Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari è uno dei quattro Musei di Piazza Marconi all’EUR inclusi con la recente Riforma del MiBACT nel Museo delle Civiltà e affiancato dall’ICDe (Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia).  Le sue raccolte di manufatti delineano l’identità delle diverse anime del popolo italiano. Il nucleo originario delle collezioni, circa 28.000 oggetti, risale al periodo 1905-1911, essendone artefice il grande etnografo Lamberto Loria insieme a collaboratori regionali, in vista della Mostra di Etnografia Italiana tenutasi a Roma nel 1911. Questa data corrisponde al cinquantenario dell’unità d’Italia, in cui per la prima volta la giovane nazione si presentava al mondo intero. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1956, le collezioni che si trovavano a Villa d’Este (Tivoli) furono trasferite a Roma, nel Palazzo delle Tradizioni Popolari, ad esse assegnato nel progetto dell’Esposizione Universale Roma (EUR) del 1942.

Nell’attuale esposizione del Museo vi sono diverse raccolte riconducibili a un contesto religioso.

Nella Sala delle colonne al primo piano è possibile ammirare due grandi vetrine: una con ex voto lignei settecenteschi (illustrati anche in una recente trasmissione su TV 2000), pitture su vetro a carattere sacro (tipiche dell’arte popolare) ed ex voto anatomici in cera, questi ultimi per lo più calabresi. Tra le curiosità, nella prima vetrina figura un cofanetto (scrigno) dell’Alto Adige con un dipinto a colori di Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, datato 1823, utilizzato dagli alpigiani per tenere i loro oggetti preziosi. Nell’altra vetrina vi è la cosiddetta “Madonna vestita con Bambino” di Soriano nel Cimino (VT) del ‘700 e sono visibili tre bellissime vesti sue e di Gesù in seta; ma vi è anche la Madonna lignea di Caprarola (esposizione a cura dello scrivente e di L. Mariotti).

Negli adiacenti corridoi e sullo scalone è possibile ammirare alcune macchine processionali e/o relativi modelli: Ceri di Gubbio, Gigli di Nola e un elemento della Macchina di S. Rosa (VT). Gli ultimi due spiccano in particolare per le loro dimensioni maestose. Modelli in legno di altre macchine processionali sono visibili, nel percorso museale, dopo i presepi.

Nel grande Salone d’onore è l’esposizione permanente delle venti regioni, allestita per il centocinquantenario dell’unità d’Italia, con mille fra abiti, gioielli e oggetti di uso quotidiano e festivo. Nella vetrina della Toscana possiamo ammirare l’immagine della Madonna di Montenero, protettrice dei naviganti, circondata da conchiglie, e un Gesù Bambino in vesti settecentesche, con il globo in mano; nel Lazio statuette di S. Rosa (VT); nelle Marche elementi di presepe popolare e quadretti a carattere religioso; nel Trentino Alto Adige immagini della Madonna e di un Cristo Acheropita, oltre a candele a forma di libro con santini sulla copertina; nella Sicilia un pregevole S. Giuseppe con bambino e una bellissima cintura battesimale in corallo ed oro con l’immagine di Gesù Bambino, che si legava a Palermo nell’Ottocento alla pancia dei neonati al momento del battesimo, sperando di prevenire gravi infezioni intestinali che all’epoca potevano anche causare la morte (curatori dell’esposizione: lo scrivente, S. Baldinotti, E. De Simoni).  Nel grande Salone d’onore alcuni affreschi o cartoni preparatori sono relativi a feste religiose: ad es. l’affresco e il cartone della processione della Madonna ad Anticoli Corrado (Lazio), realizzato da Orazio Amato e il cartone della festa di S Efisio a Cagliari, opera di Filippo Figari.

Non mancano in Museo attrezzi agricoli che, anche se non strettamente pertinenti alle raccolte a soggetto religioso, si trovano esplicitamente citati nei Vangeli: al piano terra vi è una serie di gioghi, strumenti usati come mezzo di attacco per bovini trasportanti un carro o aratro. Ci ricordano il brano “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Matteo 11, 29).  Nella stessa vetrina è anche un bel collare pastorale siciliano con l’immagine del battesimo di Gesù.  Al piano superiore, nella Sala dell’agricoltura, è possibile capire cosa sia il ventilabro citato nel Vangelo di Matteo 3,12 con riferimento a Giovanni Battista: “Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile”. Il ventilabro è una pala di legno con cui si ventilava il grano per separarlo dalla pula, la parte esterna leggera delle spighe.  E’ possibile vedere anche il vaglio, più volte citato nella Bibbia e sinonimo di crivello o setaccio, con funzioni simili al precedente.

Nella Sala del ciclo della vita umana si possono ammirare alcune vesti battesimali. Il Museo è uno dei pochi luoghi a Roma in cui è possibile vedere dei presepi napoletani: in esposizione permanente ve ne sono due. Va ricordato che in passato il Museo ha portato il presepe napoletano, costituito da pezzi non in esposizione, fino a Mosca e a San Pietroburgo, ma anche presso il Quirinale a Roma.

Nei depositi vi sono anche alcuni beni che si spera di poter esporre in futuro: statuette lignee soprattutto altoatesine e marche da tatuaggi, utilizzate fino al sec. XIX da fidanzati o sposi che si recavano a Loreto per suggellare il proprio patto d’amore.

Paolo Maria Guarrera, Funzionario Biologo





Come raggiungere il museo



Altre informazioni

Orari di apertura:

martedì-domenica, ore 8.00-19.00 (la biglietteria chiude alle 18.30).

Contatti mail: mu-civ@beniculturali.it      Telefono 06 – 5926148  5910709

Link alla pag facebook e al sito del museo: http://www.museocivilta.beniculturali.it/