Con i suoi 215.000 abitanti Debrecen è la seconda città dell’Ungheria. Sita nelle vicinanze del confine orientale, non lontano dalla Romania,  è capoluogo di provincia, città industriale, sede di università. Dal XVI sec, dal punto di vista religioso, Debrecen è caratterizzata in senso calvinista.

La nuova chiesa dedicata a San Giorgio è stata costruita nel 2015 in una zona periferica, in prossimità e al servizio di un nuovo insediamento residenziale come succursale di una parrocchia vicina. Dall’esterno si presenta come un edificio di dimensioni contenute e di aspetto non appariscente ma immediatamente identificabile per la forma decisa e stilizzata, un puro volume, che richiama le chiese romaniche di campagna, piccole case compatte con il tetto a due falde; la caratterizza un   campanile scavato, robusto e poco elevato in altezza, con tanto di campane, che si eleva di poco sopra la parte destra dell’edificio. La facciata è segnata da una grande croce austera. La chiesa è isolata. Nessuna casa parrocchiale la affianca. Si affaccia su uno spiazzo regolare, sterrato, una radura più che un sagrato. Nessuna recinzione ne delimita la proprietà. Una sorta di grande portale in cemento armato privo di cancello o di porta, posto al limitare la strada, ne inquadra la facciata. Si potrebbe pensare che si tratti di una chiesa di campagna semiabbandonata prossima a un bosco rado, una di quelle chiesette che la città, crescendo,  ingloba, segnalata al passante distratto da un manufatto appena fuori misura e per di più costruito con un materiale contemporaneo.

Da vicino la piccola chiesa riserva due sorprese. Il materiale e le aperture. L’intero edificio è integralmente in laterizio, senza inserti di altre materie. L’unica apertura, non un portale, è posta in facciata ma risulta appena accennata dalla parete che ripiega verso l’interno e dà su un atrio profondo. Il lato destro della chiesetta rivolto verso il piccolo bosco vicino presenta una lunga finestra a filo del terreno. Nessuna altra apertura. Nessuna finestra in facciata, sulle pareti laterali e nell’abside piatta. Lo spazio interno sembra nascondersi dentro un edificio decisamente laconico.



Solo dopo avere attraversato l’atrio profondo e in penombra, una volta entrati, la chiesetta si rivela in tutta la sua ordinata e calma complessità, abitata e completamente arredata. Lo spazio interno, misuratamente luminoso e ravvivato dal colore rosato dei mattoni, corrisponde perfettamente al volume esterno anche per quanto riguarda la materia, il laterizio posato con grande abilità a spigolo vivo che rivela le mani di abili artigiani. La breve navata si dilata verso il lato destro, il lato rivolto al bosco, in modo da dare forma a una minuscola navata battesimale in asse sul fonte battesimale, mentre sul lato destro essa è come lambita da una lama di luce zenitale proveniente da una lunga finestra praticata nella falda del tetto. Lo spazio riservato ai fedeli, un quadrato quasi perfetto, illuminato sui due lati, comunica con il presbiterio ampio, lievemente sopraelevato, dotato degli elementi canonici dalle forme rigorose: altare, ambone, sede in legno come le panche. Anche il tabernacolo ha una sua collocazione adatta sul presbiterio, in posizione laterale, non dominante.

Nello spazio interno non si notano immagini. Tutto sembra alludere alla liturgia. Gli spazi di servizio sono collocati e calibrati con cura e rimangono rigorosamente in secondo piano.

Questa chiesa è un’opera prima ed è il frutto del lavoro meticoloso di progettisti giovani e riflessivi che hanno saputo ascoltare con attenzione il loro committente, muoversi con discrezione nel contesto fisico, il margine della città, dare il giusto peso alla sua storia. Senza ansia, lavorando con grande cura, hanno dato forma a un edificio che non nasconde il desiderio di abitare nella storia.

Giancarlo Santi   



Il sito per la realizzazione di questo nuovo luogo di culto, abbastanza grande da ospitare più di 200 fedeli, è stato assegnato alla Chiesa Cattolica dalla città di Debrecen e si trova dove si incontrano il limite del bosco, che abbraccia il torrente Tócó, e un complesso residenziale.  L’edificio è stato progettato in continuità con l’ambiente naturale e in grado di articolarsi in modo appropriato per i compiti divini a cui è destinato.

L’ingresso del sito è caratterizzato da un importante portale distante dall’edificio e posizionato in maniera tale da definire uno spazio polifunzionale adatto a riunioni ed incontri. Tale elemento architettonico, oltre ad esaltare ed individuare l’entrata, introduce il fedele in un importante spazio rituale. Così facendo, da una parte separa l’area pubblica della strada dallo spazio sacro all’aperto ma dall’altra li connette. Il volume della navata, che si innalza in maniera lineare e decisa in altezza, è stato organizzato in un’unica composizione tale da includere sullo stesso piano la torre che contiene le campane e la croce posizionata sul lato del complesso residenziale. Il volume della chiesa, all’apparenza omogeneo, rappresenta l’archetipo della casa tradizionale a mattoni; a distanza si percepisce solo la sagoma ma, da un’osservazione più ravvicinata, i dettagli molto particolari, tutti prodotti dall’artigianato locale, raccontano ulteriori storie ai consapevoli estimatori. L’aspetto omogeneo è inoltre conferito dai materiali naturali utilizzati mentre l’armonia tra il mattone ed il legno ne garantisce l’unità.

I mattoni messi in opera con una malta, tipica della tecnica locale, e posizionati internamente in modo da mostrare gli spigoli a vista, da lontano sembrano appena percepibili mentre a distanza ravvicinata mostrano la loro ricca trama, la natura dettagliata e l’intensità del colore che varia a seconda delle condizioni di luce. Il legno, per il metodo costruttivo, la scelta dimensionale, il posizionamento e il colore, si integra pienamente con le finiture, creando un’omogeneità ancora più significativa tra gli elementi strutturali. L’illuminazione, continuamente mutevole della massa dell’edificio sia all’interno che all’esterno, accompagna ed esalta gli eventi liturgici enfatizzandone il ruolo. In definitiva si può concludere che la luce, i materiali e l’ambiente naturale del bosco circostante diventano gli elementi che hanno orientato il progetto.

MAG ARCHITECT ATELIER

 

Le foto sono per gentile concessione di Batàr Zsolt. La traduzione del testo di MAG ARCHITECT ATELIER è a cura di Paola Branciaroli.



Scheda tecnica

Località: Gát street 1, Debrecen-Józsa, 4225 Ungheria

Cliente: Debrecen-Nyíregyházi Egyházmegye, Bosák Nándor püspök, Felföldi László plébános

Architetto: Győrffy Zoltán

Progetto strutturale: Haranghy Sándor, Horváth Zoltán   Progetto architettonico: Reisch Richárd

Arredamento di interni: Tündik Ferenc  Progettazione ingegneristica: Szucskó Imre

Impianto elettrico: Kálmán Péter, Kiss István  Progetto della mobilità: Gulyás Imre

Protezione antincendio: Herperger Sándor  Progetto del paesaggio: Sándor Tamás

Acustica: Józsa Gusztáv

Appaltatore:

VitaBau Kft. – Hajas István   Építésvezető: Keczán Béla

Architetto Ispettore Tecnico: Mogyorós János, Törös Attila, Zsiros Tamás, Vass László, Gajdos Gréti