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Look down , Napoli

Nella notte tra il 4 e il 5 novembre una scultura in marmo bianco è stata installata in piazza del Plebiscito a Napoli: un’immagine di enorme impatto emotivo per la città.
Raffigura un bimbo rannicchiato in posizione fetale e incatenato, un essere umano ritornato all’innocenza dell’infanzia ma il cui cordone ombelicale è diventato una pesante catena che lo inchioda a terra, ad un futuro già drammaticamente segnato.
Look down, titolo dell’opera dell’artista Jago scelto per l’assonanza con quell’espressione diventata ormai familiare “lockdown”, diventa un monito per tutti a guardare in basso, alle fasce della società più colpite dal dramma della pandemia e dell’incertezza economica che ne deriva.
Rivolgere lo sguardo ai più fragili incatenati – così come il bambino di marmo – ad una condizione di povertà e disperazione. Un invito forte soprattutto in una realtà complessa come quella di Napoli in cui la pandemia esaspera situazioni già allarmanti.
E quella massa bianca sfida lo sguardo curioso o diffidente dei passanti, prova a suscitare reazioni ed emozioni e si espone provocatoriamente a qualche violazione. L’artista ne è consapevole e, all’indomani delle proteste che travolgono la città, lascia in Piazza un’opera da un milione di euro perché quella presenza apparentemente vulnerabile e precaria, quel bambino abbandonato, ha la forza di lanciare un grido di aiuto: look down!
E da oggi il bimbo indifeso è coperto – come a volerlo proteggere dal freddo – con una maglietta che ricorda il sacrificio e la pesante battaglia combattuta dagli ex operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli ormai in chiusura.
Jago – nome d’arte di Jacopo Cardillo – conosce bene la realtà in cui vive e lavora per scelta. Nato a Frosinone 33 anni fa, ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti ottenendo continui riconoscimenti professionali. A ventiquattro anni fu selezionato da Vittorio Sgarbi per la Biennale di Venezia e nel 2012 ha ricevuto dal papa la Medaglia del Pontificato per la realizzazione di un busto in marmo raffigurante Benedetto XVI coperto dalla veste pontificia, ispirato dal ritratto di papa Pio XI di Adolfo Wildt. Rientrato in Italia, l’artista ha eletto da oltre un anno il capoluogo campano, e più precisamente il rione Sanità, come il suo domicilio di ‘studio’ e di vita mobilitando, insieme ai suoi giovani collaboratori, forze sociali e cittadinanza per vivere l’arte come officina che rielabora il presente.
A rendere possibili le scelte e le iniziative dell’artista – consolidando il suo profondo rapporto con la città – è stata la Fondazione di comunità San Gennaro di Napoli, realtà particolarmente impegnata nel rilancio e nella valorizzazione del rione Sanità.
Dopo aver donato, infatti, alla chiesa di San Severo alla Sanità la sua affascinante opera Il figlio velato – omaggio al Cristo velato di Giuseppe Sanmartino esposto a Cappella Sansevero – realizzata a New York nel 2019, Jago è stato sostenuto da padre Antonio Loffredo che gli ha aperto le porte dell’antica Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel borgo delle Vergini, ormai chiusa al culto. Così la Chiesa barocca, danneggiata dall’abbandono e dal degrado, in pochi mesi è stata ripulita, illuminata e trasformata nel laboratorio dello scultore che a sua volta lo ha aperto ai ragazzi del rione.
Look down è un’opera messa al servizio di chi non ha nulla, dà voce a chi non ne ha: una scelta in coerenza, per Jago, con la sua idea di arte ispirata dalle inquietudini e dal dolore di oggi.

Paola Viola

 

foto di Nicola Mastroianni

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