Metodologia di rilievo fotografico delle Chiese

Durante i vari corsi e in particolare con il corso di Fotografia Applicata presso la Scuola Politecnica e il Dipartimento di Architettura e Design di Genova dove ho insegnato  per una ventina d’anni ho illustrato agli studenti gli esempi dei grandi fotografi che hanno fatto fotografia documentaria.
Durante le lezioni ho cercato di approfondire le tecniche usate e riflettere sul messaggio che le foto documentarie devono offrire a chi le osserva.

Il concetto di fotografia documentaria è stato già sperimentato nel tempo da diversi autori, a cominciare dai Fratelli Alinari , i primi ad impostare le regole per fotografare l’architettura già dal 1854. Essi avevano deciso di catalogare i monumenti più importanti con l’intento di perseguire un’estrema nitidezza, un equilibrio tonale ed un rigore geometrico dell’immagine. Nel patrimonio iconografico dell’atelier Alinari l’oggetto architettonico è inserito nel contesto e le riprese sono effettuate da circa tre metri d’altezza per favorire l’ortogonalità delle linee verticali.

Altra esperienza importante di documentazione fotografica è la Mission Héliographique che nel 1851 viene istituita in Francia con la fondazione della prima società fotografica, la Société Héliographique, di cui facevano parte anche scienziati, artisti, scrittori e cinque fotografi selezionati: Hippolyte Bayard, Gustave Le Gray, Henri Le Secq, Edouard Baldus e Auguste Mestral per la loro abilità nel realizzare vedute architettoniche ; vennero selezionati 175 monumenti rappresentativi per compilare una catalogazione delle bellezze monumentali della Francia.
La Mission Héliographique rimase dimenticata per molti decenni e bisogna attendere gli anni Settanta del Novecento prima di sentire nuovamente parlare dei negativi che vengono riscoperti dal critico Philippe Nèagu che ne pubblica un centinaio nel 1980 e così la Mission Héliographique diventa il modello per la Mission de la DATAR.

Anche i Coniugi Becher, per quarant’anni (1950/1990), si sono interessati di foto d’architettura, infatti Bernd e Hilla Becher hanno fotografato diversi elementi architettonici anonimi quali case, cisterne dell’acqua ecc. Le loro fotografie sono caratterizzate dalla mancanza di contrasto tra luce e ombra, da cieli uniformi e dall’assenza della figura umana. La tecnica è la ripresa con il banco ottico, la visione frontale. Le dimensioni non ampie delle stampe caratterizzano le loro fotografie e hanno rappresentato un modello di riferimento cui molti si sono ispirati negli anni successivi utilizzando la serie, costituita da moltissime immagini, isolandole dal contesto e sviluppando una dialettica tra identità e differenza.

 

La fotografia di architettura non è facile da realizzare: molte sono le esigenze comunicative richieste alla foto di un edificio: suscitare emozioni nel fruitore e nel contempo anche essere capita nei suoi intenti realizzativi esulando anche dagli intenti del progettista.
Alcuni architetti non accettano le foto scattate dai fotografi dei loro lavori perché sostengono che non emerga il reale scopo del loro progetto, non vengano esaltati in modo adeguato gli aspetti costruttivi e innovativi, e vogliono mettere in luce gli aspetti del manufatto esaltando gli scopi per cui è stato realizzato. Spesso quindi sono loro a organizzare e dirigere la campagna fotografica.

Il concetto della foto di documentazione per me è che la fotografia faccia rivivere, ad un’ipotetica persona, le emozioni che proverebbe se si trovasse al cospetto dell’elemento architettonico, se ne percorresse gli spazi e se si soffermasse a guardarsi attorno.

Berengo Gardin ha fotografato le architetture di Renzo Piano ma ne ha anche documentato la sua realizzazione nel tempo, scandendo le singole fasi del cantiere come se, osservando le fotografie, si potesse entrare a far parte della squadra che segue i lavori e veder crescere il progetto dalle fondamenta alla conclusione dell’opera.

Gabriele Basilico, con competenze idonee, ha fotografato le architetture immedesimandosi nel progettista e cercando di esaltare le soluzioni che rendono l’architettura un’opera d’arte.

Per ottenere una corretta

documentazione, s’inizia dall’esterno con una visione della facciata principale. Ovviamente molte sono le situazioni che si possono presentare.

