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L’influenza del #Novecento italiano nell’#architettura ungherese tra le due guerre mondiali

di Eszter Baku
Department for History of Architecture and of Monuments, BME, H-1111 Budapest Műegyetem rkp.3-9, Hungary
e-mail: bakueszter@gmail.com

Una via d’uscita dal pluralismo degli stili.

I rapporti culturali italo-ungheresi si svilupparono in modo intensivo tra le due guerre mondiali. Questo fenomeno fu notevolmente aiutato dall’inaugurazione dell’Accademia Ungherese di Roma, sollecitata dal ministro del culto Kuno Klebelsberg.
La società ungherese, che stava risvegliandosi dopo lo shock della prima guerra mondiale, doveva trovare basi nuove per il proprio modo di vedere il mondo e questo aveva un effetto paralello su ogni ramo dell’arte, anche sull’architettura. Nacquero differenti concezioni di formazione del rinnovamento artistico e un nuovo stile nazionale desiderato da lungo tempo, anche per esprimere le rappresentazioni statali e religiose. Klebelsberg vedeva nelle riforme e nel rinnovamento della vita ecclesiastica il mezzo per la rinascita religiosa e per la pace sociale, per questo nacque all’inizio degli anni ’30 il suo programma di costruzioni di chiese. Questa ricerca modernizzante di nuove vie veniva determinata, da una parte, dai membri della „scuola romana” –sopratutto nell’ambito della Chiesa-, dall’altra parte dai seguaci ungheresi delle costruzioni di chiese dell’Europa Occidentale (prima di tutto quelle italiana, tedesca, olandese, francese). Il decennio esaminato è caratterizzato da un pluralismo speciale di stili, dove oltre al neobarocco storicistico e alle tendenze di Liberty sono presenti anche l’indirizzo artistico nazionale-popolare e quello chiamato moderno, che si presenta in modo più evidente nell’architettura. (1.)
In questo periodo, in cui il criterio principale era la ricerca di vie d’uscita come risultato della formazione basata sulle concezioni di Tibor Gerevich, storico dell’arte famoso dell’epoca, si formò- in parte in modo guidato- la cosidetta „scuola romana”.
La significativa presenza ungherese alla Mostra Internazionale d’Arte Sacra nel 1934, all’Esposizione Universale di Parigi nel 1937 e al Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest nel 1938, dimostrava che solo gli artisti della „scuola romana” erano adatti a soddisfare le commissioni ufficiali di alto livello.(2.) La „scuola romana” univa sopratutto artisti di arte figurativa e di arti applicate e solo pochi architetti, non rappresentava uno stile determinato, era caratterizzata da stili storicistici, da arcaismi e dal neoclassicismo. (Gli architetti borsisti dell’Accademia Ungherese di Roma erano Bertalan Árkay, Alfréd Bardon, László Gerő, György Krompacher, Viktor Olgyai, Imre Papp). Gli artisti della „scuola romana” erano ispirati dall’arte dell’Novecento sia nelle arti figurative, sia nell’architettura. Visto che questo corrispondeva poco alla „modernizzazione” totale delle opere dell’arte ecclesiastica, gli artisti, il Novecento e i suoi precursori, oltre alla Pittura Metafisica ed ai Valori Plastici, cercavano opere e periodi che potessero essere riconosciuti senza compromessi dalla Chiesa e che potessero essere accettati anche in quell’epoca. Così scelsero l’arte italiana del Trecento e del Quattrocento (2.), le cui forme riappaiono sui campanili di cemento armato e sui pilastri snelli degli edifici della Chiesa.
Il primo episodio in cui i diretti rapporti italiani, l’architettura del Novecento Italiano, il Neoclassicismo e l’architettura moderna internazionale fecero sentire il loro effetto fu l’Appalto Architettonico per la Chiesa Commemorativa di Ottokár Prohászka. La morte inaspettata di Ottokár Prohászka, vescovo della regione di Székesfehérvárper, fu il motivo per far costruire un monumento degno di lui.
L’8 febbraio del 1929 fu bandito un anonimo concorso nazionale aperto a tutti per progettare una chiesa commemorativa, una canonica e un centro culturale. Il concorso animò tutti gli architetti del paese. (3.) La formazione artistica della Chiesa non era prestabilita dal comitato, così offriva agli artisti una possibilità per misurarsi anche nell’architettura sacra.
La diversità dei progetti presentati per il concorso Prohászka mostrava il desiderio degli architetti di fare una riforma dell’architettura cattolica, in quest’occasione apparse in grande quantità- oltre agli stili nuovi- l’architettura che seguiva i modelli dell’architettura moderna internazionale. Tér és Forma (Spazio e Forma) era una rivista specializzata la quale forniva costantemente informazioni sulle moderne tendenze architettoniche internazionali, tra l’altro quelle italiane, e sul mondo dell’architettura. Il capo redattore della rivista, che conosceva benissimo Roma, diede lode a tre progetti che secondo la sua opinione si distinguevano per la loro semplicità.(4.) I tre architetti erano: Bertalan Árkay, Károly Weichinger e Gyula Rimanóczy. Questi edifici sacrali erano caratterizzati da uno stile moderno, presentavano tendenze moderne nella formazione degli spazi, nella composizione della massa dell’edificio, nella loro struttura. Il cubo orizzontale in cemento armato del complesso dell’edificio è collegato otticamente da una caratteristica arcata semicircolare con il campanile, collocato in modo assi metrico, che invece esprime un accento verticale. Queste soluzioni, insieme al portale tripartito semicircolare, che più tardi appare spesso, mostrano senza dubbio un’influenza italiana. In questi edifici possiamo trovare oltre ai principi del Novecento italiano, anche le caratteristiche dell’architettura sacrale dell’Alto Medioevo, che in ogni caso vengono realizzate con l’uso del materiale nuovo, il cemento armato, oltrepassando così il fenomeno dello storicismo.

