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Milano | Leonardo Da Vinci a Palazzo Reale

Il sacro nella grande mostra dedicata al genio di Leonardo

 

Prima ancora che si sviluppasse, nel corso del Cinquecento, la disputa sul ”Primato delle Arti”, nelle botteghe fiorentine del Rinascimento era riservato al disegno un ruolo centrale e fondamentale. È già Cennino Cennini (1370-1440) nel suo Libro dell’arte a dire che ”El fondamento dell’arte e di tutti questi lavorii di mano principio è il disegno e ‘l colorire”. Concetto ripreso da Lorenzo Ghiberti (1378-1455) nei suoi Commentari: ”il disegno è il fondamento e teorica di queste due arti (pittura e scultura)”. E prima ancora che i vari modi di disegnare fossero descritti e teorizzati da Benvenuto Cellini (1500-1571) e dal Vasari (1511-1574), i pittori fiorentini avevano già saggiato le diverse potenzialità di questo medium . Il”disegno bono”, come Leonardo lo definisce nelle sue tarde indagini anatomiche, inteso come disegno a penna e inchiostro, è lo strumento indispensabile a Leonardo nel suo progetto di descrizione e decrittazione della natura, strumento di indagine scientifica (nell’anatomia, nella tecnologia, nelle scienze naturali) oltre che di creazione artistica. Il sottotitolo di questa Mostra, ”Il disegno del mondo”, allude dunque alle aspirazioni di Leonardo nel tutto rappresentare, analizzare, capire e, possibilmente, a mettere ordine nel mondo naturale e accidentale prima di tutto attraverso il mezzo del “disegno” che però, nelle sue mani, diviene anche strumento interpretativo dei processi osservati (dall’occhio) e intuiti (dalla mente).

Educato nella bottega di Andrea del Verrocchio, dal 1464 al 1472 circa, Leonardo trasforma dunque l’eredità pratica e la versatilità del suo maestro in un approccio nuovo e razionale al problema della rappresentazione artistica, cercando di fornire dei presupposti scientifici, dapprima empiricamente intuiti, al tema della visione e della creazione artistica. Successivamente, a partire dai tempi del suo soggiorno alla Corte di Ludovico il Moro, dal 1482 in poi, egli cerca di trasformare tali intuizioni in teorie artistiche e scientifiche. Sono dunque stati individuati dieci temi, lungo tutta la carriera di Leonardo, attorno ai quali è stata continua l’attenzione di Leonardo e che, intrecciandosi gli uni con gli altri, risultano centrali nella definizione del suo ”progetto”. A questi temi corrispondono le prime dieci sezioni della Mostra. Queste tematiche, testimoniate attraverso il “filtro” del disegno, ma anche della pittura, accompagneranno il visitatore in un crescendo di correlazioni e rispondenze, che spesso include anche la considerazione delle sue fonti, artistiche e scientifiche. Si viene così ad ampliare a dismisura, in processo di tempo, il quadro degli interessi di Leonardo che fornisce un’idea, seppur frammentaria, della grandezza e modernità sua rispetto ai contemporanei. La sezione XI. Fortuna dei modelli, e la sezione XII. Il Mito, illustrano infine, attraverso poche selezionate opere, il vasto seguito delle invenzioni e delle composizioni di Leonardo e la nascita del suo mito attraverso alcune delle letture e interpretazioni di quello che è forse da considerarsi il dipinto più famoso del mondo: La Gioconda.

 

La Sezione X si intitola:

De Caelo e Mundo – Le immagini del divino

 

 

La concezione cosmologica di Leonardo, ovvero la sua interpretazione del mondo e dell’universo, va considerata in rapporto sia alla sua conoscenza di testi antichi e medievali (dall’aristotelico De coelo et mundo, che dà il titolo alla sezione e che Leonardo sembra aver direttamente compulsato in un’edizione dei primi anni del Cinquecento, al De Sphaera (1422) dei fratelli Dati, (di cui pare possedesse un manoscritto), sia alla cultura figurativa a lui contemporanea. La fine del Quattrocento vede la diffusione di preziosi incunaboli dei testi tolemaici paradigmatici (la Cosmografia e la Geografia), superbamente illustrati da tavole che non solo costituiscono un dichiarato precedente dei rilievi cartografici di Leonardo (che possedeva un Tolomeo (100-170 d.C. circa) e vi faceva spesso riferimento nei propri appunti) ma anche di realizzazioni artistiche vicine al suo ambito (si pensi al mappamondo rappresentato nel frammento bramantesco dell’Eraclito e Democrito o anche alla sua derivazione tardo-cinquecentesca, attribuita al Figino (1553-1608)).

Il disegno di Leonardo con la Veduta del bacino del Mediterraneo del 1515 circa, tuttavia, è già testimonianza di quanto la sua capacità di visualizzare e rappresentare il mondo, con finissima competenza idrografica e geologica, fosse in grado di travalicare le convenzionali illustrazioni delle fonti a lui note. Così, i pressoché coevi disegni paesaggistici che descrivono le sue drammatiche visioni delle forze naturali stravolte nel fragore di un diluvio, sebbene originatisi da una suggestione classica (un passaggio delle Metamorfosi di Ovidio (43 a.C.-18 d.C.) ( su una prodigiosa tempesta marina, di cui uno dei fogli qui esposti reca chiara memoria), sconfinano poi in una trasfigurazione portentosa dell’inesorabile potenza della natura, che tanto affascinava, persino quando disastrosa, anche alcuni suoi celebri contemporanei, come Machiavelli (1469-1527) e Giovio (1483-1552).

 

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