La facciata principale caratterizza la chiesa ed è quella vista prospettica che rimane negli occhi del passante e del cultore che la ricorda con quel maestoso portale, con il campanile di lato, con il rosone, con i colori che la contraddistinguono e, per gli addetti ai lavori, fa anche capire l’interno a una o più navate e lo stile romanico, gotico, barocco o moderno.

Se c’è abbastanza spazio e ci si può allontanare facendo passi indietro rispetto all‘edificio, si può posizionare la macchina sul cavalletto e con un solo scatto cogliere tutta la facciata. A volte capita che volendo fare la fotografia dal punto di vista assiale rispetto alla facciata, qualche elemento estraneo, vedi albero o palo, copra parte della facciata stessa. Se lo spazio davanti alla chiesa non è sufficiente per inquadrarla tutta in un solo scatto, si possono applicare soluzioni tecniche che ho insegnato nel corso: la tecnica del panorama, quella del collage oppure la foto immersiva sono le più applicate.

 

La panoramica si applica scattando più foto, si parte costruendo un allineamento davanti alla facciata possibilmente parallelo alla chiesa e scattando una serie di foto frontali e inclinate con una parziale sovrapposizione tra loro. Si ripete l’operazione spostandosi lungo l’allineamento, curando sempre di lasciare una sovrapposizione sia per le foto orizzontali sia per quelle inclinate. In seguito con un programma apposito, si montano le fotografie ottenendo un’unica immagine che rappresenta la facciata.

Il collage è molto simile al precedente metodo della panoramica: invece di fondere le varie fotografie che sono servite per ritrarre l’intera facciata, si lascia tra le foto un bordo bianco o nero di pochi millimetri, che fa capire che sono stati fati diversi scatti e sono state lasciate così per far sì che sia il cervello che coglie il messaggio della foto e non si lascia guidare solo da ciò che appare.

Oltre alla fotografia della facciata principale, per far percepire la tipologia di chiesa che stiamo esaminando, bisogna dare l’idea delle sue dimensioni, se si tratta di una piccola o grande chiesa. Quindi bisogna fare una fotografia di scorcio o scorciata fotografando il fianco o anche tutti e due i fianchi, per dare le informazioni della sua articolazione e se il fianco contiene aggetti che definiscono il transetto.

È opportuno fare una foto sul retro per riprendere l’abside documentandone la rotondità o far capire che non è visibile perché inserita in un elemento architettonico che contiene la sacrestia ed altri edifici. Bisogna far capire anche il contesto in cui la chiesa è inserita, se nel Centro Storico lambita dai Carruggi che si aprono in una piazzetta che contiene il sagrato o se si trova in una zona meno urbanizzata con ampi spazi prospicienti con il sagrato decorato a rissau e lastricato con pietra di promontorio.

Elemento quasi sempre presente è il campanile o torre nolare che può essere posizionato o a fianco della facciata o a lato dell’abside con forma quadrata o rettangolare, cilindrica o ottagonale da fotografare dal basso per vedere com’è collegato alla chiesa.

Passando all’interno della chiesa, ho chiesto agli studenti di scattare due fotografie, fondamentali per completare la documentazione interna e cogliere l’impianto della chiesa: una foto scattata dall’entrata verso l’altare e una foto scattata dall’altare verso la porta di accesso. Queste riprese sono molto significative perché fanno capire il rapporto tra larghezza e lunghezza dell’impianto, le navate che la compongono e l’altezza degli spazi.

Le altre foto devono riguardare la documentazione delle navate, il transetto e gli altari: quello maggiore e quelli laterali compreso lo spazio dell’eventuale coro. Una serie di foto sarà dedicata alla copertura che potrà essere a capanna o a botte, oppure con la centralità della cupola con la lanterna e tutte le decorazioni compresi affreschi e stucchi. Quando rilevante, è da documentare la sacrestia con i suoi spazi, i suoi armadi intarsiati e le opere che contiene.