Il progetto di Bertalan Árkay

Il progetto di Bertalan Árkay ottenne una lode da parte della giuria, che riconosceva così la legittimità delle concezioni moderne e del funzionalismo. Nonostante il progetto di Árkay non potesse attuarsi a Székesfehérvár, l’architetto non dovette rinunciare alle sue concezioni rivoluzionarie in quell’epoca, perché il piano, in sostanza, si realizzò nell’edificio della chiesa Városmajori Jézus Szíve di Budapest nel 1933.

Il progetto di Károly Weichinger

Il progetto di Károly Weichinger per molti versi non è così radicale come quello di Árkay. Con le sue forme, con la scelta dei materiali, con la composizione degli spazi, ritorna alle prime basiliche cristiane, rievocando la loro atmosfera e le tradizioni architettoniche italiane, che venivano seguite anche dai rappresentanti del Novecento italiano e che furono portate direttamente in Ungheria dagli architetti della „scuola romana” e da altri artisti che visitavano spesso Roma. Anche se – come afferma Borbíró (4.) – neanche nell’edificio progettato da Weichinger suoneranno le campane, le forme e la strutturazione degli spazi non scomparirà senza tracce: in molti progetti troveremo i suoi elementi, con le tradizioni medievali italiane, come, per esempio, sulla facciata e negli spazi interni della chiesa paolina di Pécs, progettata dall’architetto.

