi volesse impastare, rendere palpabile e sensibile il legame fra la Madre e il Figlio.

La “Pietà velata” (olio su tela, 2001 – GASC Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, via Terruggia 6, Milano) mostra tutta la potenza dell’immagine belliniana reinterpreteta dalla Mazot in chiave più libera, quasi astratta e velata, appunto, da rapide pennellate trasparenti.

Nella “Pietà gialla” (olio su tela, 2002 – San Luca Evangelista, via Ampère 75, Milano) conservata nella sottostante Cappellina della Deposizione, si ha un certo ammorbidirsi del colore e del modellato. La Mazot quì sottolinea gli occhi, traccia le bocche sulla stessa linea, marca il naso di Gesù ma sfuma il contorno dei due volti che si fondono. La mano di Maria si fa trasparente sul costato. Il tutto è immerso in una luce calda e gialla che inonda, coinvolge e si irradia dai due volti alla tela.

La “Pietà nera” (olio su tela, 2003 – San Gregorio Magno, via San Gregorio 24, Milano) posta nella Cappellina sovrastante all’edificio, è l’ultima in ordine cronologico. Gli elementi ci sono tutti, è essenziale e completa ma con una nuova consapevolezza nello sguardo di Maria in cui si intensifica il dolore e la sua consistenza. Quasi il segno di una coscienza vagliata, conosciuta.

I grandi artisti sono soliti tornare spesso a uno stesso tema. Si pensi, non a caso, alle diverse “Pietà” di Michelangelo ad esempio, una sorta di positiva ossessione per una data immagine, al fine di riguardarla, di contemplarla con occhi nuovi, di farla vibrare di vita trascorsa e diversa. Succede a volte anche a noi quando guardiamo dopo qualche tempo un’opera d’arte già conosciuta. Ci appare nuova. Portatrice di verità prima taciute. E’ questo che succede quando immagini, opere, testi parlano nel profondo, sono il riflesso di qualcosa che urge dentro, sono un porto a cui si ha bisogno di tornare, un pungolo che non lascia tranquilli.
Carola Mazot dice nei suoi scritti: “….chissà se per tutti il massimo della bellezza é l’incontro con un mistero. “Un Mistero che nelle Pietà, sensibilmente, si percepisce.

Comunicato stampa 

INFO

Carola Mazot (Valdagno 1929 – Milano 2016) nipote del pittore veneziano post-impressionista Vettore Zanetti Zilla, suo primo maestro. Studiò successivamente con Donato Frisia e lo scultore Lorenzo Pepe. La sua formazione milanese è legata all’Accademia di Brera durante gli anni Sessanta, sotto la guida di Giacomo Manzù, Marino Marini, Pompeo Borra. In anni di grandi fermenti artistici frequenta il Jamaica, storico locale punto d’incontro fra artisti e letterati. Conosce Roberto Crippa, Gianni Dova, Aligi Sassu, Remo Pasetto, Ernesto Treccani che le fece alcuni ritratti, Alik Cavaliere, Giuseppe Migneco e il critico Maro De Micheli che seguì nel tempo i suoi lavori. Sposa lo scultore Guido Di Fidio. Vive e lavora tra Milano e una casa rurale sulle Alpi Lecchesi fra i boschi che amava, dove approfondisce la serie dei lavori legata ai soggetti naturali.

Numerose sono le sue opere in collezioni private e presso alcuni musei fra i quali il Museo della Permanente e il GASC di Milano e la Pinacoteca di Ruffano. Una collezione di 37 opere è conservata presso il suo comune di nascita, Valdagno, in esposizione permanente nelle sedi comunali.

www.mazot.info

https://www.facebook.com/CarolaMazot

 

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