Un museo “pel bene pubblico”

Dimora signorile di Vincenzo Vela (1820-1891), caposcuola del realismo e tra i principali interpreti degli ideali risorgimentali in scultura, Villa Vela figura tra le più importanti case-museo e gipsoteche in Europa.

Dopo gli anni milanesi degli studi accademici e della prima affermazione, e la felice stagione torinese costellata di successi e di commesse ufficiali, nel 1867 lo scultore ticinese tornò a Ligornetto, nella magnifica villa progettata da Cipriano Ajmetti, dove risiedette fino alla morte.

Interpretando le sue ultime volontà, il figlio Spartaco (1854-1895), valido pittore di formazione braidense, donò alla Confederazione Svizzera l’edificio e il patrimonio artistico in esso conservato. Il legato si arricchì in seguito della donazione di Lorenzo Vela (1812-1897), fratello di Vincenzo e notevole scultore ornatista e animalier, e nel 1898 Villa Vela divenne museo federale. Nel corso del tempo, vari interventi di ristrutturazione, in particolare ad opera di Mario Botta (1997-2001), hanno attenuato la dimensione domestica a favore dell’aspetto funzionale di un moderno museo pubblico, mantenendo però inalterato l’incanto del luogo.

Tra memoria e rinnovamento

Oggi l’elegante residenza a pianta centrale ospita al pianterreno la collezione permanente. Attorno al cuore dell’edificio, vero e proprio “Pantheon del Risorgimento”, sono presentate, in sale a tema, le opere in collezione: oltre alla gipsoteca monumentale di Vincenzo, sculture di Lorenzo, pitture di Spartaco, nonché dipinti, stampe e fotografie d’epoca.  Il primo piano accoglie mostre di studio e di approfondimento, accompagnate da un ricco programma di manifestazioni culturali.

La scultura funeraria tra simbolo e fedeltà al vero

Il nucleo forte della produzione scultorea di Vela, uomo di fede liberale nonché artista impegnato politicamente in difesa dei valori civici risorgimentali, è costituito dai monumenti dedicati a personalità e fatti salienti del periodo preunitario.

Lungo tutto l’arco della sua carriera l’artista realizzò anche sculture funerarie, su committenza di esponenti degli ambienti antiaustriaci aristocratici e altoborghesi. Pur entro i limiti imposti da questa specifica tipologia, lo scultore seppe rinnovare la tradizione iconografica con esiti inusitati, nella ricerca di un equilibrio fra realtà e allegoria.

Nella sala XX del Museo, dedicata alla scultura funeraria, sono esposti due dei rari soggetti sacri eseguiti da Vela: l’intensa Addolorata destinata alla cappella D’Adda ad Arcore, raccolta nella propria sofferenza, e l’Ecce Homo (1868) per la cappella Giulini Della Porta nel cimitero di Usmate-Velate, che raffigura Gesù assiso e abbandonato al suo destino, ritratto nella sua umana vulnerabilità. L’opera riveste un significato particolare nella parabola artistica di Vela: senza alcun intento devozionale, ma colpito nel profondo dalla Passione di Cristo, Vela volle che proprio questa scultura fosse posta a vegliare sul suo feretro e sulla sua tomba nel cimitero di Ligornetto.

 

Gianna A. Mina   Direttrice Museo Vincenzo Vela

documentazione fotografica © Museo Vincenzo Vela/ Mauro Zeni

Museo Vincenzo Vela
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