Il progetto di Gyula Rimanóczy

Il progetto di Gyula Rimanóczy che, seguendo Bertalan Árkay e Aladár Árkay, viene considerato come il progettista della seconda chiesa ungherese di stile moderno; oltre ad utilizzare le strutture moderne, il cemento armato e finestre ?? (szalagablakok), introduce nel disegno un’idea caratteristica dell’architettura tradizionale ungherese, evocando però anche le tradizioni architettoniche italiane. Anche se la cupola del campanile separato, costruita in questo modo, non era mai apparsa prima su chiese ungheresi, i suoi motivi possono essere considerati ungheresi, con dettagli che hanno origine nell’architettura folcloristica. Oltre a questo, il portale tripartito molto accentuato e caratteristico, che poi riappare nella chiesa francescana di Pasarét a Budapest (la sopravvivenza del progetto, dimostra che Rimanóczy conosceva molto bene le tradizioni italiane di quell’epoca, nelle quali veniva utilizzato molto volentieri il portale tripartito per dar rilievo alla facciata principale di edifici pubblici. La sopravvivenza del progetto è la chiesa di Pasarét che, insieme a quella di Városmajor, suscitarono numerose discussioni tra Chiesa, fedeli e architetti. Nonostante ciò, la chiesa poté realizzarsi e oggi è una delle opere moderne più importanti d’Ungheria. (5.)

Il fatto che i progetti che nel1929 ufficialmente avevano ottenuto solo una lode da parte del comitato giudicatore, nel 1937 fossero già stati realizzati come risultati di commissioni ufficiali, mostra che il gusto e la concezione dell’architettura nel frattempo erano cambiati (6.) e che la Chiesa aveva già una nuova visione sull’arte sacra cattolica moderna. L’esigenza di progressione da parte della Chiesa Cattolica in Ungheria tra le due guerre mondiali, in questo caso, si era manifestata attraverso i rappresentanti della “scuola romana” e le opere di architetti che si ispiravano a tradizioni italiane.

Note

(1) BAKU, E. – VETŐ, D.: Centralized Spaces in Hungarian Church Architecture between the World Wars – Historical and Structural Survey of the Dome of Ottokár Prohászka Memorial Church, Periodica Polytechnica Civil Engineering, 57/2 (2013), pp. 1-12. http://www.pp.bme.hu/ci
(2) P. SZÜCS, J.: A Római Iskola (La „scuola di Roma” ungherese), Corvina, Budapest, 1987.
(3) BAKU, E. – CSÍKY, B.: Hagyomány és újítás: katolikus egyházművészet a két világháború közötti Magyarországon, in: Prohászka-tanulmányok 2009-2012, Gergely Mózessy ed., Székesfehérvár, 2012, pp. 286-308. ISBN: 978-963-88071-2-0
(4) BIRBAUER, V.: A székesfehérvári Prohászka Ottokár Emléktemplom tervpályázatából, Tér és forma, 2/8 (1929), pp. 297-303.
(5) BAKU, E.: A székesfehérvári Prohászka Ottokár Emléktemplom tervpályázata, Architectura Hungariae, 11/1 (2012), 15-29. http://arch.et.bme.hu/epaper/baku-eszter-a-szekesfehervari-prohaszka-ottokar-emlektemplom-tervpalyazata/
(6) GÁBOR, E.: A Római iskola építészete, Művészet, 18/12 (1977), pp. 11-15.

Immagini

1. Il manifesto della lotteria per la Chiesa Commemorativa Ottokár Prohászka
2. Lo stato attuale della chiesa
3. Il progetto vincitore di Gáspár Fábián (Magyar Építőművészet, 1929/6)
4. Il progetto di Bertalan Árkay (Tér és Forma, 1929/8)
5. Aladár Árkay, Bertalan Árkay: La chiesa di Városmajor, Budapest (5a:mek.oszk.hu, 5c: varosmajoriplebania.hu)
6. Il progetto di Károly Weichinger (Tér és Forma, 1929/8)
7. Károly Weichinger: Chiesa paolina, Pécs (fortepan.hu)
8. Károly Weichinger: Chiesa paolina a Pécs, stato attuale
9. Il progetto di Gyula Rimanóczy (Tér és Forma, 1929/8)
10. Gyula Rimanóczy: Chiesa di Pasarét, Budapest (fortepan.hu)
11. Il progetto della Chiesa di Városmajor (Archivio di Esztergo

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