Il Museo d’Arte Sacra della Marsica è stato creato nel 1992, grazie alla volontà del Soprintendente Renzo Mancini – all’epoca alla guida della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici dell’Abruzzo – e della Diocesi dei Marsi.

 In seguito al sisma del 2009, nel museo hanno trovato collocazione opere originariamente esposte nel Museo Nazionale d’Abruzzo, presso il Forte Spagnolo dell’Aquila. Per esporre questi capolavori dell’arte abruzzese, nel 2010 la Soprintendente BSAE (Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici), Lucia Arbace, ha curato la riorganizzazione del percorso di visita. Dal 2014 il museo, insieme alla Collezione Torlonia – in cui sono visibili i reperti archeologici rinvenuti durante il prosciugamento del lago Fucino – è uno dei luoghi della cultura gestiti dal Polo Museale dell’Abruzzo, diretto dallo stesso dirigente.

Il museo è stato allestito all’interno del castello Piccolomini di Celano, uno dei siti più visitati d’Abruzzo. Si tratta, infatti, di un vero gioiello architettonico costruito alla fine del 1300 sul colle Vittorino, caratterizzato da una possente cinta muraria e quattro grandi torri angolari, a dominio della spettacolare vista sulla piana del Fucino, frutto del prosciugamento dell’omonimo lago, avvenuto nel 1875. Il castello prende il suo nome dal conte Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II, che completa l’edificazione iniziata dal conte di Celano Pietro Berardi nel 1392.

Attraverso un percorso cronologico e tematico articolato in otto sale che occupano il piano nobile del castello, il visitatore entra in contatto con l’arte sacra di una regione storica dell’Abruzzo, la Marsica, localizzata al confine con il Lazio.
Nella Sala I sono esposti i pregevoli affreschi provenienti, per la quasi totalità, dalla chiesa di San Pietro in Albe (Massa d’Albe, località Alba Fucens, AQ), staccati per scopi conservativi in seguito al terribile terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, che rase completamente al suolo città come Avezzano. Gli affreschi, con datazioni dal XIII al XV secolo, erano collocati sulla parete sinistra della chiesa e hanno tema sacro. Di particolare espressività è l’affresco di XIII secolo che raffigura Santa Elisabetta d’Ungheria, vestita di un suntuoso abito color oro e rosso brillante, foderato di pelliccia, nell’atto di reggere un vasetto per unguenti, a simboleggiare la sua attività caritatevole volta all’assistenza dei malati. Al XIV secolo si data, invece, l’affresco dell’Incoronazione della Vergine che, sebbene in parte danneggiato dal sisma, conserva un’ampia e brillante gamma cromatica. Oltre agli affreschi, è presente una statua lignea, proveniente dal Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA), raffigurante la Madonna col Bambino, della metà del XV secolo, dall’espressione materna e con tratti del viso morbidi.

Nella Sala II il visitatore può ammirare gli straordinari reperti lapidei provenienti dalle chiese di San Pietro in Albe e di San Giovanni ad Alba Fucens, recuperati dopo il terremoto del 1915. In particolare, si segnalano i resti di plutei decorati da croci greche leggermente in rilievo, datati alla prima metà del VI secolo d.C., una delle pochissime e preziosissime testimonianze della fase paleocristiana della chiesa di San Pietro.

La Sala III permette di ammirare le pregevoli imposte di legno intagliato dei primi decenni del XII secolo, provenienti dalle chiese di Santa Maria in Cellis, a Carsoli (AQ) e da San Pietro in Albe, molto simili per fattura e per schema iconografico: una cornice di elementi vegetali inquadra formelle con scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, maggiormente leggibili nelle ante da Carsoli. Probabilmente le imposte lignee erano dipinte. Nella sala è presente anche una tavola di legno, sulla quale, nonostante la pellicola pittorica sia molto danneggiata, si distingue bene uno dei più antichi esempi di Madonna del Latte (o Madonna Lactans), dai tratti spiccatamente bizantini arcaici, magistralmente dipinta da un pittore abruzzese della prima metà del XII secolo. Il culto della Madonna del Latte, infatti, è particolarmente diffuso nei contesti religiosi abruzzesi. Inoltre l’attenzione del visitatore è catturata da una statua lignea dipinta, raffigurante la Madonna col Bambino, proveniente da Santa Maria in Cellis e concepita per essere posta all’interno di una piccola edicola richiudibile, di cui rimangono labili tracce.