Infine si passa ai particolari e qui dipende molto dalla tipologia della chiesa esaminata. Alcuni elementi sono d’obbligo e comuni a tutte le chiese, come il fonte battesimale e l’organo. Il primo può essere posizionato in fondo alla chiesa o in una nicchia mentre l’organo è in genere sopra la porta d’entrata o a volte è solo lo strumento organo o pianola ad essere posto a lato dell’altare o dietro l’altare nel coro

Non in tutte le chiese è presente il pulpito che è una caratteristiche delle chiese antiche e solitamente posto sulla navata principale verso l’altare maggiore con una scaletta che ne dà l’acceso e impostato a sbalzo o sostenuto da una colonna ma con i fronti rivolti verso i fedeli sempre finemente decorati con riferimenti a passi della Bibbia.
Tra le caratteristiche non sempre presenti sono le vetrate con vetri colorati e piombati che rappresentano episodi della storia sacra.

 

 

Queste sono alcune delle linee guida per approcciarsi al rilievo di chiese che ho insegnato per diversi anni agli studenti di Architettura e che poi sono sfociati in varie pubblicazioni.

“Ricami di pietra, le pavimentazioni esterne a ciottoli in Liguria”,
in “DISEGNARE N 2 IDEE IMMAGINI” pubblicato sulla rivista semestrale del dipartimento di Rappresentazione e Rilievo Università degli Studi di Roma La Sapienza Anno II 1991 Giugno pagg. 37- 47 Gangemi Editore, Roma 1991.

“Lavoro e abilità manuale”. 88-7058-489-5
AA.VV. “PIETRE DI LIGURIA” materiali e tecniche dell’architettura storica. Promosso dalla Regione Liguria a cura di Paolo Marchi della Facoltà di Architettura di Genova con l’articolo “Lavoro e abilità manuale” pubblicazione in volume unico della Sagep Editrice da pagg. 150-160, Genova 1993.
Contenuti.
Pubblicazione sui temi e metodi costruttivi, di decorazione e di arredo, eseguiti con materiali lapidei in Liguria dal Medioevo agli inizi del nostro secolo al fine di porre in evidenza il problema del recupero e del restauro. Gli accessi delle chiese sono in genere impreziosite dai “rissêu” tecnica di decorazione con pietre di diverso colore che sta scomparendo per la difficoltà di realizzazione.

“Nozioni di Fotogrammetria” 88-8163-027-3
Pubblicazione composta di tredici capitoli per un totale di 0-197 pagine. ERGA Edizioni finito di stampare nel Giugno 1996
Contenuti.
Gli argomenti di questo libro nascono dall’esperienza didattica maturata in dieci anni d’insegnamento presso la Facoltà di Architettura. Il testo costituisce un ausilio immediato ed efficace per chi ha bisogno di apprendere i fondamenti scientifici di una disciplina abbastanza nuova. La trattazione in maniera sintetica dei principi della geometria descrittiva, della fotografia, dell’ottica, e della topografia è la premessa di base per capire questa scienza in evoluzione. Segue un’approfondita descrizione degli strumenti e delle prassi operative inerenti ai procedimenti di rilevamento fotogrammetrico terrestre ed aereo. Il libro si termina con esempi di restituzioni elaborate da studenti del corso.

“Rilievo della tessitura muraria della Badia di Tiglieto” ISBN 88 – 900943-4-6
Articolo pubblicato negli Atti della 6° Conferenza Nazionale ASITA (Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali) “Geomatica per l’Ambiente, il Territorio e il Patrimonio culturale” – Perugia 5-8 Novembre 2002 – Volume II pp. 1765-1771
Contenuti
Lo studio fa parte dell’incarico commissionato dalla Provincia di Genova alla Facoltà di Architettura dell’Università di Genova e consiste nel rilievo fotogrammetrico della “Badia Cistercense di Tiglieto finalizzato alla conoscenza metrica e qualitativa dell’apparato murario delle facciate della parte interna al cortile. Il rilievo comprende la facciata del complesso capitolare che inizia con la costruzione piccola addossata alla chiesa e continua con il fabbricato a tre piani che nella parte bassa è composto di trifore e bucature di varia forma, il complesso prosegue con un corpo a due altezze legato a novanta gradi rispetto al primo e termina con un fabbricato aperto nella parte centrale e chiuso agli estremi che è adibito a rimessa attrezzi.

