Dal XIV secolo alla metà del Cinquecento molte chiese liguri si sono arricchite di  paramenti ceramici che in qualche caso sono giunti sino a noi, sia pure in forma frammentaria. L’utilizzo delle piastrelle colorate era destinato a impreziosire questi edifici sacri, con un effetto simile a quello ottenuto nelle chiese spagnole coeve decorate secondo il gusto mudejar.

D’altronde, i manufatti adoperati erano prevalentemente gli azulejos di provenienza spagnola, affiancati poi da mattonelle fabbricate localmente ( i cosiddetti laggioni). Granada, Valencia e infine Siviglia erano i luoghi di produzione di queste maioliche, caratterizzate in parte da disegni ispirati al repertorio iconografico di matrice islamica, in parte da motivi classicheggianti di gusto rinascimentale. Un posto a parte è occupato dai pannelli in maiolica a soggetto sacro che probabilmente erano inseriti al centro di questi complessi parati ceramici.

Ritroviamo più raramente queste piastrelle all’esterno, come nel caso del campanile della chiesa genovese di Sant’Agostino, mentre molto più frequente è il loro utilizzo all’interno, come rivestimento parietale e, talvolta, pavimentale. A causa delle successive modifiche subite da questi edifici, purtroppo  in molti casi l’assetto originario di questi rivestimenti è andato perduto, ma un visitatore attento può ancora apprezzare notevoli vestigia di questo straordinario patrimonio ceramico  in alcuni complessi sacri della Liguria.

L’itinerario potrebbe iniziare con la chiesa di Santa Maria di Castello,  dal X secolo concattedrale della città di Genova e dal 1442 sede dei Frati Domenicani. Oltre ai reperti più antichi, costituiti dalle mattonelle del XIV secolo provenienti dal Regno di Granada e murate nel chiostro, nelle cappelle e nella sacrestia si possono ammirare vari lacerti di pavimentazioni quattrocentesche, formate da piastrelle quadrate  monocrome oppure in monocromia bianco-blu a superficie liscia, decorate con il motivo “a ossa” (huesos), provenienti dalla zona di Valencia. Ma il complesso più notevole è la cappella  della famiglia Botto, nella navata destra, edificata  a partire dal 1523 e decorata da paramenti ceramici di notevole qualità e di diversa provenienza, che fanno da cornice a due veri e propri capolavori della maiolica rinascimentale: due pannelli raffiguranti rispettivamente San Giorgio e il drago e San Giovanni Battista.

Un’altra tappa importante del viaggio attraverso gli edifici sacri contenenti decorazioni maiolicate è la chiesa di Santa Maria Della Cella, in origine appartenente all’ordine degli Agostiniani, per secoli oggetto della protezione dei Doria. I paramenti ceramici,  all’interno di un vano che si apre nella navata sinistra dell’edificio, vicino all’entrata principale, attualmente adibito a battistero, ma in origine cappella gentilizia dei Pinelli e dei Salvago, comprendono sia piastrelle sivigliane cinquecentesche policrome, lavorate a rilievo (azulejos de arista), sia manufatti prodotti in Liguria. Invece nella Chiesa di Nostra Signora della Costa di Sestri Ponente, eretta a partire dal 1452, prevalgono i laggioni di fabbricazione locale, di cui l’edificio offre una straordinaria varietà di tipologie, collocate soprattutto a pavimento e come bordura di gradinate. Testimoniano la capillare penetrazione di questo genere di rivestimenti anche gli azulejos cinquecenteschi, provenienti da manifatture di Siviglia,  conservati nel Santuario di Montebruno nell’alta Val Trebbia, e, nella Riviera di Ponente, quelli prodotti a  Valencia murati sulla facciata del Sant’Eusebio di Perti, vicino a Finale Ligure, oltre alle numerose piastrelle monocrome impiegate negli edifici religiosi a Savona,  Albenga e Taggia.

Loredana Pessa,  Conservatore Musei di Strada Nuova, Collezioni Tessili e Ceramiche e Museo Luxoro