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Lo stato dell’arte al MuNDA – L’Aquila

Arte, ripartenza e profondità storica si intrecciano in una regione che alza la testa e guarda avanti. Il Museo Nazionale d’Abruzzo fa da traino, con il suo piano articolato di attività e di investimenti, a una nuova scommessa sui beni culturali che ci legano in un “noi” troppe volte bistrattato. Non c’è infatti crescita di qualcuno senza radici nel patrimonio di tutti. Così, quanto il 15 novembre scorso la direttrice del MuNDA Maria Grazia Filetici ha condiviso, in una conferenza stampa molto attesa, sigilla la determinazione di un intero territorio a guardare avanti unito. Così, l’Abruzzo potrà essere letto, ancora meglio che in passato, all’interno del suo museo, ma contemporaneamente un’istituzione che tanto deve alla realtà di cui è parte uscirà verso comunità e luoghi ancora feriti dal terremoto e da tante prove più silenziose, che rendono difficile il nostro tempo.

In particolare, tra le attività svolte in questi mesi all’interno del MuNDA vi è stata quella di prevedere una sezione dedicata al secondo Ottocento che raccolga non solo le opere già presenti nelle sue collezioni prima del 2009, ma anche di acquisirne di nuove. Tra il primo gruppo di opere che tornano ad essere parte costitutiva e integrante del nuovo allestimento del Munda vi sono ben 9 dipinti e due sculture concessi in prestito temporaneo alla casa museo D’Annunzio di Pescara, tra i quali spicca su tutti I morticelli di Francesco Paolo Michetti.

Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, Pescara, 1851 – Francavilla al Mare, Chieti, 1929) I morticelli, 1880, olio su tela, 94×262 cm. Firmato in basso a destra. L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo

 

In questo modo, dopo aver visitato le sezioni del museo dedicate al medioevo abruzzese, con le famose pale e madonne lignee del XII, XIII e XIV secolo, al Rinascimento, con opere tra gli altri di Silvestro dell’Aquila e Saturnino Gatti, e al XVII e XVIII secolo, con le monumentali tele di Mattia Preti del lascito del Marchese Francesco Cappelli, nella nuova sezione sarà possibile apprezzare veri e propri capolavori del verismo italiano. Si è investito anche nell’acquisizione di opere che completino ulteriormente il quadro dell’arte abruzzese del secondo Ottocento, per renderne ancor più evidente il ruolo di primo piano che essa ha avuto nel panorama dell’arte italiana nella seconda metà del XIX secolo. Ad esempio, è stato annunciato l’imminente acquisto, da parte di questa amministrazione, di una fra le opere più celebri di Teofilo Patini, La redenzione, replica dipinta dallo stesso artista nel 1903 ca, e di due sculture di Costantino Barbella tra cui la replica di Soli (1890 ca), opera che lo ha reso famoso al più vasto pubblico.

Il MuNDA guarda però anche fuori dalle proprie sale e si spinge all’interno dei territori e delle comunità. La principale notizia, in questo decisivo movimento d’uscita, riguarda le attività di tutela e conservazione delle opere d’arte presenti nella sua attuale sede di Borgo Rivera: il Museo Nazionale d’Abruzzo ha assunto l’onere e la direzione tecnica di un intervento di restauro sulla Madonna col Bambino della Basilica di Collemaggio, per restituire l’opera alla Basilica originaria, in condizioni conservative ed estetiche ottimali.
Iniziato il 22 ottobre scorso, con il trasporto dell’opera a Roma, l’intervento è in corso e prevede principalmente operazioni di consolidamento e pulitura, con la finalità di ristabilire coesione e adesione tra i vari strati costitutivi dell’opera, nonché i corretti valori cromatici e luministici alla pellicola pittorica e alla doratura. Seguiranno operazioni di stuccatura e ritocco pittorico al fine di equilibrare la presentazione estetica generale della scultura, attualmente resa disomogenea dagli interventi di restauro e manutenzione eseguiti in precedenza ed in momenti differenti.
Considerata l’altissima qualità artistica della scultura, questo restauro sarà soprattutto occasione di studio ed approfondimento di materiali e tecniche esecutive, grazie anche all’ausilio di un ampio corredo di indagini scientifiche di supporto: endoscopia, radiografia, scansione 3D dell’opera con laser a controllo numerico, indagini fotografiche multispettrali in luce infrarossa ed ultravioletta, spettroscopia di fluorescenza X, spettroscopie Raman e FTIR, microscopia ottica di sezioni stratigrafiche. La sinergia delle indagini elencate, insieme allo studio quotidiano, accurato ed attento dei restauratori, fornirà una serie di dati in grado di ampliare la comprensione e la conoscenza relative alle tecniche esecutive di foggiatura del corpo ceramico e di stesura degli strati pittorici, attraverso la caratterizzazione di pigmenti e leganti, ed alla successione stratigrafica degli strati preparatori e delle campiture cromatiche.
Il restauro si concluderà il 9 dicembre con il rientro della Madonna col Bambino presso il Museo Nazionale d’Abruzzo, dove la scultura resterà un’ultima volta fino al 20 dicembre, data in cui farà definitivamente ritorno a Collemaggio, nella ricorrenza simbolica dell’inaugurazione della Basilica dopo il sisma 2009. Verrà quindi collocata in una posizione temporanea all’interno di una teca espositiva, finanziata dal Comune dell’Aquila, che avrà la funzione di proteggere l’opera e garantirne l’assestamento termo igrometrico con le condizioni ambientali e microclimatiche della Basilica, in modo più sicuro e graduale, fino alla prossima Perdonanza, quando verrà finalmente collocata nella nicchia originaria, che da secoli la ospita. Questo tempo sarà utile per dotare l’opera di un basamento idoneo da un punto di vista sia statico che estetico.
C’è un passaggio di Leonardo Sciascia significativo di ogni vera scommessa comunitaria e civile sull’arte: “Sembra che non ci sia relazione fra un Caravaggio facilmente rubato a Palermo e una famiglia costretta a vivere in 6mq di baracca: invece c’è, precisa, assoluta. Se il baraccato costituisse una preoccupazione, uguale preoccupazione costituirebbe il Caravaggio di San Lorenzo. C’è un’interdipendenza, un legame d’ordine: del solo vero ordine che un Paese civile deve tenere”. I dieci milioni di euro che il MuNDA annuncia di avere richiesto per realizzare la sua sede “del terzo millennio” , siano dunque per l’Abruzzo e per tutte le aree interne e ferite del nostro Paese il presentimento e, se stanziati, il segno di un cambio non eccezionale e non estemporaneo di rotta. Abbiamo bisogno di ricominciare davvero a sperare.

Sergio Massironi 

 

 

 

Fotografie di L.Nardelli, MUNDA 2021

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