“Un tesoro di monumento emergenze storico-artistiche della Provincia di Savona
ISBN 978-88-99866-34-1
Pubblicazione composta di tredici capitoli con interventi vari più 69 schede dei singoli Comuni e 60 rilievi di emergenze storico-artistiche restituite con tecniche fotogrammetriche. Stampa a cura della Provincia di Savona, finito di stampare nel maggio 2008 composto di 216 pagine.
Contenuti
Questa ricerca si lega al problema della conoscenza del patrimonio delle emergenze storico-artistiche sparse sul nostro territorio e solo con un rilievo fotogrammetrico unitamente ad una campagna fotografica mirata si può programmarne l’intervento secondo una scala di valutazione delle priorità del monumento in questione. Con la Provincia di Savona abbiamo stipulato una Convenzione durata tre anni, dove abbiamo rilevato un’emergenza storica per ogni Comune. Il progetto è stato realizzato quasi completamente perché su un totale di 69 Comuni presenti nella Provincia, 53 hanno aderito segnalando complessivamente 60 emergenze, è seguito un Convegno e una mostra itinerante.

“La Chiesa di Nostra Signora di Loreto a Finale Ligure” Comparazione tra software per la restituzione fotogrammetrica ISBN 978-88-903132-1-9
Articolo pubblicato negli Atti della 12° Conferenza Nazionale ASITA (Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali) Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza 21-24 ottobre 2008 –L’Aquila. Volume II pp. 1607-1614
Contenuti
I lavori di restauro intrapresi nel 2006 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria sulla “Chiesa di Nostra Signora di Loreto” a Perti, frazione di Finale Ligure; ci hanno dato l’occasione di poter svolgere la nostra ricerca realizzando un rilievo rigoroso, abbinando metodi diretti a metodi indiretti; potendo così sperimentare due software di restituzione e successivamente comparare i risultati ottenuti al fine di perfezionare una metodologia flessibile e di facile utilizzo ma che garantisca, al contempo, la precisione del risultato.
“Progetto di ricerca per la valorizzazione e conservazione dei nove siti dei Sacri Monti”
ISBN 978-88-903132-5-7
Articolo pubblicato negli Atti della 14° Conferenza Nazionale ASITA (Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali) Fiera di Brescia 9-12 novembre 2010 –. pagg. 1469 -1474
Contenuti
Il complesso dei beni dei Sacri Monti è conosciuto a livello Europeo ed inserito nel patrimonio dell’Unesco, in Italia è diffuso principalmente nelle Regioni del Piemonte con i sei siti di Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta, e della Lombardia con i tre siti di Osuccio, Varallo Sesia e Varese. Per promuovere questo sistema culturale e farlo conoscere ad un pubblico più ampio il Centro Documentale di Crea ha promosso un progetto di rilevamento e valorizzazione dei nove siti dell’Italia settentrionale. La fase esecutiva è stata affidata all’Ente di Gestione dei Parchi e delle Riserve Naturali del Canavese in nome e per conto del Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e complessi devozionali europei ed è nata una Convenzione con il Dipartimento di Storia e Progetto dell’Architettura del Territorio e del Paesaggio POLIS della Facoltà di Architettura di Genova . La proposta di base, riferita ai nove siti dei Sacri Monti, avrà una prima fase sperimentale e potrà essere ampliata e perfezionata negli anni successivi

“Viaggio Fotografico Diocesi di Genova Vicariati e chiese ” ISBN 978-88-548-9397-9
Il primo volume contiene i contributi degli autori compreso il curatore poi iniziano le 67 schede, una per ogni Chiesa. Ad ogni studente è stata assegnata una chiesa con il compito di fare una campagna fotografica in maniera sistematica dell’esterno, dell’interno e dei dettagli. Vol I pagg. 344. Finito di stampare giugno 2016 – Aracne editore

Contenuti
L’attuale testo rappresenta la prima pubblicazione che comprende tutte le chiese del Centro di Genova, composto da 1000 fotografie tra esterni, interni e particolari relativi a 67 chiese dei 9 vicariati di: Albaro, Carignano-Foce, Castelletto, Centro Est, Centro Ovest, Oregina, San Fruttuoso, San Teodoro, San Martini-Valle Sturla.
Con il contributo di 100 studenti del corso di Fotografia Applicata ai quali è stato chiesto di fotografare in maniera sistematica le chiese assegnate e dei miei collaboratori, abbiamo svolto per tre anni questa ricerca.

Giancarlo Pinto

Photos @ Giancarlo Pinto 

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