Un vero e proprio capolavoro dell’oreficeria medievale, realizzato nell’ultimo quarto del XIII secolo, è custodito nella Sala IV. Si tratta del trittico proveniente dalla chiesa di San Nicola ad Alba Fucens, in legno ricoperto da lamina d’argento dorato, impreziosito da perle e gemme e arricchito da smalti colorati. Sul pannello centrale è raffigurata la Vergine con Bambino benedicente, mentre nei due pannelli laterali sono presenti dieci piccole nicchie trilobate, con scene cristologiche. Data la delicatezza e la preziosità, il trittico è conservato all’interno di una teca con temperatura e umidità controllate. Splendida è la Madonna attribuita al pittore abruzzese rinascimentale Andrea Delitio, databile tra il 1439 e il 1442.

La Sala V è dedicata agli antichi tabernacoli in legno dipinto, caratteristici della produzione artistica abruzzese: uno della prima metà del XIV secolo, proveniente dall’oratorio di San Pellegrino a Bominaco (AQ) è caratterizzato dalla statua del santo, dipinta con tempere dai colori vivaci. All’interno, in seguito ai lavori di restauro, sono state ritrovate delle monete, usate come offerte votive per il santo; l’altro tabernacolo, del XVI secolo, proviene dalla chiesa di S. Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana (AQ) ed è decorato con immagini della vita di Cristo, ricche di minuziosi dettagli. Completano l’esposizione due affreschi cinquecenteschi con la Risurrezione di Cristo e la Madonna della Misericordia, entrambi provenienti dalla chiesa di Sant’Angelo a Celano, e quattro statue lignee provenienti dal Museo Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila, datate tra il XV e il XVII secolo: Madonna in trono con il Bambino, San Pellegrino, San Giacomo e Santa Margherita.

L’arte dei secoli 1500-1700 è il soggetto della Sala VI, in cui si segue il criterio della rotazione delle opere esposte. Da maggio 2019 è possibile ammirare il Transito di San Giuseppe e la Vergine appare a San Domenico, una tela ad olio di grandi dimensioni opera di Michelangelo Buonocore, dipinta nel 1733 e precedentemente conservata nei depositi del MuNDA.

Infine, la visita si conclude nelle ultime due sale con magnifici esempi di oreficeria abruzzese. La ricca collezione comprende croci processionali in argento, turiboli e reliquiari in argento. Tra i reliquiari più antichi è di notevole fattura la stauroteca proveniente dalla chiesa di San Nicola ad Alba Fucens, di XIII secolo, con iscrizioni in Greco, in cui si leggono i nomi dei probabili committenti, Maria e Giovanni. E’ realizzata con argento e rame dorato, ed è impreziosita da perle e pietre preziose. Un capolavoro assoluto, inoltre, è la croce con smalti donata da Orso Orsini nel 1334 alla chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta a Rosciolo (Magliano de’ Marsi, AQ).

                                                                 Dott.ssa Lucia Arbace (Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo)
Dott.ssa Marina M.S. Nuovo (Funzionario Archeologo, Castello Piccolomini, Celano, AQ)

 

Le foto per gentile concessione del  Polo Museale dell’Abruzzo , Castello Piccolomini, Celano

info museo

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 67043 Celano                                                                                                                                   

Orari 

Martedì-Domenica 8.30-19.30   

Chiusura: Lunedi                                                                                    

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